TRUCIOLI SAVONESI
spazio di riflessione per Savona e dintorni


A Ceriale storia allucinante di cittadini alle prese col Comune e con i giudici

<Aiutateci a fare giustizia

prima che sia troppo tardi>

Un porticato conteso e “sequestrato”. Una piazza pubblica che resta “privata”

 

Ceriale - <Se fossi un mafioso avrei già risolto il mio problema, invece sono un semplice, umile cittadino italiano che chiede soltanto giustizia. Senza pretese, disposto a rispettare la sentenza che attendo invano dal giudice di Pace di Albenga... Sto vivendo un’odissea allucinante, non so più a chi rivolgermi…, chiedo aiuto per non impazzire…prima che sia troppo tardi…qui c’è addirittura Piazza XXV Aprile, che è pubblica solo virtualmente, di fatto appartiene ad un’impresa edile, ma se si guasta una tubazione pagano i condomini…per quanto mi riguarda sono alle prese con un porticato dentro il quale subisco di fatto un sequestro di beni mobili… eppure dovrei essere proprietario, ma mi ritrovo “recluso”, sequestrato, come documentano le foto che allego…vorrei che un’autorità decidesse se ho torto o ragione…invece attendo una soluzione dal 2002…Chiedo soltanto giustizia e dignità…>. 

Trucioli Savonesi si occupa a distanza di poco tempo di un’altra storia esemplare  (la precedente quella della mancanza di un marciapiede sull’Aurelia di levante) di come non dovrebbe essere un paese civile e democratico. Di come non dovrebbe essere trattato il cittadino. Soprattutto se questo cittadino, residente, non appartiene al mondo dei parassitari. Ha cercato di essere un cerialese esemplare, onesto, come ce ne sono ancora. Non ha santi in paradiso, non è un mafioso.

Invece si trova a dover raccontare (per ora è il caso di non citare nome e cognome) una vicenda allucinante di cui è protagonista, vittima, testimone, parte in causa, parte lesa, forse colpevole senza saperlo. Senza alcuna colpa diretta.

E’ una delle troppe situazioni – nella stragrande maggioranza dei casi restano “segrete”, racchiuse in fascicoli giudiziari – di disordine, caos,  anarchia, creati dall’imbarbarimento della cementizzazione selvaggia.

In una città, Ceriale, di cui Trucioli Savonesi ha già raccontato, in passato, senza smentite e senza querele, con nomi e cognomi, cariche e ruoli ricoperti, le scorribande di impresari e società di ogni risma. Prendi e scappa. Nella quasi totale impunità amministrativa (almeno per il passato).

Conseguenze, economiche e sociali, di distruzione ambientale, impoverimento del  tessuto economico, commerciali. Pochi ricchi, in buona parte scappati, molti “scottati”, con un pugno di mosche in mano. C’è chi si è rovinato per acquistare un bar, un ristorante, un’attività commerciale. Illuso in un rilancio che a parole era sempre dietro l’angolo. Invece hanno continuato a distruggere, dopo l’ambiente è toccato all’agricoltura, al turismo.

Se non è corretto mettere tutti nello stesso calderone, le grane che ne sono scaturite, le disgrazie finiscono per ricadere spesso sulle spalle di cittadini incolpevoli, o poco accorti, che ne pagano le conseguenze. Impotenti, abbandonati, ignorati.

Quanto accade in Piazza XXV Aprile, a Ceriale, è lo specchio di cosa possa succedere in una comunità dove ha prevalso, ad un certo punto, la “legge della giungla”. Dove non ci capisce bene da che parte stavano i responsabili della cosa pubblica. Alcuni sono cambiati, altri restano sulla scena. E non si vergognano neppure. Sperano soltanto nel silenzio e nella disinformazione.

Quando un cittadino disperato arriva a scrivere ad un giornale, ad un blog, chiedendo di essere aiutato per non impazzire, a non perdere il lume della ragione, per non commettere in un “momento di follia una pazzia”, dovrebbe indurre tutti a non sottovalutare, alla determinazione di decidere. Ognuno per la sua parte. Assumersi responsabilità, basta scaricabarile. Dal palazzo civico al palazzo del Tribunale.

E’ la storia di un condominio realizzato nel 1978, con gli appartamenti ultimati nel 1989 e agibilità 1990. Un immobile di venti condomini (due soli i residenti) che ha visto col tempo trasformare in alloggi anche i negozi inizialmente previsti. L’opera era stata realizzata dall’impresa Cerati & De Giovanni di Loano.

Lo specchio di quell’operazione immobiliare? Una piazza, neppure piccola, sprovvista di titolo di proprietà comunale. I sindaci che si sono avvicendati hanno da dire qualcosa, da rimproverarsi quantomeno i tempi lunghi? O le colpe sono sempre dei cittadini? Del caso? Della giustizia?

L’ufficio tecnico comunale di Ceriale, nel corso degli anni, ha vissuto parecchie peripezie, nel bene e nel male.  Oggi c’è un architetto, Luca Spada, che conosce la vicenda, i retroscena. Con lui si sono interessati altri tecnici, Orazio Claveri, Giuseppa Parrinello. Si sono recati più volte sul “teatro”, ovvero un porticato che un cittadino reclama come suo, alla luce di una scrittura privata (è valida?), ma trova la tenace opposizione del condomino (amministratore Giordano, assistito dall’avvocato Marco Gallea) e del Comune che si è rivolto all’avvocato Simona Zunino di Albenga.

Il cittadino che “chiede aiuto” non sa se ha ragioni da vendere, oppure torto marcio perché forse, a sua volta, gabbato al momento dell’acquisto. O ancora, il tutto è avvenuto in modo cristallino e le pretese sono illegittime. Hanno ragione Comune e condominio, il costruttore che si ritrova proprietario di una piazza pubblica, magari senza volerlo.

Intanto le udienze davanti al giudice di pace del tribunale di Albenga (i giudici onorari, a loro volta, sono alle prese con un’ allucinante mole di lavoro e con carenze macroscopiche) continuano ad essere fissate e rinviate. Testimoni citati e rispediti a casa senza essere ascoltati. Tutto normale? Da paese civile?

Anche i sindaci Giovanni Cerreti, geometra ed imprenditore, e Piero Revetria, ex dipendente Usl-Asl (il primo si è ritirato a vita privata e dalla politica, il secondo è assessore e più che mai sulla cresta dell’onda per Forza Italia) sono a conoscenza del gazzabuglio. Di questo inedito, infelice e tristissimo spaccato di vita pubblica cerialese. Dell’ incapacità di occuparsi anche delle piccole cose quotidiane che dovrebbero rappresentare l’abc di ogni pubblico amministratore al servizio dei cittadini, a prescindere dal loro censo. Sindaci orgogliosi, fieri? Nulla da rimproverarsi?

Il cittadino comune che ha chiesto aiuto a Trucioli Savonesi si è rivolto agli avvocati Giovanni Paleologo prima e Alessandro Vignola dopo.

Non ha la pretesa, ripete, di essere depositario di verità e ragione ad ogni costo, ritiene di aver già subito abbastanza conseguenze e strascichi che al momento dell’acquisto dell’alloggio non avrebbe mai immaginato. Tra lo spettacolo di “irruzioni in loco” di vigili urbani, carabinieri, personale dell’ufficio tecnico, transenne, sopralluoghi e per ultimo i “feri” bloccano l’accesso e l’uscita dal porticato contestato e un titolo giuridico di proprietà. Con mille patemi d’animo, rodersi il fegato di rabbia, essere additato al pubblico ludibrio.

La cronaca ci documenta che quando certe vicissitudini si trasformano in tragedie, il giorno dopo, giornali e televisioni, sparano titoli di “drammi annunciati”, “tragedie che potevano essere evitate”.

Pochi ricordano che questi cittadini sono lasciati soli, abbandonati in un mare di burocrazia e con una giustizia chiamata a risolvere l’incapacità, gli errori della mala politica urbanistica. Del degrado morale di una classe dirigente che ha ridotto le città della nostra Riviera in fabbriche di litigi e controversie. Ceriale non è più la terra natale che i padri di tanti amministratori pubblici, gente specchiata e di buon senso, ha lasciato in eredità ai figli. Quei “padri cerialesi” sarebbero i primi ad essere delusi, amareggiati.

L.Cor.