Non abbiamo, invece, la magia di indovinare se Pastore sarebbe stato un bravo sindaco di Savona. Se la città in questi lunghi anni è stata governata bene o male lo sanno soprattutto i cittadini. I giovani laureati e diplomati in cerca di lavoro. Le piccole imprese. Abbiamo censurato la lettera (cambiando una parola) di Mario Varaldo, laddove attribuisce a Pastore di sparare “cazzate”. Una terminologia che non fa parte del dizionario di questo blog di volontari, al di là della diffamazione. Il “nodo anziani” in questa provincia, in Liguria, aveva documentato Aldo Pastore quando presentò il libro-testimonianza (Trucioli Savonesi), è strettamente legato alla “sanità ligure”. La Regione, ricordò il medico che il 15 dicembre compirà 78 anni, ha la più alta percentuale di anziani d’Italia e la più bassa presenza di bambini. In parte mitigata con l’arrivo e la nascita di immigrati. Pastore aveva parlato di scenari mortificanti: anziani senza supporto famigliare, senza vincoli di amicizia, sepolti dalla solitudine e dell’abbandono. Aveva accennato alla buona strada intrapresa, al contrario della Liguria, della vicina e cugina Regione Piemonte. Pastore incalzò: <Il baricentro deve essere il territorio, non l’ospedale che si occupa di cure e deve essere sempre più centro di eccellenza>. Come nascondere, ignorare, minimizzare, non tenere in dovuto conto che gli ospedali liguri sono sovraccarichi di ricoveri impropri proprio per anziani privi di assistenza adeguata a domicilio. Sempre Pastore: <Non c’è più la cultura della cronicità. Aumentano gli anni di vita, comportano più malattie, più carico di assistenza. C’erano un tempo i sanatori, perché non li hanno trasformati in lungodegenza?>. Concluse con un affondo: <Case di riposo, residenze protette? Non si cura più nessuno in quelle strutture. Sono diventate l’anticamera della morte…>. La Fondazione Ferrero di Vado (già definita da La Stampa, a tutta pagina, il 9 novembre scorso, “cattedrale nel deserto”, seppure col punto interrogativo) poteva offrire risposte concrete. In cure e qualità. Coprire un vuoto nel “pubblico”, con un’inversione di una tendenza. A parte pochi esempi di funzionalità nel pubblico, l’assistenza anziani è diventata obiettivamente un business ad opera dell’iniziativa privata. Un investimento in espansione che attira anche in provincia di Savona nuovi soggetti. Si aprono strutture in Riviera, come nell’entroterra. Si ristrutturano alberghi e colonie. Attrae società famigliari, o società di capitali, oppure di istituti religiosi e religiose. Più o meno, per questi ultimi, senza scopo di lucro. In realtà non è cosi. E’ concorrenza sleale. La richiesta del “mercato” è forte, la disponibilità carente. Si va da un minimo, se paga il cittadino, di 1200 euro a 3000 e più euro al mese. C’è chi può permetterselo e chi non riesce neppure arrivare a fine mese per campare. Ci sono interventi di sostegno finanziario alle rette, da parte dei Comuni e persino (udite!udiete”!) delle Comunità Montane. Quella di Albenga, tanto per fare esempi, o della Alta Valle d’Arroscia. I privati occupano lo spazio lasciato dal pubblico. Possono convivere. Purchè siano messi a pari condizioni e soprattutto si tenga conto delle famiglie meno abbienti. Pagare le rette può significare sacrifici disumani. Chi ha avuto esperienza di anziani in casa (assistiti direttamente, con l’ausilio dell’Assistenza sociale, con le badanti e poi ha dovuto rivolgersi a strutture pubbliche o private) ha fatto esperienza sulla propria pelle. Nessuno finora ha raccolto testimonianze, fatto un viaggio in quel mondo del dolore, dell’abbandono, della qualità del servizio offerto. Pochi sanno, conoscono, cosa accade. Dai saloni comuni dove vengono radunati, di giorno, gli ospiti in avanzata demenza, che urlano ed imprecano per ore, con altri che scienti e coscienti subiscono convivenze allucinanti. Ore i turbamento. Non hanno, a volte, neppure l’alternativa di restare nelle loro camere. E ancora, c’è chi ha bisogno di cure attente, continue, scrupolose (cardiopatici, diabetici, ecc.), ma c’è carenza di personale qualificato ed in numero adeguato. Sull’assistenza agli anziani sta fiorendo un nuovo mercato. Proprio in provincia di Savona, documenteremo presto. Come per altre realtà socio-economiche, l’Italia paga la diffusa incapacità politica. Lo specchio di un Paese che non riesce a sollevarsi. Le eccellenze restano per pochi. Benestanti, ricchi e raccomandati. La voglia di riscatto non sfonda nell’elettorato. Sempre in attesa di una classe dirigente migliore e coraggiosa. Capace di fare, anziché lacerarsi in polemiche del tipo su chi è più comunista o più fascista. Sul papa o antipapa. Su Rai o Mediaset. L. Cor. |