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Erano gli anni delle inchieste sulle tangenti del
procuratore Renato Acquarone
<Non sono il
corvo di Savona,
ma parliamo
di cooperative>
Cosa scriveva l’agiografo (?) di Sergio Cappelli, il
giornalista Ermanno Branca. E oggi? Antonella Granero, l’ex senatur
annuncia: <Siamo nati per governare>.
di Nonno Fortebraccio
LEGGI IN PDFSavona – Maledetto sia quel masaniello (dal
nome popolare di Tommaso Aniello, capopopolo napoletano che guidò
la rivolta del 1647) che continua a rovistare negli scatoloni! Al rogo
quell’archivio che ci ricorda “erano gli anni…”. Compreso quell’”Unitevi
a noi-S.Coop. a R.L. Società senza finalità speculative si propone lo
scopo di promuovere e di sviluppare…” edito su “savona
economica” lunedì 31 dicembre 1984, San Silvestro. Giorno di
auguri, abbracci e baci, di brindisi.
Non poteva certo riferirsi a quell’annuncio ricco di
ideali e di slancio caritatevole, l’allora senatore della Repubblica,
Sergio Cappelli, quando dichiarava ad Ermanno Branca: <Le
cooperative sono sempre state il braccio economico del partito
comunista; da lì è partita tutta una campagna fatta da persone
all’interno del Comune e della vita amministrativa ed economica di
Savona che vogliono cambiare le cose…Non mi offende il termine di corvo,
se i corvi sono coloro che ci portano queste denunce; non li chiameremo
corvi, ma cittadini spinti dal desiderio di vedere modificata una
metodologia amministrativa che evidentemente non ci trova d’accordo…Sei
mesi fa abbiamo sollevato la questione delle cooperative che ora sta
assumendo rilevanza nazionale…>.
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Sergio Cappelli |
Eravamo agli inizi degli anni novanta (il 14 marzo
92, Cappelli era segretario provinciale della Lega Nord
ed il 5 aprile sarà eletto senatore della Repubblica). Le inchieste
del procuratore Renato Acquarone (Trucioli, con l’aiuto degli
eterni “smemorati”, né ricostruirà presto la storia) risalgono al
’93. Facevano clamore e scalpore. Molto chiasso, ma quasi un
boomerang, con processi che in parte si ritorsero contro le casse
del Comune che dovette pagare le multimilionarie parcelle ad
avvocati di alcuni imputati assolti.
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Renato
Acquarone osannato al suo “ingresso” ai
piani alti del nuovo (allora) palazzo di Giustizia – accade sempre a
chi siede in un posto di potere - , per essere massacrato, anche
moralmente, nel momento in cui era diventato scomodo,
incontrollabile e voleva “scavare” in alcuni meandri della Savona
trasversale (partiti, cooperative rosse e non, appalti, forniture,
depuratore, consulenze agli amici degli amici, persino su sprecopoli
di cui non si parlava ancora).
Un “visionario” era il vocabolo più
carino che riservano ad Acquarone gli (in)toccabili,
mentre la casta non era stata scoperta. Acquarone, colpevole
di “onestà a prova di bomba”. Peggio ancora, non aveva imparato la
lezione inflitta al suo predecessore, Michele Russo,
ficcanaso in certe settori collusi della massoneria affaristica
(finanziarie del ponente e prestiti ad usura), alla lunga scivolato
su una “buccia di banana”, per la telefonata galeotta ad un primario
di Albenga, già maestro venerabile. Nella telefonata, debitamente
registrata dal destinatario, gli chiedeva di trattare bene una
giovanissima conoscente (fatta diventare amante dai nemici, ma era
falso) al centro di prestiti usurai e figlia di un piccolo
ristoratore (di montagna) dove la famiglia Russo si recava
ogni tanto a pranzo, non a scrocco. Russo che subì anche una
condanna per quella telefonata e dovette abbandonare la
magistratura, dopo terribili sofferenze morali ed umane. Con
parcelle salatissime per difendersi da accuse infamanti.
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Renato Acquarone |
Il galantuomo e preparato (giuridicamente) Renato
Acquarone osò arrivare <laddove volano le aquile>. Troppo e
precipitò. Con i “rivali” a sbandierare: <avete visto i risultati, un
castello di bugie, tutto in bolla di sapone!>. Altro che mele marce.
Oggi, dopo dieci anni di assenza, ricordava La Stampa, sempre con
Ermanno Branca, il “senatore” ci accinge, se tutto andrà secondo
le previsioni più ottimistiche, a prendere il posto che occupa oggi il
sindaco Berruti e in quei giorni di fuoco (vedi ancora articolo
de La Stampa di allora…) Sergio Tortarolo.
Fu proprio lui, ci ricordava il giornale della
famiglia Agnelli, <a parlare per primo di “corvi” e a mettere
in guardia contro chi getta dubbi sull’operato della giunta comunale>. |
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I denigratori, infiltrati (si dice cosi?) in
AltraSavona, le malelingue del neo movimento che si accinge a
festeggiare un anno dalla nascita, non hanno dubbi: <Ermanno?
L’agiografo di Cappelli. A disposizione….>. Neppure sfiorati
dal dubbio che si tratti del solito giornalista a caccia di notizie, che
non vuol prendere “buchi” (cioè perdere una notizia rispetto al
concorrente e temibile Secolo XIX ), essere “cazziato” dal “capo”
e si barcamena come può. Sicuramente di Capelli,
il nostro affabile ed attento Ermanno è tra gli operatori
della carta stampata in attività che ha il maggiore bagaglio di
informazioni storiche e personali.
Se Cappelli ed il suo gruppo (pubblichiamo una sequenza
fotografica significativa) riusciranno a dare una svolta, uno scossone
a Savona e provincia, perché non rallegrasi? |

Marco Bertolotto con Elio Ferraris |

Buzio e Bertolotto |

L’architetto Gianfranco Moras |

Luciano Pasquale |

Franco Orsi e Livio Bracco |

Castellari e Buzio |
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Non tifare per i “vecchi” (in gran parte) nuovi
potenziali innovatori?
Elio Ferraris,
mai indagato, il più autorevole esponente di quella classe politica
locale (apparato del Pci e cooperative) allora nel mirino di
Acquarone e Cappelli, ha voluto smarcarsi in modo significativo
ricordando: <Sono fuori dalla politica da 20 anni; sono l’unico ex
segretario provinciale del Pci che non ha fatto né il sindaco, né
il consigliere regionale, né il parlamentare e quando andrò in pensione,
a 65 anni, ci andrò con un mensile molto più modesto di quello
percepito da molti ex funzionari politici e sindacali…>.
Cari ex compagni che criticate AltraSavona, è solo
l’antipasto. Volete altro?
Elio Ferraris
ha goduto di “buona stampa” dalla stragrande maggioranza dei giornalisti
de Il Secolo XIX - Savona; perché Sergio Cappelli non
dovrebbe beneficiare di analogo trattamento in quel che un tempo era
considerato il “giornale amico” di Alberto Teardo (15
interviste-dichiarazioni, a tappeto steso, in 58 giorni) ad opera di un
cronista estraneo all’era teardiana?
Rileggere quell’articolo da archivio di Ermanno
Branca può arricchire le conoscenze storiche di Savona, può dare
fastidio. A chi? Servirà alla fine per mettere in castigo, ancora una
volta, i masaniello irrispettosi (?) che non propongono nulla di buono,
accusava di recente in una lettera a Trucioli Savonesi un coordinatore
di Forza Italia e capaci soltanto di seminare, spargere qualunquismo,
per questo disoccupati a vita e castigati dall’applausometro savonese.
Nonno Fortebraccio
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