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Documento inedito di un perito edile. Ci sarebbe anche più lavoro e più alberghi

Se Bofill avesse trasformato Savona

in una piccola (architettura) Barcellona

Sdoppiamento di personalità e cultura urbanistica, o politici capaci solo di…



Riccardo Bofill

Savona -  Scriveva Guido Luccini: <L’architetto Bofill vive a Barcellona ove accanto all’Hotel Pincessa Sofia esiste un meraviglioso Parco con tanti insediamenti culturalu e sportivi da far impazzire di gioia qualsiasi ecologista.

Perché non ci  ha detto che le aree sul mare non si sfiorano con il cemento se non con impianti turistico-sportivi?

Perché non ci ha chiesto ove sono le zone alberghiere atte a ricevere quei turisti senza i quali non si può e non si deve parlare di città turistica?

Come mai non ci ha consigliato,  nel contesto, di programmare tali alberghi in zone pre-collinari come a casa sua ove funzionano meravigliosamente in mezzo al verde…

A Savona l’area di 30 mila mq., la Darsena e le aree attigue andranno, a mio parere, destinate ad insediamenti turistico-sportivi espressamente concordati con le esigenze dei realizzatori di zone alberghiere (tour operator e catene di gestione).

L’area portuale e la città intera dovranno comunicare agevolmente con la zona alberghiera (ad iniziare dalla viabilità, nostro eterno problema)….

Un grande albergo centrale sul vecchio San Paolo, con soprapasso sui giardini del prolungamento, con sala congressi, parcheggi, rappresenterà il raccordo necessario tra i politi turistici collinari e la città, unitamente ad altro nella zona servizi adiacente alla stazione ferroviaria….> Vedi tutta la lettera in pdfoppure in fondo alla pagina

Luccini profeta inascoltato? Luccini visionario perfetto? Luccini che testimoniava, inascoltato, la sua esperienza sul campo? Cosi scriveva Guido Luccini, di Savona, il 30 luglio 1995. Tredici anni fa.

Bofill era arrivato a Savona con l’alone di “grande urbanista”, ha progettato (vedi operazione Orsero in porto) un complesso in vetrocemento, con una minore struttura alberghiera. Emergono oggi problemi diversi (pregi e difetti). Ebbe incontri e contatti a più livelli, a Savona e in Riviera.

Fu interpellato, allora, da un redattore del Secolo XIX, non era facile capire tutto. Raccontò alcune cosette interessanti, riservate, della sua “esperienza” a Savona. Il patto era di aspettare un incontro successivo che non avvenne. Quelle frasi incomplete aprivano molti squarci. Potevano già prefigurare “diffamazione”? Rivelavano scenari sconsolanti o esaltanti, a seconda dal giudizio interpretativo. Trucioli sta cercando di contattare, tra difficoltà serie, l’illustre professionista. Se riconfermasse quelle “testimonianze-opinioni” sarebbe una conferma della motivazione dell’inossidabile potenza di alcuni personaggi sulla scena pubblica da decenni. Ieri come oggi, tra poteri più o meno occulti. Quelli veri che comandano ed hanno a corte molti soldatini fedeli. A ventaglio.


La torre Bofill

 Scelte strategiche per Savona nel terzo millennio? Di estrema attualità domandarsi quanti perderanno il posto di lavoro entro un anno, per la crisi mondiale in atto e che colpisce soprattutto i più deboli. Si parla davvero poco di previsioni locali, sui media. L’ottimismo berlusconiano va di moda.  Contagia. Sarebbe utile, se riuscisse a salvare posti di lavoro. Per evitarci quelle immagini di padri di famiglia, scriveva venerdì il blog di Beppe Grillo, di madri che si vergognano di raccontare in strada, sulle piazze, ansie e preoccupazioni, disperazione.

 C’è il rischio “epidemia disoccupati”. Le banche si tengono i soldi e non è positiva la notizia che Carige e controllata Carisa si sono tirate fuori dal finanziamento della Maersk a Vado Ligure.

Speriamo non abbiamo tenuto quei soldi nei forzieri per favorire, finanziare altro sviluppo residenziale alla “moda Savona” ultima edizione. Oltre il danno la beffa.

La piattaforma può anche essere discutibile per molti aspetti. Ma qualcuno ci dovrà pur dire dove i giovani in tempi non biblici troveranno nuove opportunità di lavoro.

Tra l’altro, se la crisi dovesse protrarsi, come alcuni economisti sostengono, per almeno un paio d’anni, c’è da scommettere che sotto l’incalzare della disoccupazione, gli ambientalisti alle prossime elezioni resterebbero un’elite. E la sinistra che dovesse seguirli, farebbe la fine del “beccamorto”.

Forse non sarebbe una brutta idea ascoltare oltre alle sacrosante battaglie alla Grillo,  i motivi del successo in crescendo (ormai il 15 per cento) della sinistra tedesca. Ambientalisti si, ma dopo aver la pancia piena, ed uno stato sociale forte che si autofinanzia, senza rinunciare ad alcuni ideali di rinnovamento vero della classe dirigente e politica, sempre più giovane. Verdi e sinistra compresi. Cosi è accaduto e sta accadendo nella Germania (83 milioni di abitanti) che si sposta sempre più a sinistra.

L.C.

  


Il vecchio ospedale

Il crescent