INDUSTRIE SAVONESI E CENTRALI. VECCHI E NUOVI RICATTI OCCUPAZIONALI E MONETIZZAZIONE DEL RISCHIO
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Da Cengio a Vado. La sera del 30 aprile, in Villa Groppallo a Vado
Ligure, ho avuto la fortuna di assistere a un lavoro teatrale di un
intelligente e impegnato attore Andrea Pedricca. Tratto dal libro di Hellmann < Cent’anni di veleno>,
narrava in modo appassionato e puntuale, tutta la tragica vicenda ACNA:
la fabbrica della morte. |
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Una storia che, come lo stesso Pedricca
sostiene, ”lascia
l’amaro in bocca, ma il cuore pulito”,
per come una battaglia sia stata condotta e
vinta da povera gente.
Lascia l’amaro in bocca è vero,
ma non solo per la
triste storia di morti e di terre e acque
irrimediabilmente inquinate, ma per una vicenda,
dove la lotta politica e sindacale si è spesso
confusa con la difesa dei più grandi interessi,
quella di potenti realtà imprenditoriali,
ipocritamente occultata e mascherata con la
difesa di un posto di lavoro. Un posto di lavoro che ha
voluto dire: cancro per gli operai e non solo,
morte di un fiume e di un territorio che era il
sostentamento di famiglie liguri e soprattutto
di quelle delle valli piemontesi. Operai contro contadini,
liguri contro piemontesi, Cengio contro
Cortemilia, Saliceto, Monesiglio e tanti altri. La storia dell’ACNA durata
cento anni, ora sembra essersi avviata alla
conclusione definitiva, ma le riflessioni da
fare sono ancora tante.
Quanti bocconi amari dovremo mandare ancora giù
e quante guerre come quella dovranno essere
ancora combattute nella nostra Provincia? L’esito della lotta finale
dell’ACNA deve servirci da incoraggiamento,
perchè non dimentichiamo che proprio a Vado la
storia sembra ripetersi!
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La centrale
La centrale a carbone di Vado, obsoleta fonte d’inquinamento,
malattie e morte, da decine e decine di anni, invece di chiudere, di essere
depotenziata, torna a essere nuovamente proposta in consistente ampliamento.
La lunga storia narrata e
denunciata da più parti su tutta la vicenda di mancati controlli, di connivenze
e mancate verifiche, di false autocertificazioni, con l’avvallo di quelle stesse
forze della sinistra e del sindacato che, per la salvezza dei posti di lavoro,
hanno spesso ceduto e giustificato il criminale operato dell’Azienda: a nulla
sono valse.
La monetizzazione del rischio
torna a essere un obiettivo del Sindacato che, al tavolo con Tirreno Power,
approva l’ampliamento della centrale da 800 MW, definendo gli oppositori
retrogradi e terroristi.
Il Sindacato che approva l’operato di un’azienda che esegue
in prima persona il bio-monitoraggio e, proprio come fu per ACNA, si controlla
da sé, ignorando e respingendo i risultati di studi epidemiologici ampiamente e
dettagliatamente diffusi dalla comunità scientifica.
Un Sindacato che tratta con chi promette 50 posti di lavoro,
mentre dall’1985 al 2006, quando da ENEL la centrale passa a Tirreno Power, li
fa diminuire di 332 unità.
Si ripresenta la stessa monetizzazione del rischio che,
all’ACNA, rendeva complici dell’azienda, sindacalisti e medici, proprio chi
aveva il compito di vigilare sulla salute degli operai e dei cittadini.
La storia sembra proprio ripetersi.
Mentre, a Savona, gli allarmi del mondo scientifico sono
sempre più chiari e allarmanti sulla pericolosità delle emissioni inquinanti
della centrale a carbone e sulla loro relazione con le gravi malattie, sempre
più in aumento su tutto il territorio interessato: tutto sembra tacere.
Dopo una grande
manifestazione dove
Amministrazioni, associazioni ambientaliste, comitati e cittadini respingevano
la proposta di ampliamento, la Tirreno Power pubblicizzava con enormi cartelli
pubblicitari, autorizzati dalle stesse Amministrazioni, il suo potere
decisionale ammantato da una strumentale aura ambientalista, come solo le grandi
multinazionali sanno fare.
In tempo di campagna elettorale, anche il dissenso sembra
essersi ammutolito, come per non disturbare i manovratori, eppure oggi la
monetizzazione del rischio non fa più parte della visione del mondo di molte
persone.
Quelle che vorrebbero, finalmente, vedere chiare distinzioni
nella politica tra un PD e un PDL; differenze e distinzioni sulla visione di un
mondo e sul progetto per un futuro, dove la qualità della vita e i valori
condivisi non debbano essere sempre trascurati in nome di qualcos’altro.
Premiamo, allora, i partiti e le
forze politiche che si esprimeranno chiaramente
contro: l’ampliamento della centrale e per il suo depotenziamento, contro la
disastrosa piattaforma di Vado e contro la costruzione dell’inutile porto alla
Margonara, contro la costruzione d’inceneritori o la combustione del CDR nella
stessa centrale regalandoci ancora diossine e metalli pesanti.
Premiamo chi si batte concretamente per il potenziamento
della raccolta differenziata e contro le speculazioni immobiliari con altro
cemento su tutta la costa e la Provincia.
Penalizziamo chi tace, omette o approva tali scelte.
Solo così se verranno portate avanti, potremo dire:
NON IN MIO
NOME!!!!!
ANTONIA
BRIUGLIA
Il prossimo numero tratterà del ricatto occupazionale per le industrie albissolesi.
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