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Alla Biblioteca di Villapiana è andato in scena un pomeriggio da “5 gatti”

Il secondo libro sulle “bombe di Savona”

è al vaglio degli inquirenti. Uscirà?

Presente l’autore Macciò e il generale Bozzo. Le ultime novità. L’inchiesta non è archiviata. La “verità giudiziaria” resta una “chimera”. Quella storica no…

 

Savona – Inizia con pochi minuti di ritardo l’appuntamento con l’autore, Massimo Macciò, insegnante di Diritto, ed autore dell’unico libro sulle “Bombe di Savona (1974-1975)”. Sono trascorsi 34-35 anni. Nella Biblioteca di Villapiana- Liceo Scientifico Statale O. Grassi dove la Seconda Circoscrizione ha organizzato l’incontro non c’è stato ressa, né confusione. Anzi, la notizia certa è che il pubblico interessato era formato da 5 (dicasi cinque) persone. Gli unici savonesi, e forse qualcun altro, ancora sensibili agli anni del “grande mistero”, del “buco nero”.

Siamo in piena campagna elettorale, il cittadino è bombardato da manifesti, volantini, appuntamenti di candidati. Si parla, si straparla e si discute di tutto e di più. Nel carnevale e nel libro dei sogni della disinformazione imperante, come è facile documentare, ascoltare dalla viva voce chi parla di “vecchio” è perdente.

Le bombe, gli attentati sono finiti nel dimenticatoio, non fanno più “audience”, né attirano lettori. Il 24 marzo Il Secolo XIX (ampio servizio) e La Stampa (notizia in breve) hanno rispettivamente titolato: <Bombe a Savona, archiviata l’ennesima inchiesta, la quarta sugli attentati. La verità resta un sogno. Unica certezza, la regia di Ordine Nuovo>. Oppure: <Indagine archiviata. Confermata la firma dell’eversione, ma sono rimasti ignoti gli autori degli attentati>. E due giorni dopo, nella rubrica “lettere al Decimonono”, il cittadino-lettore Fabrizio Poggi, ricordava “quei giorni, la vittima Fanny Dallari, feriti e distruzioni, allarme, paura…e successivamente Savona terra di sperimentazione della P 2…>. Nessuno stupore, quella lettera-testimonianza-riflessione  non ha suscitato reazioni, è finita immeritatamente nella “spazzatura”.

Per chi ha voglia di leggere ed informarsi, può anche essere utile un’intervista che “Trucioli Savonesi” (vedi le interviste di Trucioli….) aveva fatto, lo scorso anno, al maresciallo maggiore in pensione Pietro Moretti, già comandante della squadra di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Savona che, all’epoca delle indagini, si occupò in prima persona di uno dei 12 attentati.

Per il resto vale la pena di ascoltare, ancora una volta, il solo savonese che, per libera scelta, si è occupato con passione, nella totale discrezione, della “vicenda bombe”, il professor Massimo Macciò. E con lui, al suo fianco, quale testimone dei tempi, il generale dei carabinieri, Nicolò Bozzo, già stretto collaboratore del generale-martire Carlo Alberto Dalla Chiesa (trucidato dalla mafia e non solo). Bozzo era in servizio a Savona, quale comandante provinciale dell’Arma, all’epoca del “caso Teardo”, si occupò anche delle “bombe” e della “massoneria” deviata e non deviata.

Torniamo alla cronaca dell’incontro (27 maggio 2009). La Circoscrizione ha affidato il “coordinamento”  alla professoressa Adriana Romano. Esordisce: <…Alla Biblioteca tocca ritrovare un ruolo di comunicazione…sentirsi raccontare non notizie vaghe, ma esperienze vissute dalle persone…Siamo qui per parlare di un libro “Le Bombe di Savona” che ogni biblioteca, ogni studente dovrebbero avere e leggere…Siamo qui per un’operazione di recupero della memoria…Una storia definita storta, dimenticata, brutta e sporca…Un periodo ancora oscuro tra la primavera-estate 1974 ed il 25 maggio 1975…All’autore Macciò chiediamo di chiarirci le motivazione e le finalità del suo prezioso lavoro di ricerca, e le nuove scoperte…>.


Nicolò Bozzo

L’autore Massimo Macciò: <Questo libro su Savona, nasce legato alla strage di Ustica, ai suoi 81 morti. Il 30 aprile 2004 ho ascoltato la lettura della sentenza, su Ustica, al tribunale di Roma… la parola “Ufficio Affari Riservati” e ricordavo di aver letto qualcosa di simile relativo alle “Bombe di Savona”…>

Perché il mio interesse? Maccio: <…Ma delle Bombe di Savona non parlava nessuno, neppure chi all’epoca aveva fatto le ronde…Cosi ho organizzato, con altri, un Comitato cittadino ed ho iniziato ad andare in giro e raccogliere testimonianze significative. Sono 14 i savonesi che ho “ascoltato”, riportando loro dichiarazioni. Che hanno vissuto l’esperienza di allora. Credo di aver scritto un testo di testimonianza per il recupero della memoria…neppure a Belfast esplosero così tante bombe in un breve arco di tempo>.

Anche l’ultima inchiesta è “fallita”, finita in archivio? Massimo Macciò: <Ho cercato di focalizzare le indagini svolte, ho cercato soprattutto materiale a supporto…Ebbene dopo la prima edizione, né è scaturita una seconda. Direi un nuovo libro che riguarda espressamente le indagini nel corso degli anni. Questa “bozza” è ora in mano agli inquirenti, anche per rispetto verso l’inchiesta in corso, non ancora archiviata. Penso di aver trovato alcune cose fuori dal normale, le definirei fenomenali, fuori dall’ordinario ed anche delle responsabilità.  Non so se potrò pubblicarle, se troverò l’editore…C’è una mia ipotesi, in particolare, alla quale io credo e se vera possiamo dire che i savonesi con le bombe non c’entrano niente…Tutto andrebbe semmai collegato ad una legge varata nel 1948…Una storia spaventosamente enorme… non posso scendere in altri dettagli…Diciamo che sta molto più in alto che a Savona…Se e quando uscirà il libro si potrà avere un filo conduttore e…capire il reale significato di alcune delle interviste…in pratica già si sapeva…>.

E il rapporto di Macciò con gli ultimi inquirenti? Risposta: <C’è stata la massima collaborazione, grande disponibilità da parte del procuratore capo Vincenzo Scolastico prima e del successore Francantonio Granero, ora. Posso testimoniare di una buona efficienza…>.

Lo studioso della “Bombe di Savona” è fiducioso? Ancora Macciò: <Una cosa è la verità giudiziaria, ben altra cosa è quella reale. Partendo da questo presupposto sarà  difficile arrivare dopo tanti anni alla “verità giudiziaria”. Sono più fiducioso sulla “verità storica”, argomento di cui si è parlato davvero poco, forse anche questo aspetto può suggerire qualche indicazione…Da 30 anni le “Bombe di Savona restano ignorate, taciute…>.

In effetti esiste l’elenco dello stragismo in Italia che tutti i maggiori organi di informazione hanno sfornato nei decenni: ma non si troverà mai (Rai compresa) la “stagione delle bombe di Savona”.

Tocca prendere la parola al generale Bozzo. Un ufficiale della Benemerita che è stato interrogato, come teste, in numerose inchieste ed indagini parlamentari di grande spessore, a livello nazionale. Bozzo ripropone nei dettagli un particolare di cui aveva già parlato: <Una delle commissione parlamentari, con 20 deputati, 20 senatori, oltre ai rispettivi esperti, tra essi lo scrittore De Lucis, tra i più autorevoli autori di storie di servizi segreti,  commissione presieduta dall’avvocato Pellegrino mi chiese, tra le altre cose, il mio parere, che idea mi fossi fatto sulla P 2. Risposi: per me la P 2 è una struttura segreta anche e soprattutto al servizio della Cia… Non dimentichiamo che venne fuori il “Grande Vecchio” e ricordo benissimo che quando Bettino Craxi chiese a Dalla Chiesa informazioni a questo proposito… Venne fuori il nome di Corrado Simioni  (vedi Il Covo di Stato di Sergio Flamigni ndr), …un amico di scuola che si era trasferito a Parigi e fondato un istituto di lingue estere…c’erano collegamenti con un “postino” dei terroristi rossi, cosi come con Mario Moretti, capo della Brigate Rosse che andava tranquillamente in aereo tra Milano e Parigi…Quella scuola di Parigi era una “stanza di compensazione” tra alti funzionari della Cia e del Kgb….In commissione mi fecero una domanda, io diedi una risposta…c’era da aspettarsi che qualcuno tra i componenti e loro esperti mi chiedesse delucidazioni ulteriori. Non è accaduto. Muti. Perché?  Eppure aveva detto che se esiste un Grande Vecchio o un Grande Fratello….dove opera un alto comando Cia….chi aveva la responsabilità del settore italiano…all’epoca al Melogno c’era una base americana, a Capo Mele qualcos’altro…>.

Mettere insieme tutti i tasselli pare un compito immane. Il prof. Macciò conclude con una battuta: <Sarebbe interessante, un giudizio del presidente Cossiga…>.

Precisazione, a completezza d’informazione. L’autore dell’articolo ha chiesto aiuto a Cossiga il 22 gennaio 2008, con una circostanziata richiesta e una “mail personale”; partendo dal presupposto che per quanto si sa dalle cronache, il presidente emerito non si è mai pronunciato sulle “Bombe di Savona”, neppure nella sua visita a Savona da presidente della Repubblica e di fronte ad una precisa domanda del cronista rispose: <Non è questa l’occasione, per parlare di bombe….>. Neppure il più volte ministro e tra i padri della Costituente, Paolo Emilio Taviani, accettò di chiarire, oltre alle tesi generiche,  quale idea personale si fosse fatto sugli attentati di Savona. Rifiutò cortesemente anche nel suo ultimo viaggio nel Savonese, un incontro pre-elettorale al Grand Hotel Garden Lido di Loano, con una stretta cerchia di sostenitori ed amici di partito dove parlò invece dei “tre poteri” veri che, a suo dire, hanno il potere in Italia. Dove fece alcune battute “riservate” sul “personaggio Berlusconi” e su alcuni ex Dc diventati berlusconiani di primo piano. Imperiesi compresi.

L. Cor. 

Post Scriptum. Il mese scorso, Piero Ottone, tra le grandi firme del giornalismo italiano, è tornato a Savona, dopo molti anni, per presentare il suo libro (Italia mia. Il Paese che abbiamo sognato e che non c'è). A presentarlo, come moderatore, Luciano Pasquale, direttore dell’Unione Industriali e (allora) presidente della Fondazione Carisa, ora presidente della Carisa. In sala 12-15 persone. Nessun rappresentante del Comune, né della “illuminata” giunta Berruti (centrosinistra) si è degnato di riceverlo e presenziare all'incontro. Una scortesia che non ha scalfito il tradizionale aplomb del più inglese dei direttori.  

Ottone, nel paese delle etichette, ha ricordato Il Sole 24 Ore, resta sempre colui che nella breve stagione in cui guidò il Corriere delle Sera portò in prima pagina gli scritti corsari di Pierpaolo Pisolini. Come l’isola di Peter Pan, anche l’85 enne giornalista genovese si duole che l’Italia, così come l’aveva sognata, non c’è e forse non c’è mai stata. Ottone ha scritto, nell’ordine, La Passionaccia (Rizzoli), Il Revisionismo (idem) e Italia Mia (Longanesi). Tre libri sapientemente retorici, ma solo una piccola parte del suo brillante e autorevole percorso di autore a tutto tondo. Come non ricordare Affari & Morale, Le Regole del Gioco, Il Gioco dei Potenti, Vizi e Virtù e Giornale di bordo, quest'ultimo dedicato alla vela, la sua grande passione. Ma resta un documento prezioso la sua Intervista sul giornalismo, un illuminante dialogo-confronto con Paolo Murialdi sugli intrecci tra politica ed editoria negli anni 1968-1977, vale a dire dalla direzione del Secolo XIX a quella "rivoluzionaria" del Corriere della Sera.

Piero Ottone (già direttore del Secolo XIX dal 1968 al 1972, tra i primi a chiedere ai suoi giornalisti inchieste approfondite sull’esordio della speculazione edilizia in Riviera, Alassio, Borghetto, Sanremo, Rapallo, "inventore" delle edizioni provinciali e artefice, con Amedeo Massari, del rilancio e dell'ascesa diffusionale e del prestigio del "Monono") ha avuto tra gli editori l'avvocato Agnelli, Alessandro Perrone, Carlo De Benedetti.

Ed era proprio l’Avvocato, si racconta, che dopo l’uscita dal Corriere gli ripeteva: "Ogni volta che al Corriere c’è qualcosa che non va mi dicono: colpa dello Statuto di Ottone". Di cosa si trattava? Una svolta  epocale per un giornale. Un accordo con l’editore per consentire ai giornalisti di avere voce in capitolo sull’organizzazione del lavoro, organici, orari, mansioni.

Solo una (ingiustificabile) dimenticanza dell'ufficio stampa o una pessima organizzazione, oppure, ad essere maliziosi (ma a pensare male, come dice Andreotti, si fa peccato ma talvolta ci si azzecca),  Piero Ottone è un giornalista troppo autonomo per essere “gradito ed applaudito” a Palazzo Sisto IV? Una cosa pare certa. Il mancato “benvenuto” ad uno dei calibri storici del giornalismo italiano, la dice lunga per ciò che sono e rappresentano. Ma soprattutto una occasione persa per incontrare e dialogare con uno degli ultimi esponenti del grande giornalismo, testimone e protagonista degli avvenimenti più significativi e importanti della nostra storia.