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Amanti di tutte le Fette, unitevi!

Ecco i salvatori delle Panissette

Oggi avanzano i “lor signori” sostenitori della tradizione gastronomica savonese: Burlando, Berruti, Romani, Pasquale, presidenti della Camera Commercio e Confesercenti folgorati in vico Crema. Ma c'è chi le "Fette" le aveva già scoperte...

di Bellamigo


Burlando, Boffa e il Sindaco Berruti nel negozio di fette in vico Crema

      Col vetero compagno Pistarino siamo andati ieri al bar per il  solito caffè doppio  perché ,dice, quello normale finisce subito. Aveva gli occhi umidi e mi ha messo  sotto il naso la pagina 23 de”Il Secolo XIX” di giovedì 12 novembre: “Savona si mobilita per salvare le fette”. 

      Ti ricordi, ha detto, le riunioni del direttivo provinciale del partito e poi tutti a mangiare le ‘Panissette’ e a bere nostralino ?! A l’emmô zôeni, con idee chiare”.

Ci ricordiamo. Il compagno Pistarino era pericolosissimo perché voleva sempre parlare: strillava - da buon muratore - che nessuno si preoccupava dei …contadini, si arrabbiava perché affermava di non sapersi esprimere a dovere e perché delle campagne se ne fregavano tutti. Ma il bello veniva dopo la fine del suo discorso, spesso  inconcluso, perché cominciavano gli interventi dei “professori” sull’interpretazione di quello che aveva voluto dire:

 “Abbiamo compreso  il  messaggio proletario del compagno Pistarino, la posizione privilegiata che gli conferisce l’incontrovertibile capacità di calarsi nel problema sociale , per sollevare , con la contestualità necessaria , il dato della coincidenza tra gli interessi della classe operaia e di quella dei lavoratori autonomi del settore agricolo alimentare e…”

       “Ma io credo compagni, proseguiva un altro, che non tanto la convergenza degli interessi delle diverse classi popolari, quanto la divergenza  sugli strumenti di lotta, sia l’obiettivo tracciato dal compagno Pistarino nel suo appassionato intervento e…”

       Pista  seguiva l’evolversi della discussione passando da un atteggiamento irato ad uno attonito e, peraltro, compreso ed assenziente: ma guarda un po’, pensava,  che cosa sono riuscito  a dire senza saperlo.

      Ci ricordiamo dunque delle “Panissette”, le “Fette” bianche e gialle, del “Nostralino” e di quelle romantiche sedute psiuppine.

      Ora  contempliamo questa Savona (ma all’occhiello destro della pagine appare anche un ilare e regionale Burlando) che agita le “Fette” come un prodotto “storico-culturale” , “un valore pubblico”, “una sfida per la salvaguardia dell’identità e della gastronomia savonese”, una Savona che, dal vico del Crema, esalta il grido di dolore delle signore Rosanna  e Marisa: “I giovani vanno a patatine fritte!”

 Di fronte alle “Fette” cade ogni contrasto, l’identità savonese non è da ricercarsi nella Medaglia d’oro per la Resistenza, ma nelle “Fette”.

     Ecco una classe dirigente che si mobilita, uomini che a tutta pagina fanno esplodere i loro detti memorabili sulle “Fette”: il Sindaco, il Presidente della Camera di Commercio, il Presidente della fondazione CARISA, il Presidente della Confesercenti, il Direttore dell’Unione Industriali.

     Parole altisonanti , proponimenti costosi. Prendiamo,a caso, quelli del Presidente della Fondazione CARISA avvocato Roberto Romani: “La fondazione farà la sua parte. Mi compete il salvataggio delle fette come aspetto culturale. Sono pronto a sostenere finanziariamente qualsiasi progetto per salvare le fette”.

     Romani è un ragazzo sveglio. Al telefono è conciso e perentorio come nelle soprastanti affermazioni, sbrigativo,fa capire che ha altro da fare. Secondo noi le “Fette” non le ha mai assaggiate perché non  ha trovato il tempo. Non importa: ecco un argomento che mette d’accordo tutti, che bellezza !

      E come va a finire ? La “Panissa” ( “Il Secolo XIX di venerdì 13) entra nelle Osterie (state attenti: non esistono più) d’Italia con il logo “Slow Food”.

     Alé  (il compagno Pistarino non è più contento).Ti è vistô sôn arrivâe i americhén e i se sôn piaggiâe anche e ‘Fette’. Fine della trasmissione: Fette e Coca Cola”.

Ma no, Pista, è solo un modo di dire per contestare il ‘Fast Food’, quel mangia in fretta del consumismo alimentare, con un ‘mangia e gusta lentamente’ con calma, alla mediterranea. Costituisce il sigillo dei prodotti tipici della grande ed originale italica culinaria, a cura di noti intenditori e studiosi  nostrani della materia”.

 Scì, scì, daghene di nômmi, ti vegghiâe cômme a finisce: ‘una Fetta, yes? con mostarda, okkei!’ E poi hai  letto che il Presidente degli industriali vuole fondare tutto sulla identità gastrica ?”

 Enogastronomica Pista, vino e specialità savonesi.”

  E alôa perché i nô parla cômme i mangia ?Addio alle Fette, te digô”.

   Non è vero . Le maggiori istituzioni savonesi si stanno impegnando deeply e questi sono fatti.

   Da fonti precarie abbiamo saputo che ci si agita per borse di Studio e premi letterari aventi ad oggetto le “Fette”.

   Sono in proposta svariati temi su tutta la gamma delle scienze sociali, economiche, giuridiche ed antropologiche, ed anche sotto il profilo letterario, accompagnati, per i migliori svolgimenti, da ricchi premi (a cura del Comune, della Fondazione CARISA, dell’Unione Industriali, della Confesercenti e della  Camera di Commercio): “Le Fette e la loro incidenza sul PIL”; “La tortilla messicana e le Fette nella dialettica rivoluzionaria”; “Le Fette e il movimento operaio in valle Bormida”; “Le Fette, ritrovamenti archeologici nel finalese”; “Le Fette nell’evoluzione dell’homo erectus : tipologia  savonese”; “Ulpiano e la glossa ‘de fectarum proprietatibus , manu  vindicatione  capta’”; “L’amore ai tempi delle Fette”; “La danza delle Fette nella versificazione  di Gabriello Chiabrera”.

Inoltre siamo stati informati di una riunione segreta. Pare che  un gruppo di teardiani, già processati e condannati, abbia costituito un “Comitato per la riabilitazione dei perseguitati giudiziali”. 

      Dopo alcuni commossi e commoventi interventi,si è levata forte una voce dalla Presidenza: “ Ora si potrà comprendere quali fossero le nostre coperte volontà, le nostre giustificate intenzioni, ora finalmente, amici dell’amara sorte, potremo spiegare, apertis verbis, quali erano le nostre vere aspirazioni quando, nelle contrattazioni pubbliche, chiedevamo ‘la nostra Fetta’. Anni di sofferenze e di passione e cosa volevamo noi ? Risolleviamoci amici e sia chiaro, volevamo le “Panissette”. Noi siamo stati i primi sostenitori delle Fette”, a noi si deve la loro affermazione .

 "Amanti di tutte le Fette, unitevi !”        

                                     

       BELLAMIGO