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A 5 anni dai fatti, in attesa di sentenza, pagine di cronaca sconvolgenti

Frasi razziste, schiaffi, violenze e…

Accadeva all’asilo di Loano

Le ultime testimonianze in tribunale, assenti i quotidiani locali. Vicende tristissime che non avremmo mai voluto raccontare da un’aula di giustizia

di Luciano Corrado

Nell’indifferenza, nel disinteresse dei media savonesi, non è abituale che un  giornalista pensionato prenda il taccuino e torni al vecchio mestiere, iniziato nel 1966. Dal 1970 corrispondente e redattore de Il Secolo XIX, dal 1975 cronista di giudiziaria fino al 2001.  Tra scandali, processi, arresti, condanne, assoluzioni, gialli mai risolti, pagine rimaste buie della nostra provincia, come il “sequestro Berrino” o l’arresto per detenzione di esplosivi del banchiere Enrico Galleani di Alassio, mentre trattava la cessione dell’omonima banca privata all’Ambrosiano di Roberto Calvi, morto “impiccato”, a Londra.

Tra le migliaia di processi seguiti in aula o nei corridoi, mai assistito ad un’udienza dai contenuti così disgustosi. Il “caso-scandalo asilo di Loano”. Tutti siamo stati bambini, molti sono padri, altri nonni. Si può tacere, far finta di niente di fronte a piccoli indifesi, affidati dalle famiglie?

La sentenza/o le sentenze dovranno verificare. Precisando che la “verità giudiziaria” non è automaticamente la “verità reale”, ma questo fa parte di uno Stato di diritto.  

Ho avuto un precedente difficile nella professione: essere chiamato a rispondere di diffamazione per aver riportato frasi di una “guerra tra magistrati” alla Procura di Savona.  Un Procuratore che ho sempre stimato, chiese un miliardo e mezzo di danni dopo che avevo dato conto, sul Decimonono, della testimonianza in aula, a Milano, di un suo sostituto procuratore della Repubblica. Si parlava anche di “corruzione”. Fui assolto dal Tribunale civile di Genova, assistito dall’avvocato Angelo Luciano Germano.

Il Secolo XIX, nonostante cause e querele, almeno una trentina - guai se un cronista non fosse denunciato, mi incoraggiava il vecchio maestro, capo redattore e collega Pietro Ferro - non ha mai pagato un centesimo di risarcimento per colpa mia. Neppure quando Giovanni Nucera imprenditore-finanziatore della Federazione del Psi provinciale e di Alberto Teardo, mi querelò per aver riportato un capo di imputazione di presunta evasione fiscale per quattro palazzi ad Andora.

L’ultimo legale de Il Secolo XIX mi consigliò di accettare la remissione di querela, proposta dalla figlia-avvocato di un presidente di Regione per conto di Nucera. Risposi, “nò grazie”. E accettai solo quando Nucera, consigliere del Psi ad Albenga, padre dell’assai più potente ed intraprendente Andrea Nucera dei nostri giorni, finì pure per accollarsi le spese di giustizia e senza lettera di scuse.

Il “caso Loano” che ho seguito solo in parte, inizialmente senza convinzione, forse darà seguito a querele, cause civili. E’ legittimo, comprensibile. La giustizia, alla fine, farà giustizia. Anche nei confronti del vecchio e volontario cronista.

Albenga –  La storia. Due educatrici dell’asilo nido di Loano imputate di maltrattamenti a minori. Nel corso delle udienze emergono, tra le testimonianze, fin qui poco meno di una trentina, tra cui un perito-psicologo per bambini, aspetti sconcertanti.

Fanno capolino retroscena piuttosto oscuri. Coinvolgendo anche il sindaco. Più ombre che luci. Almeno dopo l’udienza di giovedì mattina. Quattro ore di dibattimento, con diverse conferme alla principale tesi accusatoria ed un colpo di scena che forse covava, ma pochi conoscevano.

L’ex presidente della Fondazione Simone Stella (scuola materna e asilo nido), Emanuele Caglieris ha “vuotato il sacco”. O meglio, ha reso in un’aula del tribunale, aperta al pubblico, ciò che già aveva detto in gran parte alla polizia giudiziaria della Procura. Aver subito minacce e pressioni affinché “disconoscesse” la lettera-denuncia dei maltrattamenti (in un caso fu testimone diretto).

Aver subito pressioni affinché rassegnasse le dimissioni a poco più di un anno dalla nomina. Essersi trovato al centro di un presunto falso orchestrato ai suoi danni, con due attori principali.

Il segretario della Fondazione, Aldo Genesio, che presentò anche una querela, archiviata. E il sindaco di Loano, Angelo Vaccarezza, col quale ebbe incontri, ma soprattutto restano agli atti uno scambio di sms via cellulare.

Messaggi, già noti agli avvocati, letti in aula tra stupore e incredulità, alla luce delle spiegazioni, degli approfondimenti, delle contestazioni ad opera del giudice monocratico, Laura Russo, del pubblico ministero Chiara Maria Paolucci, del difensore di parte civile Mara Tagliero (Cooperativa Quadrifoglio), Simonetta Salvini (imputa Irvana Cadeddu), Maria Luisa Formato (imputata Federica Puzzo). Altre partici civili con Maria Carla Calcaterra, Giovanni Paleologo ed avvocato Zunino (parti civili, cioè alcuni genitori dei piccoli al centro dei presunti abusi).

Una premessa. Al dibattimento di giovedì, come è quasi sempre accaduto in questa vicenda non proprio di scarso interesse sociale, non erano presenti cronisti o corrispondenti. Unico giornalista (ma solo per la terza volta), il coordinatore del blog di volontari Trucioli Savonesi. Assenze casuali, può darsi, anche se qualcuno aveva assicurato che <tutto si sarebbe concluso in una bolla di sapone e ai giornali locali la vicenda non sarebbe interessata>.  Perché?

Un avvocato si raccomanda col cronista: <In passato hanno pubblicato, pur essendo assenti, cose contrarie alla realtà, quella palese… ho dovuto intervenire…>. Caglieris al cronista: <Potrei documentare quale immagine si è dato di me negli articoli, in una circostanza anche Trucioli ha tradito la verità…>.

Altro passaggio di cronaca. Dell’udienza di giovedì, di ciò che ha rappresentato, con le dichiarazioni sconvolgenti di Emanuele Caglieris, ha finora scritto una notizia molto superficiale, La Stampa di sabato 5 dicembre. Il Secolo XIX probabilmente non aveva spazio. E non dipende certo dai corrispondenti locali.

Con Trucioli Savonesi più che un articolo giornalistico – costruito secondo alcuni canoni – vogliamo offrire ai lettori un documento, un resoconto burocratico. Partendo dal presupposto che si tratta di appunti, non della trascrizione ufficiale, registrata nell’aula e che verrà trascritta, messa a disposizione delle parti interessate al processo.

PARLA LA MAMMA DI UN BIMBO      

Esordio dell’udienza di giovedì. <Sono …mamma di Francesco C….lavoro ai servizi sociali…abito a Tovo…tra il settembre 2003 e 2004, mi sono resa conto con stupore che Francesco iniziava a morsicare, a picchiare i bambini, era diventato aggressivo…In casa si era messo a tirare giocattoli, lanciare oggetti, si accaniva persino contro il gatto che aveva sempre accarezzato…All’asilo mi veniva comunicato un comportamento del bimbo da bollettino di guerra…Lui, un anno e mezzo, non parlava ancora…Succedeva prima di Natale 2003…>.

A domande risponde: <…Una mattina mentre lo accompagnavo, è arrivata  Irvana… si è mollato a terra…non voleva…In un caso ho dovuto portarlo in ospedale per lesioni alla gamba destra…altra volta un livido molto evidente, era l’inverno 2004…ma continuavo a non attribuire colpe alle educatrici…Nell’estate 2004 altro ematoma alla fronte, l’educatrice Caterina Puzzo era in malattia ed era presente Irvana Cadeddu e lei mi disse che la causa fu un colpo contro il muro…>.

Domanda: ha referti medici, si è rivolta a….Ancora la mamma: <Un certificato del 18 aprile, il 4 maggio mi sono ripresentata, non ero soddisfatta del Pronto Soccorso di Pietra Ligure e mi sono recata a Savona…>.

Domanda: <Dopo che ha deciso di cambiare asilo, ha avuto contatti con la Cadeddu e suo figlio è cambiato nel carattere…?

Risposta: <Ho incontrato una volta la Cadeddu, mi ha chiesto se firmavo una dichiarazione su come lei gestiva i bimbi dell’asilo…Io ho preso tempo…alla fine non ho firmato contrariamente ad altre mamme…Non ero presente neppure all’assemblea dei genitori del settembre 2005…Dopo aver spostato il bimbo in un asilo dove si pagava di meno e lo assistono più ore, trovandomi agevolata sul lavoro, Francesco si è trasformato. Niente aggressività, felice quando lo portavo…Il presidente Caglieris un giorno mi chiese perché decisi di spostare il bambino…non parlai di nulla.>-

L’avvocato Simonetta Salvini mostra un biglietto scritto dalla giovane mamma quando decise di cambiare asilo. Biglietto consegnato al nuovo presidente Stefano Ferrari…

La teste: <…La sua preferita era Caterina, con i bambini era favolosa…se non c’era Ivana…>.

Il giudice Russo: <Ricorda quando ha notato che il bambino aveva seri problemi?>. La mamma: <Poco dopo settembre 2003…era un bollettino…morsicava tutti… tirava giocattoli, lanciava oggetti..,faceva persino del male al gatto…Francesco ha iniziato a parlare dopo il Natale 2004…una volta lasciato l’asilo di Loano ha smesso di essere aggressivo…>.

La mamma di Francesco  avvicina il cronista: <Mi scusi, se riporta tutto finisco per perdere il lavoro…ho paura….sono sola…si può evitare di riferire di me.…>.

In questo clima di “cultura sociale mafiosa” pure i testimoni temono. Ed era già successo in precedenti udienze, ma non sapevamo ancora qual era la fase vulcanica.

Sono le 12, 35 quando è invitato a prestare giuramento Emanuele Caglieris, classe 1959, nato a Bologna, residente a Loano, all’epoca dei fatti agente immobiliare ed esponente vicino a Forza Italia. Oggi trasferitosi su un’isola del Venezuela dove svolge diverse attività che si possono trovare su internet, con un sito personale.

Il teste, visibilmente teso, un collaudato autocontrollo, era rimasto nell’attesa, a fianco dell’avvocato Giuseppe Rembado (figlio dell’ex sindaco Dc Mario Rembado, attuale difensore civico di Loano), che spiega: <Non lo assisto, sono qui solo perché lo conosco ed è un amico. Nulla di più. Non è neppure il caso di farne menzione>.

Caglieris: <Sono stato  presidente  da luglio 2004 a giugno 2005…; il 3 settembre e …mi pare il 3 ottobre…sono stato sentito dall’autorità giudiziaria…raccontai…Tra le 11,30 e le 12 ero in cucina, cosa che facevo spesso…mi fermavo a parlare col cuoco…seguivo la mensa perché si preparava per 280 bimbi della materna…>.

Ricorda il giorno? Caglieris: <Era il 14 febbraio 2005…la fine del pasto…ero seduto col cuoco…Ho visto a pochi metri da me che nella sala pranzo, al tavolo…al bimbo Federico Z…., presenti Puzzo, Piazza, Schembri…c’erano 15-20 bambini…Federico si alzava  sempre dal suo posto….la Puzzo l’ha preso in braccio e  collocato su un seggiolone molto più piccolo…con lacci di protezione…cosi ondeggiava pericolosamente…alla segnalazione…la Puzzo ha reagito menando 3-4 schiaffi, nel farlo scendere, tra le nuca e le spalle. Direi schiaffi forti…

Il pubblico ministero Chiara Maria Paolucci: <Lei non si è sentito in dovere di intervenire subito…>.

Caglieris: <Non sono intervenuto, purtroppo. Per me è stato un momento di incredulità, imbarazzo, tensione …Sono uscito per sbollire…da una porta secondaria, come spesso facevo. Era la prima volta…mai potevo immaginare di trovarmi al centro di una  cosa del genere…Con le educatrici del resto c’era un rapporto quotidiano. Nelle tre sezioni dell’asilo nido ero ancora più presente in quanto volevo verificare il lavoro affidato alla cooperativa…>.

E dopo essere uscito? Caglieris: <Nella mezzora immediatamente successiva ho telefonato alla cooperativa stessa…>.

Ha visto solo lei la Puzzo che picchiava…maltrattava…e il cuoco che era vicino? Caglieris: <Si tratta di Fabrizio Ferrari, lui non aveva la mia visuale, non era in grado di vedere la stessa scena…Il giorno successivo alla telefonata ho preparato una lettera, destinata al presidente della cooperativa stessa (Quadrifoglio); al segretario della Fondazione l’ho data per metterla agli atti…>.

Ricorda in che circostanza l’ha consegnata? Caglieris: <Il giorno 15…a Natale Consiglia…Sono stato io a dettare il testo e chiederne l’archiviazione al segretario  Genesio…>.

Pubblico ministero: <Ricorda altri casi oltre a quello della Puzzo?...>. Risposta: <No, nessun altro. C’era stato un episodio molto prima…fu una madre e mi accennò alla Cadeddu…era prima di Natale…un pomeriggio del 2004…sul cellulare della Fondazione venni chiamato da una madre…arrabbiata perché un bimbo si era rotto il labbro…fu chiamata un’ambulanza e la mamma sarebbe stata avvertita dopo alcune ore…Io non seppi dell’episodio…, poi arrivò una lettera  di dimissioni dalla struttura…>-

Si era già parlato in altre udienze (la psicologa di Torino designata dal Pm) di un clima con alcuni “bimbi terrorizzati”. Qualche accenno a sfondo razziale. Ma ecco cosa è emerso ora all’udienza di giovedì.

<…Siamo a Natale 2004… presenti Puzzo, Cadeddu, Piazza, Ivaldo…impegnate a ripartire sessanta regali acquistati dalla Fondazione e destinati ai bambini, con criteri che tenevano conto del livello economico delle famiglie…dunque i regali maggiori alle famiglie più bisognose…famiglie di cui le educatrici conoscevano…Ascoltai in quella circostanze battute razziste per la famiglia di una bimba egiziana…del tipo…”Non hanno la luce…neanche l’acqua per lavarsi…cosa gli regaliamo a questi pez…” Tra l’altro, la piccola assistita  era inserita nei programmi di assistenza sociale del Comune….Ho ascoltato queste battutacce ripetute più volte…con l’aggiunta che intanto…non avrebbero apprezzato nulla del regalo…>

Contestazione a Caglieris…in un precedente verbale aveva riferito…. . Risposta: <…Sono trascorsi cinque anni…può darsi che…, ma posso confermare la frase che ora mi si legge… “Sono dei morti fame…”. Come non ricordare, rimasi molto colpito, cosi pure la disinvoltura con cui veniva detto. Del resto era proprio personale di una cooperativa pagata da noi… Si sentivano impuniti …ecco spiegata tanta disinvoltura…La signora Pamela…ad esempio, non voleva più stare …Posso confermare di aver parlato per due ore al telefono con la Cadeddu…non con la Puzzo…mi riferì di episodi tollerati dalla gestione del presidente Ferrari…. disse di stare attenti… non essere scoperti dai genitori…c’era il caso di un bimbo chiuso in bagno per castigo…seguito da un rimprovero di Ferrari di non farsi scoprire…altrimenti…All’interno del gruppo di educatori c’era una spaccatura tra chi si sentiva superiore e chi ad un livello più basso…>.

Pubblico ministero:  l’ultimo giorno di lavoro della Cadeddu, a gennaio…ha fatto riferimenti ad episodi di cui non sapeva nulla…ricorda che le disse di non riferire ai genitori di maltrattamenti ?

Caglieris: <Dissi nelle precedenti dichiarazioni che lei mi parlò di fatti gravi accaduti, ma io ne ero all’oscuro…forse sapeva il maresciallo…>.

Pubblico ministero: può spiegare come ha ricostruito le ore in cui scrisse la lettera-denuncia…

Caglieris: <Nella tarda mattinata del 14 l’ho preparata e consegnata…>.

Difensori:  Aveva parlato con il presidente della Cooperativa, Natale Consiglia? Aveva informato anche il sindaco Vaccarezza?

Caglieris: <Ci sentimmo col presidente più volte, le dissi che questa persona (Puzzo) non la volevo più vedere in asilo…da subito…>

Difensori: E il sindaco….

Caglieris:  Nota, il cronista non capisce tutto. Avrebbe risposto <…Il sindaco aveva il figlio (a?) all’asilo…l’ho tranquillizzato …>

Difensori: La sua denuncia ebbe qualche influenza nel rapporti successivi…
Caglieris: <…premetto che fu Vaccarezza a chiedermi se avessi piacere di entrare, siamo nella primavera del 2003, nel consiglio della Fondazione Stella-Grossi…dopo un anno di contrasti che portarono il presidente Ferrari alle dimissioni…Fui chiamato a fare il presidente, francamente prima di me c’era qualche imprenditore più meritevole…In quel periodo la Fondazione da pubblica assunse la veste giudirica di ente privato…

Chi chiese le dimissioni a Caglieris… a seguito del clima infuocato, con famiglie loanesi in allarme…

Caglieris: <Un assessore e il presidente della società del Depuratore…ricordo l’intervento dell’avvocato Formato…con le mie dimissioni  o lasciando una delega si potevano sistemare le cose…>

Domanda: il sindaco le ha riferito che Ferrari  chiedeva le sue dimissioni…

Caglieris: <Fui chiamato da Vaccarezza…mi disse che erano state riscontrate delle irregolarità da parte dell’ente…avrei dovuto passare dal segretario comunale…mi si fece presente che allo stesso numero di protocollo non esisteva la mia denuncia…fu l’ultima pressione.

Il giudice Russo: può essere più preciso…chi le prospettò l’esigenza di dimettersi da presidente…

Caglieris: <L’assessore Luigi Pignocca…mandato dal sindaco…il consiglio di lasciare perdere e non presentarmi a testimoniare….ad evitare di partecipare a riunioni con i genitori che potessero riscaldare l’ambiente già teso…Oltre a Pignocca la richiesta mi fu rivolta dal presidente del Depuratore Consortile allora in carica,…non avrei dovuto testimoniare anche per salvarmi da un falso che avrei commesso io…cose che ho già dichiarato all’autorità giudiziaria nell’autunno 2005…Poi ci sono telefonate e messaggini…nessuno mi ha querelato…Vaccarezza era stato molto chiaro…se tu testimoni noi tiriamo fuori la storia del falso…Io però non ero ancora a conoscenza di ciò che era stato costruito ai miei danni, ovvero la falsificazione del registro di protocollo con la sostituzione della mia denuncia per maltrattamenti, con una fattura di un’utenza dell’asilo…>.

Può essere più esplicito? Caglieris: <Se avessi dato le dimissioni, mi avrebbero fatto una dichiarazione scritta ed il partito mi poteva assicurare un incarico superiore a quello che ricoprivo…Sarebbe stata pronta una dichiarazione predisposta dall’avvocato Formato…, d’accordo col sindaco in modo che mi dimettessi.>

Si consigliò con qualcuno? < Mi prospettarono che con quel falso di cui avevano la prova, sarei incorso nel reato di falso in atto pubblico e privato…con una pena da 4 a 7 anni…decisi di contattare un penalista…che consigliò di munirmi di alcune prove…Iniziai ad inviare messaggi sul cellulare del sindaco…del tipo se si considerava estraneo a quanto mi stava accadendo…Rispose di si, io chiesi le prove, di dimostrarlo…tirando fuori i nomi…i messaggini sono tutti trascritti…data  e ora…

Alle 19.05 gli dissi di decidere con la sua morale chi sarà il prossimo presidente…e Vaccarezza “ Ciao Emanuele, mi dispiace, l’unica soluzione percorribile…ti abbraccio”…Ricordo una lettera di 60 nomi di famiglie di iscritti all’asilo, tra essi il sindaco ed il consigliere Rocca…raccontai le pressioni ricevute…Le riunioni in negozi del centro storico contro la mia persona…C’era chi mi riferiva e sapevo…Il 14 luglio alle 17,30 altro messaggio sms…<…il clan ha altre pretese, oltre a strapparmi…>. Risposta: <Chiedilo al segretario, credo sappia più di chiunque>.

<Alle 19,31 ricevo sempre dal cellulare del sindaco: <Parla con…la situazione precipita, io su di lui non posso fare di più….dimmi solo se ci sono novità…>. Alle 13.54 ho risposto: <Il sacco di falsità ai miei danni  puoi restituirlo…> . Poi le minacce, gli articoli di giornali a senso unico…Un sindaco non può essere ricattato…non si può dire…meglio se i giornali non scrivono…>.

Difensore: <Lei ricorda gli articoli di giornale…se scrivevano che c’erano denunce…mentre era pendente solo una denuncia querela di Puzzo…>.

Caglieris: <Mi sembra evidente che il caso veniva architettato , forse orchestrato…io avevo anche un’agenzia immobiliare in centro città…>.

L’ultimo messaggino di Vaccarezza a Caglieris?...<…Fai come credi…io a questo punto mi chiamo fuori…>. Risposta: <Gran signori i tuoi amici, appena ottenuto la nomina…era venerdi alle 17.07… del 16 luglio 2005. Ci fu una riunione di assessori…con i nomi dei nuovi componenti della Fondazione…il tutto senza le mie dimissioni, cacciandomi di fatto… Io ricevo i nomi… e  il sindaco alle 19,07 risponde…Le nomine non le ho ancora fatte…i miei amici sono altri…>.

Ovviamente diceva il falso, le nomine c’erano già, eccome! All’una del 17 luglio  scrivo a Vaccarezza: <Che al 100 per cento Ferrari lo sta già dicendo…scrivo “dimostra a tutti che tu non fai parte della torta…>.

Obiezione in aula: <Negli atti originari si parlava solo di far sparire la pratica della Puzzo…>. Caglieris: <Io ho mostrato i messaggi a chi mi interrogava in Procura, un’ispettrice di polizia…mi prese il cellulare e copiò tutto…Precisai anche che informai Vaccarezza quando ricevetti la prima segnalazione di maltrattamenti…>.

L’avvocato Formato torchia Caglieris con una raffica di domande…L’ex presidente cita che al suo arrivo nel settembre 2004  ha trovato, in forza lavoro, una signora …. in gravidanza, poi  Ivaldo, Schembri, la signora Pesce unica dipendente, senza specifici incarichi…E ancora…Luciana…Barberi…Spirito…oltre alla sorella(?) della Cadeddu. Mai avuto contrasti gravi, né rapporti particolari…>.

Avvocato Formato: <Quali cambiamenti ha fatto quando è arrivato alla presidenza?>. Caglieris: <Sei mesi dopo, a seguito di opportuni pareri, ho voluto integrare classi per età. Prima erano misti…>.

La signora Puzzo non le disse che era contraria?

Caglieris: <Può darsi, non era lei la referente della Cooperativa Quadrifoglio… Ma quando ero consigliere della Fondazione e non presidente ci sono stati altri membri che spingevano per una nuova cooperativa che si era costituita a Loano. Alla fine dissi, da presidente, che se continuavano a fare pressioni…avrei denunciato la cosa.>

L’avvocato Formato cerca di fare chiarezza sulla brutta storia dei regali. Uguali per tutti.  Caglieris dice che non è vero…si doveva tener conto di…criteri di agiatezza o meno delle famiglie…conferma il grave episodio di frasi a sfondo razziste, presenti la Ivaldo, Piazza,  Cadeddu….

Caglieris conferma di aver chiesto l’immediata sospensione dal servizio della Puzzo in base all’articolo 7, comma 4  della convenzione con la cooperativa Quadrifoglio…Ha confermato che forse oggi non è in grado di ricordare tutto, ma di avere raccontato nell’immediatezza, ovvero 4 mesi dopo i fatti, alla polizia giudiziaria di Savona…Si parla della Ferrigno

Il giudice Russo: <Conferma ed emerge dagli atti che l’hanno spinto in mille modi a dimettersi, nominando un nuovo cda…>. Caglieris: <Sono stato da Vaccarezza lunedì 11 luglio, il 18, mi pare di venerdì, ….e c’è la nomina…>.

Avvocato Formato: <…Lei racconta…che il sindaco disse  che il segretario della Fondazione aveva trovato nel cestino …la prova del suo falso…il foglio…>. Caglieris: <Il sindaco aveva in mano un foglio, non credo fosse lo stesso…>. L’avvocato fa presente che il segretario protocollò al n. 13…venne mostrato un floppy, salvato sul file del computer a dimostrazione…>. Fu lo stesso segretario, pare, a svelare alla pg che si trattava di una data successiva. <E quel protocollo che sostituì la mia denuncia era in realtà la fattura di un’utenza telefonica>.

Il giudice Russo: <Può spiegare meglio lo scopo della riunione nell’ufficio del sindaco…>.

Caglieris: <Mi fu detto in termini espliciti, ora abbiamo le prove che hai fatto un falso…>.

C’è un’interruzione, il giudice Russo osserva ai legali che nessuno ha finora utilizzato l’acquisizione di altro o altri fascicoli d’indagine, neppure davanti  al Gip Venturi, dunque…C’è una denuncia querela presentata dal segretario Genesio che è stata archiviata.

Caglieris: <Quando sono andato dal sindaco …c’era il floppy e una pallottola di carta…>.

Formato chiede di parlare dell’incontro tra lei stessa ed il sindaco…Il giudice Russo: <Mi pare fuori luogo insistere …>. Caglieris: <E’ stato Vaccarezza a riferirmi delle  pressioni del legale….

L’avvocato Salvini mostra un’articolo di Qui Palazzo Doria (organo ufficiale del Comune) in cui compare Caglieris ed educatrici. Chi lo scrisse? Caglieris: <Su mio suggerimento Lucia Campana…C’era il nucleo storico delle educatrici…Quando arrivai alla presidenza trovai liste d’attesa chilometriche, ho scoperto che i genitori non venivano chiamati, oppure si chiamava senza rispettare l’ordine cronologico. Scoprii che c’era in lista d’attesa un bimbo che da otto mesi frequentava le elementari…Le chiamate le facevano il presidente, il segretario e Caterina Pesce…>.

Poi emerge un altro caso a presunto sfondo razzista, una famiglia numerosa di origine meridionale…

<Nei primi mesi del 2005 ho revocato l’incarico informale di coordinatrice  alla Pesce….>.

Emanuele Caglieris, nelle tre ore di domande e risposte, senza mai tradire emozioni, incertezze, contraddizioni evidenti o palesi, ha pure sostenuto che a Loano girava gente capace di garantire l’archiviazione del caso Puzzo,  e…sosteneva che era tutta una bolla di sapone…<ma quale vantaggio avrei avuto, se non crearmi grane come è avvenuto?.....>.

Dalle domande della Formato emerge che la Puzzo si presentò ancora un giorno dopo la cacciata del presidente…venni a sapere …che la Puzzo non ammise nulla dei fatti contestati….e successivamente uscirono gli altri episodi … <Una conferma – ha detto Caglieris – che la mia lettera esisteva eccome e fu mandata  il giorno 14…c’è tutta una sequenza come documenta la stessa cooperativa…>.

Emerge che tra i testi… e tra i presenti ad un incontro c’è anche il segretario generale del Comune Piero Araldo (ora in Provincia, dopo una sosta in Comune a Savona, con l’arrivo di Vaccarezza)…Ricostruisce ancora una volta cosa il sindaco le fece vedere nel suo ufficio a dimostrazione che avevano la prova del falso. Si chiarisce che nella segreteria della Fondazione più che registro vero e proprio esisteva un “brogliaccio” con fogli staccabili.  Che Caglieris si era convinto che il “pallottoliere” di carta mostrato da Vaccarezza, altro non fosse che un farsa…ma io ero soprattutto interessato a sapere se il sindaco fosse d’accordo o meno con il clan che mi faceva fuori…la risposta dei messaggini, ad avviso di Caglieris, conferma da che parte stava il primo cittadino.

Ultima domanda di Simonetta Salvini. Quando fu sentito in procura sapeva delle indagini in corso a carico di Puzzo e Cadeddu?  Caglieris: <Fui invitato a raccontare gli episodi di cui ero a conoscenza…>.

Il giudice Russo chiede di poter visionare il registro della  Fondazione: fogli separati

, scritti a mano, è sempre stato cosi. E conclude:  <Signor Caglieris… dove vive ora> Risposta:<…in Venezuela…mi fermo qualche giorno  a Loano…>. Il giudice : <Grazie, grazie, la sua testimonianza è stata molto esaustiva>.

Una domanda piccola, farina del nostro sacco. All’epoca, Irvana Cadeddu aveva il diploma per svolgere le funzioni di educatrice nell’asilo “comunale” dove alle famiglie è richiesta una retta? Nella struttura lavorava  la madre del presidente della Cooperativa Quadrifoglio? Era la signora Pina?

Infine, una mail ricevuta sabato mattina, 5 dicembre, di Caglieris: <…ho letto l’antipasto su Uomini Liberi…specifico come già detto in aula che il signor Luigi Pignocca…citato… e Paolo Paganelli, presidente del depuratore consortile…non sono compartecipi di alcuna estorsione aggravata…su richiesta del sindaco…come da entrambi dettomi, mi hanno esclusivamente chiesto, in due occasioni differenti, di dare le dimissioni perché le pressioni di alcuni gruppi di genitori stavano creando problemi. Posso aggiungere che ciò accadde tra marzo ed aprile 2005 in un clima disteso…Non ho mai ricevuto minaccia dai suddetti, due persone che non mi hanno mai dato motivo di perdere, a livello umano, stima di loro…E’ utile puntualizzarlo perché questa vicenda ha già infangato troppa gente che ha agito senza malafede>.

Prendiamo atto, ma le conclusioni e le iniziative spettano ai magistrati, poi ai giudici. Nel caso in questione il pubblico ministero d’udienza, Paolucci, non ha perso una battuta. Toccherà a lei decidere, anche alla luce di un fascicolo già aperto dopo la testimonianza dello stesso Caglieris e atti –allegati di esposti, denunce, querele, archiviazioni. Noi siamo soltanto cronisti e ci scusiamo fin d’ora di eventuali errori, lieti di ospitare precisazioni, chiarimenti, oppure smentite.

Luciano Corrado