Ecco la precisazione inviata a Oli (in veste di
segretario sindacale), vale anche per voi anche se lo stile di Oli nella
presentazione della vicenda era stato ben diverso da quello di Luciano
Corrado. RIFERIMENTO: Un grosso pasticcio per la Cassa
di assistenza Buona norma di chiunque scrive, giornalista o no,
sarebbe quella di informarsi a tutto campo e non solo su elementi legati
a interventi o analisi parziali o di schieramenti di parte.
Chi legge la nota di
“e.m” deduce che la cassa integrativa di
assistenza sia un bengodi in cui, nella migliore delle ipotesi, ci sono
stati se non furti o ruberie, sciatteria a favore di una categoria (i
giornalisti) che ha molti difetti (siamo i primi a dirlo e combaterli
quando ci riusciamo), ma non quello di non avere denunciato e affrontato
1-La Casagit è stata una conquista sindacale contrattuale
poi resa autonoma nella gestione. Ogni giornalista paga ogni mese una
trattenuta. Il principio uniformatore è quello della mutualità. Quindi
solidarietà, ovvero ciascuno versa in ragione di quanto guadagna e
riceve quasi empre in ragione delle necessità reali. Non essendo appunto
un pozzo di S.Patrizio (ovunque c’è chi prova
a marciare sulla
solidarietà) è regolamentata con tariffari, rimborsi, convenzioni,
assistenze dirette e no.
2-La platea dell’informazione e di chi lavora nel settore è cambiata
negli ultimi 15 anni,
precariato in testa, molto lavoro autonomo pagato (spesso male). Si è
cercato nella diversificazione dei contratti di dare a tutti o quasi la
possibilità di iscriversi e di compensare, nel caso non raggiungesse il
minimo di versamento contrattuale, con una propria quota il diritto alla
assistenza. Ecco perché c’è chi integra la sua quota da sempre e non
perché c’è questa oggettiva situazione di difficoltà e di deficit. Pur
calando il gettito contrattuale (stipendi più bassi”, prepensionamenti
etc)
3-La Casagit non è non benefit gentilmente concesso dagli editori.
E ha scontato, come ogni cosa contrattuale, sindacale, professionale(a
oggi il contratto deigiornalisti è senza rinnova da 4 anni e più,
quindi il gettito dei versamenti non è salito a fronte di una spesa in
ascesa) la progressiva e
giusta trasformazione della (ex)
corporazione dei giornalisti in una categoria. Compresa una certa
disattenzione della categoria abituata o a lamentarsi per quanto versa
oppure per qualche ritardo o oggi perché c’è una oggettiva situazione di
difficoltà. Dovuta a cosa? A nessuna ruberia, ma a degli errori di
valutazione e anche a un eccesso (o malinteso quindi sfociando
nell’egoismo) senso di solidarismo. Nel senso che su alcune piazze come
Roma l’avere contribuito (per esempio) a una struttura di assistenza in
forma diretta e propria (poliambulatorio) ha portato a una spesa di
difficile gestione e controllo. Accumulando problemi e difficoltà che
vanno risolti. Come quelle di un eccesso di convenzioni con rimborsi
alti nell’ospedalità privata.
4-La mutualità della Casagit, da sola, spiega e motiva il valore sociale
della Cassa
stessa.
Basta fare un raffronto con le assicurazioni classiche e si trova la
risposta a chi dice meglio chiudere e mi faccio l’assicurazione privata.
Provare per credere. Chi scrive ha versato, per mia fortuna, per almeno
venti anni senza avere bisogno di supporto o integrazione sanitaria di
una lira o di un euro Quando ho avuto necessità sono stato assistito o
aiutato, come moltissimi altri e continuo a versare la ritenuta
salariale (ritenuta:
nessuno ci regala nulla) ben contento di
avere contribuito e di contribuire ad aiutare altri.
5-La mutualità della Casagit di fronte ai dati di deficit
e difficoltà impone una riforma seria nei livelli di assistenza che
saranno propri e dovrebbero già esserli, della modificata geografia
contrattuale, economica, sociale del giornalismo con contratti da
dipendente o no. Da qui la necessità di fare capire a chi ha
indubbiamente non dico approfittato, ma ecceduto nell’uso della Casagit,
che i tempi sono cambiati, con una razionalizzazione diversa
dell’assistenza integrativa che, in quanto tale, non sostituisce il
SSN.
6-Sarebbe stata una ricerca (forse non mirata solo su singole componenti
o altro di sindacato, casagit e dintorni)
più completa, se – per esempio – “e.m.” avesse letto cosa nel 2006 e
2007 la Ligure con altre dieci associazioni di stampa regionali e le
loro consulte casagit (sindacato e casagit) avevano proposto ed
evidenziato. Quello che con aria un po’ scandalizzata e – scusate – con
un po’ di facile travaglismo d’annata (ma Travaglio si documenta allo
sfinimento) oggi viene proposto nel servizio di “e. m”. C’erano
soluzioni, proposte, allarmi oggi di attualità, non condivisi o
sottovalutati non tanto o non solo in sede Casagit, ma sulle piazze più
grosse dell’informazione.
La complessità della situazione e di cosa è la Casagit porta via troppo
spazio per spiegare cosa nel testo di Oli viene condensato con vari link
a una sola voce al cui interno ci sono cose condivisibili ma anche molte
e soprattutto cose legate al prossimo rinnovo degli organismi. La Ligure
con il cosiddetto “coordinamento delle associazioni” e la sua consulta,
analisi e proposte sgradevoli le ha fatte, non da sola. Nel CdA Casagit
due componenti hanno detto no alle mani in tasca ai colleghi, sostenendo
la riforma e sono due colleghi del
coordinamento
che, tanto per essere chiari, non è una corrente, ma raccoglie su temi
sindacali espressioni culturali, politiche e vi dicendo di anima diversa
con un concetto comune condiviso: si fa sindacato. Bene o male, ma per i
colleghi. Nelle consulte il fiduciario ligure
La crisi c’è, l’editoria è in crisi da molto tempo,
ma proprio per questo il principio solidaristico della cassa, con
adeguati e intelligenti sacrifici e riforme può e deve continuare a
vivere. Nessuno- questo sia chiaro - ha rubato mai nulla. Il soldi,
sono finiti in tasca ai colleghi. Si tratta di cambiare passo. Ovvio che
chi si troverà a doverlo fare sarà antipatico... e in Liguria, non da
oggi, lo siamo. Proprio per questo sarebbe stato meglio e avremmo
gradito – al i là della legittima espressione di pensiero e di critica –
una documentazione più approfondita e completa sul tema. Magari chi ha
scritto è pure uno/a collega e dovrebbe conoscere tutto il sistema, non
perché è spesso anche una domanda d’esame professionale, ma perché la
cassa è un patrimonio della categoria. Risvegliarsi come Alice nel paese
delle meraviglie, scusate, non è un pregio ma una colpa. La solidarietà è antipatica a molti, oggi più che in
altre epoche. E la Casagit anche se un po’ antipatica darà ancora una
mano a molti. Riformata e senza demagogia. Grazie per l’ospitalità Marcello Zinola Segretario Associazione Ligure dei Giornalisti-Fnsi |