| TRUCIOLI SAVONESI
spazio di riflessione per Savona e dintorni C’è del marcio in Danimarca (L’Italia dei valori regione per regione) di Marco Zerbino da MICROMEGA Pubblichiamo, dall'articolo, la parte relativa alla Liguria
….Scuola di polizia. Giovanni Paladini, lo si è
già ricordato, è all'inizio del 2009 alla guida dell'Italia dei valori
in Liguria. Ex Ppi, poi Margherita, poi Pd, è stato in passato
commissario di polizia e segretario generale aggiunto del Sap, il
sindacato «indipendente» (in realtà smaccatamente di destra) delle forze
dell'ordine. Nelle settimane che hanno preceduto e in quelle che hanno
seguito il G8 di Genova del luglio 2001 l'onorevole Paladini ha avuto un
gran da fare. Tre mesi prima dei disordini, prevedeva con largo anticipo
i disagi cui sarebbero andati incontro gli abitanti del capoluogo ligure
proponendo in consiglio regionale l'istituzione di un fondo a favore dei
cittadini danneggiati dai tumulti. Animatore, dopo il G8, della campagna
di controinformazione «Chi difende i difensori?», votava convintamente
contro la commissione regionale d'inchiesta sulle drammatiche giornate
del luglio 2001 proposta da Rifondazione, dimostrando così in tempi non
sospetti la sua consonanza ideale con quei deputati dipietristi (Carlo
Costantini e Massimo Donadi) che qualche anno dopo avrebbero contribuito
ad affossare l'istituzione di un'analoga commissione d'inchiesta
parlamentare. Febbrile è stata anche la sua attività di consigliere in
sostegno della lobby dei cacciatori, volta ad estendere i limiti
temporali della stagione venatoria, ad aumentare il numero di capi da
uccidere e a consentire l'immissione nel territorio della selvaggina da
allevamento, all'occorrenza votando insieme alla Casa delle libertà.
Paladini è arrivato in Idv nel marzo 2008, alla testa di un drappello di
83 fedelissimi, tutti amministratori eletti in Liguria nelle fila della
Margherita. Alle ultime elezioni europee, Di Pietro
decideva di inserire nella lista Idv per il Nord-Ovest la savonese
Gloria Bardi. Insegnante di storia e filosofia al Liceo classico di
Savona, scrittrice e appassionata di teatro, durante la stagione dei
girotondi e la cosiddetta «primavera dei movimenti» la Bardi era stata
fra i fondatori a Finale Ligure dell'associazione
LiberaMente, che per circa due anni aveva animato il dibattito finalese
organizzando eventi e discussioni pubbliche con Travaglio, Caselli, Di
Pietro, Dalla Chiesa, Remondino e altre personalità. Successivamente
era passata all'impegno politico locale dando vita, insieme ad alcuni
esponenti del Prc, alla lista civica «Un'altra Finale», per la quale si
sarebbe candidata a sindaco della cittadina nel 2004. Una donna
impegnata, insomma, dall'identità politica chiaramente definita:
radicale, laica, di sinistra. Un po' troppo, per uno come Paladini. Di lì a poco, la segreteria regionale del
partito decideva che le candidate liguri alle europee del 6 e 7 giugno
dovevano essere due: oltre a Bardi, veniva inserita in lista anche
Marylin Fusco, giovane astro nascente dell'Idv genovese, consigliera
comunale e, notoriamente, «fiamma» del Paladini. L'esordio
dell'avvenente Marylin in qualità di candidata al parlamento di
Strasburgo era però tutt'altro che brillante: nel corso di
un dibattito elettorale andato in onda su Odeon Tv, in compagnia di Iva
Zanicchi, la nostra ammise con straordinario candore, guadagnando si nei
giorni successivi la prima pagina del quotidiano Libero, che sì,
in effetti, «nei confronti di Silvio Berlusconi è in atto una
persecuzione». Ovviamente fra gli elettori e i militanti dell'Idv si scatenava il putiferio, tanto che
l'incauta candidata era costretta a una smentita ufficiale su YouTube. A
ogni modo, durante la successiva campagna elettorale Marylin ce la
metteva tutta, aprendo un suo sito dal quale comunicava in diretta video
con gli elettori, girando in lungo e in largo l'Italia nord occidentale,
addirittura presentandosi insieme a Tonino davanti ai cancelli della
Fiat e, soprattutto, beneficiando ampiamente dell'aiuto della segreteria
regionale del partito, a quanto pare non altrettanto prodiga nei
confronti di Gloria Bardi. Alla fine, nessuna delle due candidate
sarebbe stata eletta, ma la Fusco avrebbe ottenuto circa 8 mila
preferenze,contro le quasi 3 mila della Bardi. Passate le elezioni, Paladini si affrettava ad
ascrivere alla propria gestione il buon risultato ottenuto dall'Idv in
Liguria, in realtà in linea con la media nazionale e, come nel resto del
paese, dovuto principalmente alla forza d'urto del voto d'opinione
antiberlusconiano. Il coordinatore regionale ne approfittava, da un
lato, per un giro di vite nei confronti della minoranza interna del
partito, facente capo alla «grillina» Manuela Cappello e, dall'altro, per «battere cassa» in vista di una
ridefinizione dei rapporti di forza esistenti nel centro-sinistra
ligure. L'Idv reclamava una maggiore rappresentanza istituzionale nelle
varie amministrazioni locali, a Genova mandava sotto la maggioranza di
centro-sinistra in consiglio comunale votando con l'opposizione e
Paladini si spendeva senza riposo in trattative con Burlando e Marta
Vincenzi. All'ex «ministro gerundio» cercava di strappare accordi in vista delle regionali del 2010, sostenendo
che i tempi erano ormai maturi perché l'Idv, seconda forza della
coalizione, potesse aspirare alla vicepresidenza della Regione. Lasciamo
al lettore il compito di immaginare a chi spettasse, secondo Paladini,
l'onore di un così alto incarico. Fatto sta che la duplice offensiva riscuoteva
un duplice risultato. A giugno, un gruppo di otto membri del direttivo
provinciale di Genova, tutti vicini a Manuela Cappello, rassegnava
collettivamente le dimissioni in segno di protesta contro la gestione
autocratica del segretario regionale. Ai primi di luglio, veniva conferito un nuovo assessorato all'Idv
nella giunta comunale genovese. Il prescelto era Stefano Anzalone,
covata Paladini, ça va sans dire, un tempo vicino a Forza Italia,
anch'egli proveniente dal Sap, al quale veniva affidata la delega allo
sport. Assumendo il nuovo incarico, Anzalone lasciava il suo ruolo di
capogruppo Idv a Palazzo Tursi, che passava ora a Marylin Fusco. In provincia, invece, l'Italia dei valori
rimaneva a bocca asciutta anche se, durante il braccio di ferro con gli
altri partiti di maggioranza seguito alle elezioni di giugno, Paladini
aveva fatto circolare insistentemente il nome di Salvatore Ottavio Cosma
come nuovo assessore provinciale «di peso» in aggiunta (o in
alternativa) all'odiata Manuela Cappello. Cosma, da poco rientrato in Idv, è attualmente responsabile enti locali
della sezione ligure del partito. Di origini calabresi, da anni risiede
a Genova, dove ha peregrinato a lungo in diverse formazioni politiche:
ex Pci, poi Pds, ex assessore nella giunta comunale di Adriano Sansa,
transitato già in precedenza in Idv, era infine approdato nell'Udeur di
Clemente Mastella, da cui è uscito pochi mesi fa. Il suo «peso» sembra
derivare soprattutto dalle buone relazioni che mantiene nel capoluogo
ligure con i suoi conterranei in quanto presidente dell'associazione di immigrati calabresi «La
città del sole». Il 23 maggio2008, in un articolo del Secolo
XIX relativo a un'indagine condotta dal pm genovese Francesco Pinto
venivano citati degli estratti di un rapporto della guardia di finanza
dai quali emergevano i rapporti fra Cosma e la famiglia calabrese dei
Mamone, imprenditori edili operanti in Liguria a lungo beneficiati con diversi appalti dalle amministrazioni di
centro-sinistra. I Mamone, sempre secondo la finanza, sarebbero stati
segnalati dalla Dia per i loro legami con la cosca calabrese dei
Mammoliti. A Savona e provincia, fra i paladiniani di
stretta osservanza troviamo Rosario Tuvè e Vincenzo Catalano, che con il
coordinatore regionale ligure agiscono come un sol uomo. Tuvè, anche lui
ex Margherita, è l'attuale segretario provinciale di Idv mentre
Catalano, segnalato in passato negli ambienti della diaspora socialista,
è il suo vice con delega agli enti locali. Oltre a ricoprire l'incarico
nel partito, Tuvè è anche assessore ai lavori pubblici del comune di
Savona. Non molto tempo fa ha avuto l'onore di essere citato da
Ferruccio Sansa e Marco Preve nel loro fortunato volume Il partito
del cemento in quanto acquirente di un appartamento, ancora da
costruire, nel complesso residenziale di lusso successivamente
realizzato dall'architetto catalano Bofill nel quadro di una
maxispeculazione edilizia che ha investito l'area del porto storico di
Savona. Una scelta che al libero cittadino Tuvè non può certo essere contestata ma che lascia
un po' perplessi in considerazione del fatto che, all'epoca
dell'acquisto, l'assessore aveva la delega all'urbanistica, poi ceduta
alla fine del 2007 al collega Livio Di Tullio per assumere quella ai
lavori pubblici. Nello stesso periodo, fra l'altro, mentre infuriavano
le polemiche sul progetto, l'amministrazione comunale stava definendo
con i costruttori alcuni aspetti riguardanti gli spazi di proprietà
pubblica. Il trio Paladini -Tuvè-Catalano, alle ultime
elezioni amministrative, si è ovviamente dovuto occupate di decidere le
alleanze elettorali dell'Italia dei valori in provincia di Savona. A
Celle Ligure, l'Idv si è schierata al fianco del candidato sindaco di
centro-sinistra Renato Zunino, poi eletto. Assicuratore Unipol, membro
dell'esecutivo regionale Pd, Zunino era già stato sindaco di Celle nei
primi anni Novanta. All'epoca, la sua amministrazione si era conclusa con una condanna patteggiata (3
milioni più altri capi d'imputazione amnistiati) per abuso d'ufficio in
relazione al rilascio di concessioni e autorizzazioni edilizie. In un
altra località del savonese, Vado Ligure, l'Idv ha invece scelto di
appoggiare la candidata sindaco Monica Giuliano, favorevole alla
realizzazione della piattaforma per la movimentazione di container che,
nei prossimi anni, dovrebbe essere costruita a Vado dalla Maersk,
multinazionale danese del trasporto navale. Il progetto, osteggiato dalla stragrande maggioranza dei vadesi per le
sue ricadute ambientali e paesaggistiche, è invece sostenuto dal
centro-sinistra ligure che lo spaccia come foriero di opportunità
occupazionali. Peccato che Maersk negli ultimi mesi stia licenziando un
po' ovunque in Liguria, là dove è già presente. A giugno 2009 si è votato anche per il rinnovo
del consiglio comunale di Albissola Marina. Qui, all'inizio dell'anno,
era stato costituito un circolo di Idv che aveva come referente
cittadino Danilo Daneri, giovane ingegnere albissolese. Nell'approssimarsi della scadenza elettorale, i
membri del circolo avevano avviato una fase di consultazione con
entrambe le liste civiche riconducibili al centro-sinistra che si
sarebbero presentate alle elezioni. Con una di queste, «Nuova Rotta»,
che candidava a sindaco l'ex consigliere di opposizione Luigi Silvestro,
si era instaurato già nei mesi precedenti un rapporto di attiva
collaborazione su diversi temi d'interesse locale. L'altra lista,
«Albissola futura», sostenuta dalla locale sezione del Pd, presentava
come candidato alla poltrona di primo cittadino Nicolò Vicenzi, già
Popolari, Udeur e Margherita, e in passato sindaco di Stella per due
mandati. Gli iscritti albissolesi di Idv, non avendo preclusioni di
principio, avevano chiesto udienza anche ai referenti cittadini di
quest' altra lista, senza peraltro mai ottenerla. Più volte, nei mesi che avevano preceduto la
scadenza per la presentazione delle liste, Daneri e gli altri membri del
circolo avevano domandato a Tuvè e a Catalano come regolarsi per le
alleanze elettorali, ottenendo per lo più appuntamenti in seguito
rinviati e risposte ambigue. E dire che l'assessore è uno che di liste
elettorali se ne intende, avendo dovuto sborsare in passato 600 euro per
estinguere il reato di aver falsamente certificato una firma per la
presentazione delle liste alle regionali del 2005. Durante un incontro
effettivamente avuto verso la metà di marzo con gli iscritti
albissolesi, Tuvè accennava en passant all'eventualità che il
partito potesse correre alle comunali senza allearsi con i democratici,
come sarebbe avvenuto, ad esempio, nella vicina Varazze. Più o meno
nello stesso periodo i dipietristi di Albissola apprendevano dai giornali che la decisione
presa dalla segreteria regionale di Idv era quella di andare ovunque in
alleanza col partito di Franceschini. Comprensibilmente disorientati, i membri del
circolo arrivavano, il 2 aprile, a scrivere direttamente
all'onorevole Paladini, senza ottenere alcuna risposta. Nel mese
successivo, preso atto del silenzio degli organismi dirigenti locali,
l'Idv di Albissola si attivava per dare il proprio contributo alla
campagna elettorale di «Nuova Rotta». «Due giorni prima della chiusura delle liste»,
ricorda Daneri «ricevo una chiamata di Tuvè, che mi comunicava la scelta
di sostenere Vicenzi». A quel punto, il referente del circolo
albissolese informava l'assessore che, vista la latitanza dei vertici
regionali e provinciali, era ormai in corso una proficua collaborazione
con il gruppo di Silvestro. «Menzogne», ribatte Tuvè «abbiamo chiarito a
Daneri che doveva appoggiare la lista «Albissola futura» con largo
anticipo. Non è in questione la nostra stima per Silvestro, è che
avevamo il sentore che, in quelle condizioni, «Nuova rotta» fosse
destinata a perdere. E i fatti ci hanno dato ragione: a Varazze,
dove abbiamo acconsentito a che il partito andasse da solo, è stato un
massacro». Secondo l'assessore, la differenza fra la situazione di
Varazze e quella di Albissola risiedeva nella scarsa esperienza politica
di Daneri e dei suoi amici: «a Varazze abbiamo dato carta bianca perché
abbiamo ravvisato, nei responsabili locali del partito, dei presupposti di esperienza e competenza che
non erano presenti ad Albissola. E comunque, l'ultima parola sulle
alleanze elettorali spetta agli organismi di coordinamento regionale e
provinciale, non al singolo gruppo di iscritti». Su questo, va
riconosciuto, Tuvè ha ragione: secondo lo statuto oggi in vigore, i
circoli di Idv non possono in alcun modo vincolare o rappresentare il
partito sul territorio. Non possono, cioè, prendere decisioni in
contrasto con quanto stabilito dagli organi statutari. A essi, tuttavia,
«deve essere assicurata l'attiva partecipazione alla
vita politica del partito» (articolo 5), ed è stata proprio l'assenza di
partecipazione quella che, ci pare di capire, ha determinato l'esito
spiacevole della vicenda. Alle elezioni, Daneri si presenterà infatti
nella lista di Silvestro «come libero cittadino, non come Idv». Per
tutta risposta, a consultazione elettorale avvenuta, Tuvè «sospendeva»
l'intero circolo albissolese, a partire dal referente. In realtà la vicenda delle comunali spiegava
solo in parte il ricorso ad una decisione così estrema. A determinarla
aveva infatti contribuito anche (soprattutto?) la lettera che, a urne
Ormai chiuse, Daneri e un gruppo di giovani iscritti a Idv delle
province di Genova e Savona avevano inoltrato ai vertici nazionali del
partito, lamentando l'eccessivo sbilanciamento dei dirigenti regionali e provinciali nei confronti della
candidata Fusco. «Girando per la Liguria nelle settimane precedenti alle
elezioni», sostiene Daneri «sembrava che l'unico candidato di Idv al
parlamento europeo fosse Marylin Fusco. Noi, come iscritti a Idv,
abbiamo ritenuto doveroso fare campagna elettorale anche per altri candidati, a partire dalla ligure
Gloria Bardi». La vicenda della lettera e dell'avvenuta sospensione dal
partito rimbalzava sugli organi di stampa locale, con il sito
Uominiliberi. it che rivelava un particolare, per Paladini & Co,
ancora più imbarazzante: durante la campagna elettorale, dalla
segreteria provinciale e da quella regionale del partito sarebbero stati
mandati ai candidati alle provinciali e alle comunali due sms in cui si
proponeva lo sconto sul materiale elettorale a coloro che avessero
deciso di associare la propria candidatura alle amministrative a quella
europea della Fusco. Di casi simili a quello di Albissola, nei quali
si assiste ad un conflitto fra la componente motivata e militante del
partito e quella più legata a logiche elettoralistiche e spartitorie, se
ne potrebbero citare diversi. Qualcosa di analogo si è verificato ad
esempio anche a Caltanissetta, sempre in occasione dell'ultima tornata
elettorale…. |