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TRUCIOLI SAVONESI
spazio di riflessione per Savona e dintorni
Caro papà,
sei già in cielo ma ti scrivo
Aiutaci a
salvare la Fondazione Ferrero <Se si vuole davvero aiutare anziani e famiglie, chiudere Rsa- Rp; tutti alla Fondazione Ferrero di Vado. Chi scrive ha vissuto, con mamma, giorni drammatici> di Mario Varaldo Ho appena
letto Trucioli Savonesi
e l'articolo del Dr. Aldo Pastore sulla Fondazione
Ferrero di Vado Ligure. Sono soddisfatto di una cosa, non
averlo votato quando si è presentato candidato Sindaco di Savona.
Infatti il suo rivale Ing. Francesco Gervasio è stato il
miglior sindaco che la città abbia avuto.
A scanso
di equivoci dichiaro di essere un elettore del Partito
Democratico (almeno fino ad ora.....) di provenienza cattolica e
non certo un sostenitore di Silvio Berlusconi. Fatta chiarezza su quanto sopra esposto, veniamo al dunque. Mio padre (classe 1921) aveva già dato segni di decadimento, sia mentale che fisico, ma fino ad allora eravamo riusciti, con l’aiuto di mia madre e mia sorella, a seguirlo in casa. Ed ecco le sequenze del nostro calvario. Contattiamo un neurologo (lavora anche all'Opedale San Paolo) e la diagnosi è di "demenza senile accentuata e schizofrenia". Il Medico prescrive una cura a base di psicofarmaci, raccomandandoci di sorvegliare costantemente papà. A gennaio 2008 purtroppo la situazione degenera. Mio padre non riconosce più mia madre, vuol scappare di casa, vuole gettarsi dal balcone, ecc. e per buon peso è soggetto a continue ischemie.
Fra corse
al Pronto Soccorso e chiamate notturne alla Guardia Medica non si
riesce più a stargli dietro. Mia madre (classe 1922 e con problemi
di deambulazione) si riduce ad uno straccio. Per fortuna una nostra
vicina ci dà una mano, altrimenti..... Per farla breve, non appena la situazione degenera prendo contatti con i servizi sociosanitari del Comune e dell'Asl 2. Mi viene consegnata una lista con indirizzi e numeri telefonici di Residenze Sanitarie Assistite e Protette, dicendomi di telefonare ed informarmi sulla possibilità di un ricovero, facendomi però presente che - se va di lusso - l'attesa è di sei/otto mesi.... Sarebbe come a dire, arrangiati e spera!
Per
fortuna incontro un
amico che ha il figlio autistico ricoverato nella Struttura della
Fondazione Ferrero di Vado Ligure e mi consiglia di prendere
contatti con l'Assistente Sociale dell'Istituto Vadese.
Questi i
tempi:
1) verso
la metà di gennaio ci rendiamo contro che non possiamo più seguire
papà in casa
2) ai
primi di febbraio, incontro il lunedì il mio amico di cui sopra
3) al
martedì telefono all'Assistente Sociale della Ferrero che mi
dice di contattare il Direttore il giorno successivo
4) al
mercoledì parlo con il
Direttore che mi dà appuntamento al giovedì
5) al
giovedì parlo con il Direttore, che mi dice che ci sono posti
disponibili, però a pagamento, perchè per quelli convenzionati
ASL potrebbero passare alcuni mesi 6) il lunedì successivo papà entra nell'Istituto Ferrero (quota di degenza totalmente a carico della famiglia) ed a Luglio viene accolta la richiesta di convenzione ASL e quindi si paga solo la quota alberghiera. 7) ad ottobre mio padre è mancato e quindi la situazione attuale della Fondazione Ferrero non ci riguarda più direttamente.
Durante il
suo ricovero nella Ferrero posso dire che papà è stato
seguito, a dir poco, in maniera meravigliosa. Non credo che tante
strutture per lungodegenti abbiano fra il proprio personale gente
con tanto amore per il prossimo, perché quello che ho visto fare da
infermieri, OSS, ecc. non è solo dovuto a professionalità da
CCNL, ma certe cose o le hai dentro o non le fai! Noi siamo stati salvati dalla Fondazione Ferrero perché, se stavamo alle "tradizionali" strutture, col cavolo che riuscivamo a ricoverare papà in tempi così veloci! Invece di sparare stupidaggini, il Dottor Aldo Pastore dovrebbe pensare che le persone che hanno certi problemi DEVONO essere inserite in simili strutture, altrimenti vivono male loro e fanno vivere male chi li gestisce e li assiste (vedi famiglie)!
Chiudete
le altre RSA e RP e trasferite tutti alla Ferrero,
magari facendola gestire direttamente dalle ASL! Spero di non
essere l’unica persona di Savona e provincia a pensarla cosi!
Mario
Varaldo. Aldo Pastore, medico da sempre impegnato nel sociale, personaggio che non ha bisogno di credenziali, deputato al Parlamento da 1979 al 1987, non ha criticato i dipendenti della Ferrero (sono in ballo pure cooperative di servizi), bensì la filosofia alla base della realizzazione della imponente struttura. Il non aver previsto (ed è il fatto più grave per le sue conseguenze devastanti) sostenibilità e potenzialità su più fronti. Chi ha sbagliato sarà chiamato a pagare? L’autorità giudiziaria riuscirà, in fretta, a far luce sui meccanismi del repentino sfascio? Tutti colpevoli, nessun colpevole all’italiana? Racconteremo l’epilogo. Se ci sarà. Perché in Italia bisogna sempre ricorrere ai carabinieri, alla polizia, ai giudici? Non abbiamo, invece, la magia di indovinare se Pastore sarebbe stato un bravo sindaco di Savona. Se la città in questi lunghi anni è stata governata bene o male lo sanno soprattutto i cittadini. I giovani laureati e diplomati in cerca di lavoro. Le piccole imprese. Abbiamo censurato la lettera (cambiando una parola) di Mario Varaldo, laddove attribuisce a Pastore di sparare “cazzate”. Una terminologia che non fa parte del dizionario di questo blog di volontari, al di là della diffamazione. Il “nodo anziani” in questa provincia, in Liguria, aveva documentato Aldo Pastore quando presentò il libro-testimonianza (Trucioli Savonesi), è strettamente legato alla “sanità ligure”. La Regione, ricordò il medico che il 15 dicembre compirà 78 anni, ha la più alta percentuale di anziani d’Italia e la più bassa presenza di bambini. In parte mitigata con l’arrivo e la nascita di immigrati. Pastore aveva parlato di scenari mortificanti: anziani senza supporto famigliare, senza vincoli di amicizia, sepolti dalla solitudine e dell’abbandono. Aveva accennato alla buona strada intrapresa, al contrario della Liguria, della vicina e cugina Regione Piemonte. Pastore incalzò: <Il baricentro deve essere il territorio, non l’ospedale che si occupa di cure e deve essere sempre più centro di eccellenza>. Come nascondere, ignorare, minimizzare, non tenere in dovuto conto che gli ospedali liguri sono sovraccarichi di ricoveri impropri proprio per anziani privi di assistenza adeguata a domicilio. Sempre Pastore: <Non c’è più la cultura della cronicità. Aumentano gli anni di vita, comportano più malattie, più carico di assistenza. C’erano un tempo i sanatori, perché non li hanno trasformati in lungodegenza?>. Concluse con un affondo: <Case di riposo, residenze protette? Non si cura più nessuno in quelle strutture. Sono diventate l’anticamera della morte…>. La Fondazione Ferrero di Vado (già definita da La Stampa, a tutta pagina, il 9 novembre scorso, “cattedrale nel deserto”, seppure col punto interrogativo) poteva offrire risposte concrete. In cure e qualità. Coprire un vuoto nel “pubblico”, con un’inversione di una tendenza. A parte pochi esempi di funzionalità nel pubblico, l’assistenza anziani è diventata obiettivamente un business ad opera dell’iniziativa privata. Un investimento in espansione che attira anche in provincia di Savona nuovi soggetti. Si aprono strutture in Riviera, come nell’entroterra. Si ristrutturano alberghi e colonie. Attrae società famigliari, o società di capitali, oppure di istituti religiosi e religiose. Più o meno, per questi ultimi, senza scopo di lucro. In realtà non è cosi. E’ concorrenza sleale. La richiesta del “mercato” è forte, la disponibilità carente. Si va da un minimo, se paga il cittadino, di 1200 euro a 3000 e più euro al mese. C’è chi può permetterselo e chi non riesce neppure arrivare a fine mese per campare. Ci sono interventi di sostegno finanziario alle rette, da parte dei Comuni e persino (udite!udiete”!) delle Comunità Montane. Quella di Albenga, tanto per fare esempi, o della Alta Valle d’Arroscia. I privati occupano lo spazio lasciato dal pubblico. Possono convivere. Purchè siano messi a pari condizioni e soprattutto si tenga conto delle famiglie meno abbienti. Pagare le rette può significare sacrifici disumani. Chi ha avuto esperienza di anziani in casa (assistiti direttamente, con l’ausilio dell’Assistenza sociale, con le badanti e poi ha dovuto rivolgersi a strutture pubbliche o private) ha fatto esperienza sulla propria pelle. Nessuno finora ha raccolto testimonianze, fatto un viaggio in quel mondo del dolore, dell’abbandono, della qualità del servizio offerto. Pochi sanno, conoscono, cosa accade. Dai saloni comuni dove vengono radunati, di giorno, gli ospiti in avanzata demenza, che urlano ed imprecano per ore, con altri che scienti e coscienti subiscono convivenze allucinanti. Ore i turbamento. Non hanno, a volte, neppure l’alternativa di restare nelle loro camere. E ancora, c’è chi ha bisogno di cure attente, continue, scrupolose (cardiopatici, diabetici, ecc.), ma c’è carenza di personale qualificato ed in numero adeguato. Sull’assistenza agli anziani sta fiorendo un nuovo mercato. Proprio in provincia di Savona, documenteremo presto. Come per altre realtà socio-economiche, l’Italia paga la diffusa incapacità politica. Lo specchio di un Paese che non riesce a sollevarsi. Le eccellenze restano per pochi. Benestanti, ricchi e raccomandati. La voglia di riscatto non sfonda nell’elettorato. Sempre in attesa di una classe dirigente migliore e coraggiosa. Capace di fare, anziché lacerarsi in polemiche del tipo su chi è più comunista o più fascista. Sul papa o antipapa. Su Rai o Mediaset. L.Cor.
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