Le tremila telefonate di Caglieris
Asilo di Loano, altre sorprese
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Loano -
Sul numero di Trucioli Savonesi del 3 gennaio
2010 (vedi...)
abbiamo pubblicato cosa accadde (giugno2004) a
Palazzo Doria in seguito alla nomina a
presidente della Fondazione Simone Stella-Leone
Grossi di
Emanuele Caglieris, esponente di
Forza Italia, agente
immobiliare, allora poco noto ai loanesi, ma a
quanto pare assai apprezzato dal sindaco
Angelo Vaccarezza. Abbiamo
pubblicato anche gli utili chiarimenti di una
lettera di
Giovan Battista Cepollina,
agente immobiliare, già assessore comunale,
coordinatore del partito, candidato a
consigliere provinciale alle elezioni del 13
giugno 2009, con lo slogan "In quattro anni i
giovani disoccupati sono aumentati di 4 mila
unità, la viabilità provinciale è sempre più
congestionata, la provincia deve costare di meno
e dare di più ai cittadini". Il "caso asilo", in tutta la sua gravità e risvolti , l'abbiamo scoperto solo seguendo in solitaria le udienze processuali al tribunale di Albenga (prima udienza novembre 2007). |
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Senza la presenza, alle
udienze pubbliche, di altri cronisti e
corrispondenti. Una coincidenza, che riporta
d'attualità alcune frasi che emergono dagli atti
processuali. C'era, infatti, chi assicurava che
"tutto si sarebbe concluso in una bolla di
sapone" e la "vicenda non avrebbe interessato i
media locali".
E' stato lo stesso
testimone informato dei fatti,
Emanuele Caglieris, a ricordare
che si trovò inizialmente al centro di una serie
di articoli che lo mettevano in cattive luce e a
volte la tempistica o l'esatto contrario,
rispondevano ad un presunta misteriosa
orchestrazione. In una prossima puntata
pubblicheremo l'intera rassegna stampa
sull'argomento.
E qui non vogliamo
coinvolgere chi riceve e riporta notizie, magari
senza approfondire più di tanto.
Caglieris, incensurato fino ad
oggi - come tiene a ribadire in ogni sua mail -
resta il principale artefice dell'esplosione
degli asseriti maltrattamenti a piccoli
assistiti, ad opera di due educatrici,
dipendenti di Cooperativa, e sui quali deve
pronunciarsi la giustizia, magari in più gradi,
fino alla Cassazione.
Una vicenda tormentata e
difficile da raccontare quando si cerca di fare
sintesi. Bisogna dare atto a
Caglieris, ed usiamo le parole
del giudice monocratico che dovrà emettere la
sentenza,
Laura Russo, di
<essere stato molto esaustivo nella sua
lunga testimonianza>.
Maltrattamenti, piccolo chiarimento, confermati
pure da alcuni genitori che si sono costituiti
parte civile al processo in corso. Il tutto
comunque avvolto da "paura" ad apparire, clima
con aspetti omertosi, visto che allo stesso
cronista volontario che seguiva le udienze, più
volte e più persone hanno cortesemente chiesto di
"non
essere citate, per ragioni...".
A rendere più ingarbugliata
la vicenda - a prescindere dal troncone oggi al
vaglio dibattimentale - è la figura di
Caglieris stesso, messa
pesantemente in discussione sia dal predecessore
e successore,
Stefano Ferrari, già maresciallo
maggiore dell'Arma dei carabinieri, cavaliere
della Repubblica; sia da alcuni componenti del
Consiglio di amministrazione della Fondazione
(sul numero scorso abbiamo pubblicato l'esposto
firmato da tre componenti), sia gli esposti
contro
Caglieris dell'ex segretario.
Materiale che l'autorità giudiziaria non ha
ritenuto degno di approfondimento specifico ed
ha "archiviato".
Per ultimo è venuto alla
ribalta il tema del "computer", con file ed
hard-disk, acquisito dalla Procura della
Repubblica per verificare (come pubblicato dal
blog Uomini
Liberi), a seguito di un esposto
e richiesta di accertamento di
Ferrari di un anno e mezzo fa. Quesito:
la lettera di denuncia alla
Cooperativa Quadrifoglio
fu inviata inviata a metà febbraio 2005, come
sostiene
Caglieris o a metà giugno come
ipotizzano lo stesso
Ferrari e il segretario
Genesio?
Un aspetto che non inficia,
ci hanno spiegato alcuni legali, il giudizio in
corso sui presunti maltrattamenti, ed
eventualmente finirà in uno stralcio, di cui
emergono nuovi strascichi, soprattutto dopo la
deposizione in aula di
Caglieris, avendo ribadito il
ruolo del sindaco
Vaccarezza che,
informato, anzichè disporre interventi anche
nella sua veste di pubblico ufficiale, avrebbe
tergiversato. Obiettivo? Mettere tutto a tacere?
Pure su questo la giustizia sarebbe chiamata a
pronunciarsi.
Quali erano i rapporti tra
Emanuele Caglieris e il
presidente della cooperativa Quadrifoglio (oggi
in fase di dismissione)
Natale Consiglia? Anche in
questo caso è interesse di tutti fare chiarezza,
dissipare dubbi. E la perizia sull'hard disk
darà una risposta importante.
Caglieris è stato sincero, ha
subito segnalato il "problema maltrattamenti"
appena venuto a conoscenza, con tanto di
lettera. E la Cooperativa, doverosamente, si è
comportata di conseguenza con le
dipendenti-socie chiamate in causa. Una
licenziata con alterne vicende, l'altra
dimessasi.
Trucioli Savonesi, non
svolge ruoli investigativi, non fa parte del
ruolo dei giornalisti. Può approfondire quando
si ritenga utile e risponda ad interessi
collettivi. Sia argomento di attualità. Ebbene
proponiamo ai lettori, solo come dato di
cronaca, questo nuovo aspetto, certamente noto a
pochi.
Dal 4 gennaio 2005, al 31
luglio 2005, dal cellulare intestato e pagato
dalla
Fondazione Simone Stella
risultano effettuate 3.846 telefonate. Oltre un
centinaio dirette al cellulare del presidente
della cooperativa Quadrifoglio, in un caso alle
6,30 del mattino o anche a sera inoltrata. (Vedi
sotto l'intero elaborato telefonico
con gli ultimi tre numeri dei
destinatari oscurati opportunamente ). Quel
cellulare costato in telefonate 3.481 euro, è
stato utilizzato con una media, su 210
giorni, di diciotto volte a giorno. Circa 915 le
telefonate dirette alla Cooperativa.
Emanuele Caglieris ha assunto la carica di presidente il 7 giugno
2004, ed il nuovo consiglio della Fondazione è
entrato a sua volta in carica il 27 luglio 2005.
Il 7 marzo 2005, con delibera della Regione
Liguria n 413, è stato approvato il nuovo
statuto e da quel momento è cessato l'Ipab
(ente pubblico). Una parte, dunque, della
presidenza
Caglieris è avvenuta
amministrando un bene pubblico, che impone norme
nell'utilizzo dei beni e dei servizi. Nulla, sia
chiaro, dimostra che le telefonate in questione
sconfinino in un peculato d'uso o altro. Resta
l'intenso traffico telefonico, gli orari non
sempre comprensibili a quelli di ufficio o del
normale rapporto interpersonale.
C'è da aggiungere che
Caglieris non era stato scelto
come si trattasse di un fungo sbucato
all'improvviso. Il navigato sindaco e politico
Vaccarezza non avrebbe mai fatto
una designazione, causando malumore, senza punti
di riferimento. Nessuno fino ad ora li ha
chiariti, spiegati, forse sarebbe utile, ma non
è certo obbligatorio. Ognuno applica la
trasparenza pubblica secondo il suo metro di
"etica" ed eventuale opportunità.
Il maresciallo
Ferrari ha servito lo Stato e le
Istituzioni senza ombre e senza macchie.
All'asilo (Fondazione) ha svolto spesso il ruolo
di "guardiano
scomodo, rigoroso, rompiballe, pignolo,
dovendo amministrare soldi non suoi e
soprattutto anche il frutto di lasciti di più
benefattori". Troppo spesso si
dimentica e finisce in disuso. Indice di quella
perdita di valori ereditati da tanti
concittadini benemeriti.
Oggi l'ex sottoufficiale
della Benemerita, già in servizio a Loano, poi a
Badalucco (dove si
trovò al centro di una tragedia umana
nell'adempimento del suo dovere), poi al nucleo
operativo di Alassio, è finito sotto
procedimento penale, pare atto dovuto, nel
momento in cui la polizia giudiziaria ha
"requisito" il vecchio computer della
Fondazione. Ipotesi di accusa contro
Ferrari e l'ex segretario
(Aldo
Genesio) assai pesante, anche la
calunnia.
Non bisogna dubitare
sull'operato dei magistrati della Procura della
Repubblica che si occupano della complessa
vicenda (con stralci del processo principale e
forse altri in arrivo). Hanno dimostrato
serietà, preparazione, indipendenza.
Stefano Ferrari attende una
giustizia rapida - senza avvalersi di
quella facoltà di non rispondere praticata da
troppi politici savonesi indagati che prima
invocano rapidità e tempi brevi, poi si affidano
ai "tempi lunghi" con originali
motivazioni peraltro previste dal nostro codice
supergarantista - , ma certamente è difficile
negare il "massacro umano, personale"
al quale si ritrova sottoposto l'attuale
presidente della Fondazione.
Ma ci sono altre vicende
che lo vedono protagonista nella sua veste di
presidente e che meriterebbero di essere portate
all'attenzione dell'opinione pubblica che ha il
diritto di essere informata. Se crediamo
veramente alla democrazia praticata e non solo
annunciata quando fa comodo. Alla libertà di
stampa, non di censura o autocensura.
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