Torre blu, una lunga lista di abusi
dieci indagati per la "pagoda" di albissola
La Procura contesta otto irregolarità, dalla posizione non dominante ai caloriferi nei locali
IL SECOLOXIX
ALBISSOLA. Dagli atti dell'inchiesta su falsi e abusi edilizi del Prg albissolese (23 indagati in tutto tra cui due "comunali") il caso della torretta antincendio è senza dubbio quello più spinoso e controverso.
Solo per questa edificazione, sotto sequestro da luglio 2007, la Procura ha indagato - per motivi e con responsabilità diverse - quasi dieci persone: le due responsabili dell'ufficio tecnico, i tecnici che hanno fatto progetti e diretto i lavori, l'impresa che li ha eseguiti, e ovviamente i privati che, prima e dopo l'edificazione, con un "concorso morale e materiale", hanno cooperato per ottenere l'irregolare concessione edilizia e poi frazionare e negoziare il mappale (da qui l'accusa più pesante dell'inchiesta: "lottizzazione abusiva").
Per capire esattamente cos'è accaduto bisogna leggere ciò che è emerso dalle indagini della Procura ed è ora contestato nel capo d'imputazione per la torre blu (l'imputazione - è bene precisarlo - non è una sentenza anticipata ma c'è da considerare che queste irregolarità hanno già portato al sequestro di 16 mesi fa). L'immobile è stato costruito in base al permesso 4465 rilasciato il 10 febbraio del 2006 ma senza minimamente rispettare il regolamento comunale approvato nel consiglio n. 31 del 6 giugno 2004 che doveva disciplinare questi presidi - regolamento tra l'altro non sottoposto alla Provincia né trasmesso alla Regione.
L'essenza è che erano stati concepiti come immobili molto anomali: senza costituire volumi urbanistici e ovviamente senza caratteristiche abitative. In teoria dovevano essere pochi metri quadrati vivibili solo per un guardiano con la fondamentale presenza di una loggia aperta a 360 gradi per controllare la collina e proteggerla dagli incendi con la posa di telecamere.
Questo in teoria. Di fatto, l'anno scorso, gli inquirenti hanno accertato le otto irregolarità che ora la Procura contesta. 1) la torre non è collocata in un punto dominante; 2) è stata realizzata senza una convenzione che consentisse l'effettiva destinazione pubblica; 3) non è stato previsto l'obbligo di apparecchiature elettroniche (telecamere); 4) è di 4 piani fuori terra e uno interrato in luogo di "soli" tre previsti; 5) il magazzino presenta bucature difformi ed è sorto al di fuori del profilo naturale del terreno; 6) c'è un cassero con armatura propedeutica alla realizzazione di un muro di sostegno tra magazzino e la torretta; 7) il piano loggiato della torretta ha telai finalizzati alla posa di finestre e altresì impianti radiatori e idraulici che presuppongono la destinazione residenziale; 8) il locale sottotetto presenta un'altezza idonea ai fini abitativi ed il buco nel solaio ne consente l'accesso.
Ma quel che è più sospetto è che la proprietaria del mappale su cui è stata costruita (Maria Pia Torcello), in data 19 giugno 2006 (4 mesi dopo la concessione edilizia irregolare) ha proceduto a una serie di frazionamenti dei due mappali (il 71 e il 113) con conseguente creazione di nuovi poi ceduti a privati che volevano costruire. I tre acquirenti sono stati a loro volta indagati: Adriano Bocca (è sua la torre blu sequestrata), Roderico Cavallo e Loredana Ruggieri. Un solo atto notarile, il 20 novembre 2006, con cui la Torcello ha ceduto.
«Così ponevano in essere - scrive la Procura - una lottizzazione materiale e negoziale a scopo edilizio».
D. Frec.