TRUCIOLI SAVONESI
spazio di riflessione per Savona e dintorni

EL MATADOR FAFAZ

Perché siamo grati a Fabio Fazio, vero mattatore…

  di  Bellamigo

 

         Giovedì 3 dicembre abbiamo vissuto una delle più entusiasmanti serate musicali- televisive della nostra vita.  RAI tre , con Fabio Fazio, ha messo insieme i grandi Daniel Barenboim, Claudio Abbado e Maurizio Pollini.

Bisogna capirci: noi apparteniamo alla schiera dei  musicofili più arrabbiati che si possano immaginare, con un amore viscerale per la Musica che, malamente, è definita classica . Diciamo malamente perché, ormai, lo si dice per distinguere la Musica, con la M maiuscola, anche se si tratta di autori contemporanei, da tutto il mondo della canzone, dei ritmi ballabili , del  Pop, del Rock , della c.d. musica leggera (che spesso è assai pesante) e da quant’altro il consumismo fonico e discografico dei nostri tempi ci propina dappertutto e che, giustamente, spesso è definito “musica spazzatura. Infatti non si ascolta, si sente, volenti o nolenti e si butta. Pensate ai supermercati dove noiosissime colonne sonore imperversano, naturalmente inascoltate, ma permeanti l’ambiente e la giornata lavorativa dei dipendenti, poveracci.

         “La Scala di Milano” , la cui direzione è nelle robuste mani di un  Manager francese,  apre la stagione con la “Carmen”, dramma scritto da Prospero Merimée  e musicato da Georges Bizet. Tutti francesi . La regista Emma Dante, però, è una coraggiosa e geniale  siciliana.

         Le interviste di Fabio Fazio, nostro conterraneo che dirige  “Che tempo che fa”,  (l’unico programma televisivo che seguiamo, soprattutto per i personaggi formidabili che riesce a far intervenire e per la partecipazione di Luciana Littizzetto ), ai grandi  musicisti di cui sopra, al Direttore  e alla Regista, intervallate da brani sinfonici della “Carmen” con la splendida orchestra de “La Scala” e la direzione di Barenboim, ci hanno tenuto col fiato sospeso per due ore : il Nostro, che chiameremo affettuosamente Fafàz, era emozionatissimo e noi più di lui.

         Poi, a guastare la festa, è arrivato il solito vetero compagno Pistarino che, non lo sospettereste mai, è un intenditore di Musica Lirica e suona il Clarinetto, non sappiamo più in quale banda.

         “Adesso spiegami un po’, ha cominciato, perché ô to amigô Fabbio , è riuscito per ben due ore a non  pronunciare mai ‘ste due parolle: Georg Bizé ? Chi l’ha scrita a Carmen , me nonnô ?”

         “Prima di tutto ci piacerebbe che Fabio fosse nostro amico, ma lo conosciamo solo, come tutti gli utenti televisivi, per averlo visto sul piccolo schermo. E poi, scusa Pista, ma lo sanno tutti  che la ‘Carmen’ è di Bizet”.

         “ Niente vero: in t’ô Bar ô gh’ea ün che ô m’a ditô ; ti è sentiô che bella müxica ô l’ha scritô e direttô quellô ebreu Barenboim? Ô gh’è in giô üna ignôransa che ô gh’è ün che ô s’è credüô che ô librettô da Carmen ô l’ha scritô Jovanotti.”

         Effettivamente, dopo le sortite di Pista, ci siamo resi conto che non si è parlato  di Bizet, del suo amore per la “Hispanidad” che tanto ha permeato di sé la musica e la letteratura francesi;  si pensi, per esempio, in epoca più recente, alla “Hispanidad” di Albert Camus  e poi  a tutta la cultura camarghese  dove in ogni città e villaggio c’è l’Arena per le corride, come in Spagna.

          Quando passiamo davanti all’Abbazia di Montmajour  per raggiungere Arles, il nostro sguardo va sempre alla antica  casa, che sorge quasi dinanzi ai  contrafforti della basilica,  dove  Bizet scrisse la musica di “Carmen”.

         “E poi, ha continuato inesorabile Pista, quellô Baricco ô saiâ ün grande scrittôre ma de Opera ô nu capisce ninte. Ô  s’è credüo de cuntâ a Carmen côn parolle da ommi de stradda che i ne parla zögando a scubba . A Carmen a l’è una cosa seria , ô gh’ea da dī tante cose , a cômença da ô scandalô , per l’epoca, della morte in scena.”

         Non ha tutti i torti Pista, il raccontino con cui Baricco ha sunteggiato la Carmen ha banalizzato il  dramma, certamente Fabio avrebbe potuto fare molto meglio da solo. Inoltre lo scrittore non è mai riuscito a  pronunciare  “José”: la Jota è come una forte acca aspirata e lui continuava a dire “Giosé”. Il che è perdonabile per la recitazione, si sa che  i francesi pronunciano tutto a modo loro, ma non per noi italiani. Non è detto che basti il nome per ottenere buoni risultati.

         “A n’è andâeta bèn che i nô han üson ô librettô italian , che ô fa muī da ô rīe.”

Finalmente anche Pista ha trovato un motivo di soddisfazione. In effetti il mantenimento del libretto originario in lingua francese è stata una scelta ottima. Pensate a frasi come  :  “E’ l’amor uno strano augello ,sempre mostrasi a noi rubello “ !!! Oppure il finale , quando don  José si consegna alle guardie dopo aver accoltellato Carmen:Vous pouvez m’arreter, c’est moi qui l’a tuée, ma Carmen adorée ( potete arrestarmi , sono io che l’ho uccisa , la mia Carmen adorata)”  tradotto :“Mi potete arrestare , son io che l’ho svenata , mia Carmen adorata”.

         Per far rima con adorata, sembrando troppo volgare “ammazzata”, il  traduttore ha messo “svenata”! Operazione piuttosto complessa. Ed altro si potrebbe dire. Ringraziamo dunque per il mantenimento del libretto in lingua originale.

          Ma insomma, a parte le poche critiche indotte dal solito Pistarino ( che poi per farsi perdonare ci ha eseguita la  Habanera col clarinetto ) , noi siamo profondamente grati a tutta l’équipe di RAI tre e al nostro Fabio Fazio per la serata indimenticabile di giovedì  3 dicembre 2009 .

         Il conduttore , con il suo garbo che ammanta interviste di grande spessore, si è dimostrato un vero “Mattatore”.

         Ad maiora.   Olé, olé y la ola  por el Matadòr Fafàz.

 

                                                                             BELLAMIGO