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L’ombra del “padrino Grillo”
Sanremo teme l’infestazione di grilli

Luigi Leone scrisse, nel 1982, di interferenze politiche dei padrini.
 
Vittorio Coletti, nel 2008, invita ad eliminare la cupola affaristica.
Alcune riflessioni di Trucioli Savonesi

Meet_Up_San_Remo.jpg Nemmeno in Cina e nemmeno Pol Pot, ma nella Sanremo del sindaco del Popolo delle libertà Zoccarato. Il divieto di fatto di una Marcia della Pace su una pista ciclabile. Sono stati chiesti 30.000 euro di cauzione ai ragazzi del Meet up di Sanremo per la manifestazione.
So che è una parola ormai abusata in questa Italia, ma va gridata ancora a chi ha posto il veto: "Vergognatevi!".
Sanremo Beppe Grillo Meetup costretto ad annullare la Marcia della Pace del 18 ottobre, non avendo 30.000 euro di cauzione da versare ad Area 24. “Di fatto ci impediscono di transitare sulla pista ciclabile a piedi per la nostra Passeggiata per la Pace. Ci scusiamo con la cittadinanza, ma non ci sentiamo di continuare senza i permessi, per non mettere a repentaglio l’incolumità dei partecipanti, per la maggior parte famiglie con bambini. Ci scusiamo con il Comune di Taggia che aveva aderito, offrendosi di organizzare un buffet all’arrivo. Le nostre richieste ad Area 24 erano semplici: transitare a piedi sulla corsia pedonale della pista ciclabile dal Sud/Est ad Arma di Taggia senza occupazione di suolo. Non volevamo la chiusura o l’uso esclusivo della pista... siamo costretti ad annullare tutto. Lo consideriamo un fatto gravissimo perchè ostacolare una Marcia per la Pace non è da Paese democratico." Sanremo Beppe Grillo Meetup

 

Nota di Trucioli Savonesi: il nostro Belfagor che spesso elargisce consulenze gratuite, aveva consigliato una manifestazione a favore di tutti i disoccupati della Provincia di Imperia, delle centinaia di famiglie che non riescono a sopravvivere con la dignità da società civile, delle centinaia di giovani imperiesi (molti con laurea e diplomi, master) sempre in attesa di un lavoro, o costretti a sbarcare il lunario con l’aiuto dei genitori, dei nonni. Grazie a lavori saltuari, occasionali, i nero.

Esclusi i “miracolati” dello stretto giro di potentati, per loro un “posto” si trova sempre.

Ci sono postini con laurea in ingegneria, in lettere, in chimica, eccetera. A volte costretti ad alzarsi all’alba per raggiungere la sede di lavoro (provvisorio) persino fuori provincia. Portalettere sbattuti qua e là.

Ci sono aiutanti (con tanto di laurea) di studio di professionisti imperiesi affermati, ricompensati con poche centinaia di euro al mese. Avvocati, commercialisti, eccetera.

C’è l’ingegnere che per tirare avanti deve mobilitare il papà che bussa ad ogni porta, parrocchie e parroci compresi, per far assegnare un incarico al figlio, quarantenne e con famiglia.

C’è chi, anche tra imperiesi, bussa alle porte della ultrameritevole Caritas diocesana, con un crescendo di richieste, di casi disperati che nessuno mai racconta, anche per motivi da privacy.

C’è l’orfano di padre, con la madre ammalata, con i nonni immobilizzati sulla carrozzella, che aveva ottenuto l’”appalto” di tagliare le erbacce ai lati delle strade provinciali dell’entroterra, tenerle pulite e  da quest’anno la Provincia del presidente Giuliano e del vice presidente Amadeo (il figlio dell’amato onorevole democristiano Aldo,  a lungo presidente provinciale della Coldiretti); un ragazzo bisognoso, rimasto a casa, disoccupato, smarrito, gli hanno detto che in Provincia mancano i soldi per pagarlo. Bisogna risparmiare, tagliare le spese. Erano poche migliaia di euro l’anno.

Mentre non fanno storia gli sprechi (a iniziare dalle consulenze turistiche di passati bilanci e degli incarichi ad personam). Quelli che “gridano all’ingiustizia”! All’inferno. Per non parlare dei commercianti, esercenti in difficoltà a pagare gli affitti dei locali, con un crescendo di contenziosi, sfratti, cessioni. O le decine di inquilini che fanno impazzire gli amministratori di condomini per mancati pagamenti delle tabelle. I direttori di banca “assediati” da disperate richieste.

Non siamo nel terremotato e disastrato Abruzzo, ma nella nostra terra, dove abbiamo avuto i natali e di cui ci sentiamo orgogliosi. E non tutti hanno la fortuna di aver fatto fortuna con la politica, di essere nati con la camicia.

Ecco, di fronte a questo documentario, Belfagor avrebbe fatto una manifestazione (magari trovandoci in quattro gatti) per la “svolta che serve” alla Provincia di Imperia, anche alla luce di illuminanti conclusioni di processi, alle tante vicende non sempre raccontate, o scritte solo da isolati “combattenti” dell’informazione locale. Non “baciati” da solidali fratellanze massoniche. Dai foraggiamenti dei nuovi potentati locali, sempre più potenti, influenti; portano voti e maggioranze elettorali. Del resto, c’è la fotocopia della Sicilia, tra i più affini in politica. La “Sicilia politica” ha fatto e fa scuola. Porta bene. 

Con Belfagor ci saremmo ricordati dei “padrini politici” del Casinò, con le sue vicende positive e negative, gli “insegnamenti” di ieri e di oggi. Facendo tesoro magari di eloquenti e sempre utili testimonianze vere del passato (vedi a fondo pagina gli articoli di Luigi Leone, ieri alla redazione imperiese, oggi editorialista-opinionista de Il Secolo XIX di Genova, e di Vittorio Coletti, pure lui imperiese, professore universitario, dalle pagine di Repubblica-Il Lavoro.

Senza il ripristino della “moralità e dell’etica pubblica”, senza una civiltà che si preoccupi dei problemi primari di sopravvivenza dei suoi cittadini, anche le “marce della pace” possono portare acqua in direzione opposta. Al di là dei buoni propositi. 

Prima vengono le fondamenta, poi le mura, il tetto. Restiamo con i piedi a terra. Solo Belfagor vive all’inferno.