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I poteri forti (con i deboli)

di Milena Debenedetti

 

…che non è tanto un riferimento al modo di dire: forti con i deboli, deboli con i forti, quanto un ammonimento a non farsi pecore, a non lasciarsi intimidire.

Spesso queste misteriose entità politico-economico-finanziarie, queste reti che tramano nell’ombra o alla luce del sole, non sono quei moloch spaventosi che pensiamo.

Che intendo dire? Terminata la sfilza di luoghi comuni inanellata finora, intendo dire che soggezione e rassegnazione sono sempre controproducenti.

Vi sono sempre spazi di discussione, di lotta, di controproposta. E se non ci sono, si debbono creare, anche nelle condizioni più sfavorevoli. Ma arrendersi in partenza, battersi poco convinti…è il miglior favore che gli potremmo fare.

Non sottovaluto certo l’entità dei poteri di cui sopra, e le loro possibilità di nuocere con i loro “magnifici” progetti. Eppure, continuo a non capire la sfiducia preventiva che sento costantemente serpeggiare, in qualsiasi ambiente di persone critiche. Il “tanto fanno quello che vogliono” , “ormai hanno già deciso”, “c’e’ poco da fare”… se è giustificato e comprensibile nel pubblico esterno, in chi si informa tramite tv e giornali e non segue direttamente le varie questioni, dovrebbe essere spazzato via dalla mente di chi invece si impegna in prima persona.

Come canta il Vasco (considerato alla stregua di un poeta classico, di questi tempi confusi), “ci fosse solo una probabilità, giocala”.

Ecco, è la determinazione, la volontà di lottare per ciò in cui si crede fermamente, indipendentemente dalla possibilità di vittoria, che dovrebbe fare la differenza. Bisogna parlarsi chiaro, discutendo anche con se stessi: o si è disposti a mantenere la guardia alta, sempre, a sfruttare ogni minima possibilità lecita e civile, a non dare tregua, a diffondere informazione e agire, a crederci, insomma, oppure tanto varrebbe chiudersi a casa, godersi la famiglia e quel poco che ci hanno lasciato, in un mondo sempre più cementificato, inquinato, triste, dai boschi malati e dai mari deserti, dal lavoro precario e asfittico, dal consumo massificato e insipido.

Lasciamo che potenzino la centrale, che devastino quel poco di litorale rimasto, che continuino a cementificare, che cincischino su discariche, inceneritori e futuro nucleare,  che privatizzino l’acqua, e via piacevolmente così.

 

Eppure, abbiamo segnali. Il “fronte” avverso sarà potente, ramificato, ben introdotto e danaroso, ma non è poi un tutt’uno compatto. A volte qualche certezza, qualche “tanto lo faranno” si incrina.

A volte qualche intoccabile mostra clamorose  vulnerabilità, specie ora con la crisi. A volte emergono fatti, si scoprono giochi, ci sono intoppi imprevedibili.  A volte qualche politico vacilla, barcamenandosi fra i diversi interlocutori cui deve rispondere, che di tanto in tanto comprendono anche i cittadini, specie in occasione di appuntamenti elettorali. A volte qualche ente preposto fa, miracolosamente, il proprio dovere. (Dove il “miracolosamente” non è mancanza di rispetto per l’ente stesso, ma consapevolezza che, nella situazione in cui siamo, agire con rigore e correttezza sta diventando sempre più difficile).  

E poi ci saranno pure le crisi di coscienza, qualcuno di questi personaggi, la maggioranza dei quali fa di tutto per mantenersi impermeabile al pensiero oggettivo, si renderà pure conto che i dati sull’inquinamento, sulla crisi dell’ambiente non sono balle, che il mondo è uno solo e qui si rischia davvero, e si rischia tutti, e il denaro non può comprare un’altra Terra. Ora che lo dicono tutti, non solo più i “patetici verdastri”.

Altra idea da evitare, infatti, è bollare chiunque sia potenzialmente avversario di malafede a priori. Certo, su alcuni personaggi metterei la mano sul fuoco: sono senza speranza, altro che dati e prove, non li convincerebbe neppure una manifestazione ultraterrena, un miracolo biblico, vanno avanti a slogan e arroganza.

 Ma altri, specie nei piccoli comuni, nelle realtà locali,  a volte sono ignari, o disorientati. Per assurdo che possa sembrare, magari hanno ricevuto una sola parte di informazione e ci credono, ma messi di fronte al quadro completo possono cambiare idea o almeno riflettere.

Da lì bisognerebbe, bisogna ripartire: dai singoli, dal piccolo, dal locale, per cercare nuove convergenze sul bene comune. Si vede ora che, ad esempio, gli eletti delle liste civiche sponsorizzate da Beppe Grillo alle ultime elezioni (non ancora parte del successivo MoVimento nazionale), hanno agito spesso proprio come “grilli” parlanti, come coscienza critica e propositiva, ventata di nuovo nel vecchiume delle sale consiliari. Ma non solo loro: anche altri personaggi, altre liste civiche, hanno iniziato e stanno continuando a farlo.

 

Scopriremmo che si può fare molto, che certe cose date per scontate non lo sono affatto, soprattutto che certe pressioni, lusinghe, propagande o minacce nascondono debolezza anziché forza. Infatti sono spie significative, quando si ricorre a questi mezzi vuol dire che non si ha la situazione del tutto sotto controllo. Perché farsene impaurire, dunque? Vuol solo dire che si va nel verso giusto.

 

Non mi stancherò di ripeterlo: quelli che stanno dietro questa sfilza di progetti devastanti hanno molto potere, politico ed economico, e appoggi, e rete di interessi, e informazione dalla loro. Ma non sono una folla.

 

I contrari, i consapevoli o potenzialmente tali, sono tanti. Se però ad opporsi, denunciare, informare, agire rimangono in pochi, magari pure ciascuno per suo conto, allora sì, che non c’è speranza. I pochi sono necessariamente isolati, derisi, facilmente denigrati o ridotti al silenzio,  e le loro battaglie annullate senza difficoltà. Nella paura, nella timidezza, nella cautela prospera il diritto del più forte.

 

Se invece i più esposti, i più coraggiosi e lungimiranti non sono lasciati soli, allora non solo c’è maggiore possibilità di farcela, ma ne nasce un esempio positivo, un contagio che si propaga, persino un effetto valanga. Se si fa rete e ci si appoggia a vicenda, la battaglia di uno diventa di tutti, e l’effetto è moltiplicato.

 

Proviamoci, almeno. Stiamo già vedendo con i nostri occhi cosa voglia dire devastazione inutile del nostro territorio. Cerchiamo ancora di salvare qualcosa.

Non facciamoci mettere all’angolo, incastrare, bollare come quelli del no, come i retrogradi, come i velleitari, eccetera eccetera.

Il giochino ormai mostra abbondantemente la corda, smentito nei fatti, e  abbiamo valanghe di controproposte per il nostro futuro, per una economia sana e sostenibile. Mentre le prove della loro malafede, del loro disastro, la peggior propaganda per loro,  sono già presenti, concrete e indiscutibili. I deserti e freddi templi dell’inutile, come il Bofill.

 

Agiamo, dunque. Se non ora, dopo sarà davvero troppo tardi.

 

 Milena Debenedetti 

Il mio nuovo romanzo  I Maghi degli Elementi