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TRUCIOLI SAVONESI
spazio di riflessione per Savona e dintorni Erano gli anni delle inchieste sulle tangenti del
procuratore Renato Acquarone <Non sono il
corvo di Savona, ma parliamo di
cooperative> Cosa scriveva l’agiografo (?) di Sergio Cappelli,
il giornalista Ermanno Branca. E oggi? Antonella Granero, l’ex
senatur annuncia: <Siamo nati per governare>. Non poteva certo riferirsi a quell’annuncio ricco di ideali e di slancio caritatevole, l’allora senatore della Repubblica, Sergio Cappelli, quando dichiarava ad Ermanno Branca: <Le cooperative sono sempre state il braccio economico del partito comunista; da lì è partita tutta una campagna fatta da persone all’interno del Comune e della vita amministrativa ed economica di Savona che vogliono cambiare le cose…Non mi offende il termine di corvo, se i corvi sono coloro che ci portano queste denunce; non li chiameremo corvi, ma cittadini spinti dal desiderio di vedere modificata una metodologia amministrativa che evidentemente non ci trova d’accordo…Sei mesi fa abbiamo sollevato la questione delle cooperative che ora sta assumendo rilevanza nazionale…>. Eravamo agli inizi degli anni novanta (il 14 marzo 92, Cappelli era segretario provinciale della Lega Nord ed il 5 aprile sarà eletto senatore della Repubblica). Le inchieste del procuratore Renato Acquarone (Trucioli, con l’aiuto degli eterni “smemorati”, né ricostruirà presto la storia) risalgono al ’93. Facevano clamore e scalpore. Molto chiasso, ma quasi un boomerang, con processi che in parte si ritorsero contro le casse del Comune che dovette pagare le multimilionarie parcelle ad avvocati di alcuni imputati assolti. Renato Acquarone osannato al suo “ingresso” ai piani alti del nuovo (allora) palazzo di Giustizia – accade sempre a chi siede in un posto di potere - , per essere massacrato, anche moralmente, nel momento in cui era diventato scomodo, incontrollabile e voleva “scavare” in alcuni meandri della Savona trasversale (partiti, cooperative rosse e non, appalti, forniture, depuratore, consulenze agli amici degli amici, persino su sprecopoli di cui non si parlava ancora). Un “visionario” era il vocabolo più carino che riservano ad Acquarone gli (in)toccabili, mentre la casta non era stata scoperta. Acquarone, colpevole di “onestà a prova di bomba”. Peggio ancora, non aveva imparato la lezione inflitta al suo predecessore, Michele Russo, ficcanaso in certe settori collusi della massoneria affaristica (finanziarie del ponente e prestiti ad usura), alla lunga scivolato su una “buccia di banana”, per la telefonata galeotta ad un primario di Albenga, già maestro venerabile. Nella telefonata, debitamente registrata dal destinatario, gli chiedeva di trattare bene una giovanissima conoscente (fatta diventare amante dai nemici, ma era falso) al centro di prestiti usurai e figlia di un piccolo ristoratore (di montagna) dove la famiglia Russo si recava ogni tanto a pranzo, non a scrocco. Russo che subì anche una condanna per quella telefonata e dovette abbandonare la magistratura, dopo terribili sofferenze morali ed umane. Con parcelle salatissime per difendersi da accuse infamanti. Il galantuomo e preparato (giuridicamente) Renato Acquarone osò arrivare <laddove volano le aquile>. Troppo e precipitò. Con i “rivali” a sbandierare: <avete visto i risultati, un castello di bugie, tutto in bolla di sapone!>. Altro che mele marce. Oggi, dopo dieci anni di assenza, ricordava La Stampa, sempre con Ermanno Branca, il “senatore” ci accinge, se tutto andrà secondo le previsioni più ottimistiche, a prendere il posto che occupa oggi il sindaco Berruti e in quei giorni di fuoco (vedi ancora articolo de La Stampa di allora…) Sergio Tortarolo. Fu proprio lui, ci ricordava il giornale della famiglia Agnelli, <a parlare per primo di “corvi” e a mettere in guardia contro chi getta dubbi sull’operato della giunta comunale>. I denigratori, infiltrati (si dice cosi?) in AltraSavona, le malelingue del neo movimento che si accinge a festeggiare un anno dalla nascita, non hanno dubbi: <Ermanno? L’agiografo di Cappelli. A disposizione….>. Neppure sfiorati dal dubbio che si tratti del solito giornalista a caccia di notizie, che non vuol prendere “buchi” (cioè perdere una notizia rispetto al concorrente e temibile Secolo XIX ), essere “razziato” dal “capo” e si barcamena come può. Sicuramente di Capelli, il nostro affabile ed attento Ermanno è tra gli operatori della carta stampata in attività che ha il maggiore bagaglio di informazioni storiche e personali. Se Cappelli ed il suo gruppo (pubblichiamo una sequenza fotografica significativa) riusciranno a dare una svolta, uno scossone a Savona e provincia, perché non rallegrasi? Non tifare per i “vecchi” (in gran parte) nuovi potenziali innovatori? Elio Ferraris, mai indagato, il più
autorevole esponente di quella classe politica locale (apparato del
Pci e cooperative) allora nel mirino di Acquarone e
Cappelli, ha voluto smarcarsi in modo significativo ricordando:
<Sono fuori dalla politica da 20 anni; sono l’unico ex segretario
provinciale del Pci che non ha fatto né il sindaco, né il
consigliere regionale, né il parlamentare e quando andrò in
pensione, a 65 anni, ci andrò con un mensile molto più
modesto di quello percepito da molti ex funzionari politici e
sindacali…>. Cari ex compagni che criticate AltraSavona, è
solo l’antipasto. Volete altro? Elio Ferraris ha goduto di “buona stampa” dalla stragrande maggioranza dei giornalisti de Il Secolo XIX - Savona; perché Sergio Cappelli non dovrebbe beneficiare di analogo trattamento in quel che un tempo era considerato il “giornale amico” di Alberto Teardo (15 interviste-dichiarazioni, a tappeto steso, in 58 giorni) ad opera di un cronista estraneo all’era teardiana? Rileggere quell’articolo da archivio di Ermanno Branca può arricchire le conoscenze storiche di Savona, può dare fastidio. A chi? Servirà alla fine per mettere in castigo, ancora una volta, i masaniello irrispettosi (?) che non propongono nulla di buono, accusava di recente in una lettera a Trucioli Savonesi un coordinatore di Forza Italia e capaci soltanto di seminare, spargere qualunquismo, per questo disoccupati a vita e castigati dall’applausometro savonese. Nonno Fortebraccio
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