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“Abbiamo
compreso il
messaggio proletario del compagno
Pistarino, la
posizione privilegiata che gli
conferisce l’incontrovertibile capacità
di calarsi nel problema sociale , per
sollevare , con la contestualità
necessaria , il dato della coincidenza
tra gli interessi della classe operaia e
di quella dei lavoratori autonomi del
settore agricolo alimentare e…”
“Ma io credo compagni, proseguiva un
altro, che non tanto la convergenza
degli interessi delle diverse classi
popolari, quanto la divergenza
sugli strumenti di lotta, sia
l’obiettivo tracciato dal compagno
Pistarino nel suo
appassionato intervento e…”
Pista
seguiva l’evolversi della
discussione passando da un atteggiamento
irato ad uno attonito e, peraltro,
compreso ed assenziente: ma guarda un
po’, pensava, che
cosa sono riuscito a
dire senza saperlo.
Ci
ricordiamo dunque delle “Panissette”,
le “Fette”
bianche e gialle, del “Nostralino”
e di quelle romantiche sedute psiuppine.
Ora
contempliamo questa
Savona (ma all’occhiello
destro della pagine appare anche un
ilare e regionale Burlando) che
agita le “Fette” come un prodotto “storico-culturale”
, “un
valore pubblico”,
“una
sfida per la salvaguardia dell’identità
e della gastronomia savonese”,
una Savona che, dal vico del
Crema, esalta il grido di
dolore delle signore Rosanna
e Marisa: “I
giovani vanno a patatine fritte!”
Di fronte
alle “Fette” cade ogni contrasto,
l’identità savonese non è da ricercarsi
nella
Medaglia
d’oro per la Resistenza,
ma nelle “Fette”.
Ecco
una classe dirigente che si mobilita,
uomini che a tutta pagina fanno
esplodere i loro detti
memorabili sulle “Fette”: il
Sindaco, il
Presidente della Camera di Commercio,
il
Presidente
della fondazione CARISA,
il
Presidente
della Confesercenti,
il
Direttore
dell’Unione Industriali.
Parole
altisonanti , proponimenti costosi.
Prendiamo,a caso, quelli del Presidente
della Fondazione CARISA
avvocato Roberto Romani:
“La fondazione farà la sua
parte. Mi compete il
salvataggio delle fette come aspetto
culturale. Sono pronto a sostenere
finanziariamente qualsiasi
progetto per salvare le fette”.
Romani
è un ragazzo sveglio. Al telefono è
conciso e perentorio come nelle
soprastanti affermazioni, sbrigativo,fa
capire che ha altro da fare. Secondo noi
le “Fette” non le ha mai assaggiate
perché non ha trovato
il tempo. Non importa: ecco un argomento
che mette d’accordo tutti, che bellezza
!
E
come va a finire ? La “Panissa” ( “Il
Secolo XIX di venerdì 13)
entra nelle Osterie (state attenti: non
esistono più) d’Italia con il logo “Slow
Food”.
“Alé
(il compagno Pistarino
non è più contento).Ti è vistô sôn
arrivâe i americhén e i se sôn piaggiâe
anche e ‘Fette’. Fine della
trasmissione: Fette e Coca Cola”.
“Ma
no, Pista, è solo un
modo di dire per contestare il
‘Fast Food’, quel mangia in
fretta del consumismo alimentare, con un
‘mangia e gusta lentamente’ con calma,
alla mediterranea. Costituisce
il sigillo dei prodotti tipici della
grande ed originale italica culinaria, a
cura di noti intenditori e studiosi
nostrani della materia”.
“Scì, scì,
daghene di nômmi, ti vegghiâe cômme a
finisce: ‘una Fetta, yes? con mostarda,
okkei!’ E poi hai
letto che il Presidente degli
industriali vuole fondare tutto sulla
identità gastrica ?”
“Enogastronomica
Pista, vino e
specialità savonesi.”
“
E alôa perché i nô parla cômme i mangia
?Addio alle Fette, te digô”.
Non è
vero . Le maggiori istituzioni savonesi
si stanno impegnando deeply
e questi sono fatti.
Da fonti
precarie abbiamo saputo che ci si agita
per borse di Studio e premi letterari
aventi ad oggetto le “Fette”.
Sono in
proposta svariati temi su tutta la gamma
delle scienze sociali, economiche,
giuridiche ed antropologiche, ed anche
sotto il profilo letterario,
accompagnati, per i migliori
svolgimenti, da ricchi premi (a cura del
Comune, della Fondazione
CARISA,
dell’Unione Industriali,
della
Confesercenti e
della
Camera di
Commercio):
“Le Fette e la loro incidenza sul
PIL”; “La tortilla messicana e le Fette
nella dialettica rivoluzionaria”; “Le
Fette e il movimento operaio in valle
Bormida”; “Le Fette, ritrovamenti
archeologici nel finalese”; “Le Fette
nell’evoluzione dell’homo erectus :
tipologia savonese”; “Ulpiano e la
glossa ‘de fectarum proprietatibus ,
manu vindicatione capta’”;
“L’amore ai tempi delle Fette”; “La
danza delle Fette nella versificazione
di Gabriello Chiabrera”.
Inoltre siamo
stati informati di una riunione segreta.
Pare che un gruppo di
teardiani, già processati e condannati,
abbia costituito un “Comitato
per la riabilitazione dei perseguitati
giudiziali”.
Dopo
alcuni commossi e commoventi
interventi,si è levata forte una voce
dalla Presidenza: “ Ora si
potrà comprendere quali fossero le
nostre coperte volontà, le
nostre giustificate intenzioni,
ora finalmente, amici dell’amara sorte,
potremo spiegare,
apertis verbis, quali erano le nostre
vere aspirazioni quando, nelle
contrattazioni pubbliche, chiedevamo ‘la
nostra Fetta’.
Anni di sofferenze e di
passione e cosa volevamo noi ?
Risolleviamoci amici
e sia chiaro, volevamo le “Panissette”.
Noi siamo stati i primi sostenitori delle
“Fette”,
a noi si deve la
loro affermazione .
"Amanti
di tutte le Fette, unitevi
!”
BELLAMIGO
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