| «Non vogliamo
quella centrale» |
polemiche a urbe
Abitanti e villeggianti contestano il progetto di un impianto a
biomasse. Nasce comitato |
IL SECOLOXIX |
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SE SI GUARDA la cartina del Parco del Beigua in
mezzo c'è come un buco. E' "l'enclave" di Urbe,
comune che si è ritirato dal parco (che tra l'altro
fa parte della Rete Europea dei Geoparchi e della
Rete Globale Geoparchi dell'Unesco) circa una decina
di anni fa in seguito ad un referendum popolare
indetto dal sindaco Francio Dimani. Gli urbesi
avevano detto no al parco e ne sono usciti.
Oggi invece gli abitanti e i villeggianti di Urbe,
facendo un passo indietro, hanno deciso di formare
il comitato "Salviamo la Ciapela" contro il progetto
dell'amministrazione comunale per la realizzazione
di un impianto a biomasse in località Ciapela. Il
progetto prevede la creazione di una "Cittadella del
legno" nella quale rientrerebbero una scuola per
boscaioli, un emporio per vendere materiale ricavato
dal legno, una segheria cippatoio e un pianto a
biomasse da 1 MW elettrici per la produzione e
vendita di acqua calda ed energia elettrica (per 15
posti di lavoro complessivi). Nel progetto è
coinvolta la Bernarco, azienda del settore del legno
di Bormida,.
Un progetto al quale, secondo il neocomitato,
l'amministrazione di Urbe avrebbe lavorato in
sordina tenendone all'oscuro i residenti.
«La maggior parte dei residenti e dei villeggianti
sono stati tenuti all'oscuro di un progetto al quale
l'amministrazione sta lavorando in silenzio da un
paio d'anni - dichiara Anna Maria Campello , membro
del comitato - e soltanto recentemente è trapelata
qualche laconica notizia che allarma, com'è emerso
in un incontro ufficiale con il vice sindaco il 31
agosto scorso che non ha convinto nessuno. Non ci è
stato mostrato il progetto della centrale e di
questa "cittadella del legno" ma solo una specie di
generica mappa dove non risultava nemmeno la casa
più vicina all'impianto. La scelta del posto in cui
verrà realizzato il cippatoio è evidentemente fuori
ogni nesso logico, se si considera l'impatto e lo
scempio ambientale che provocherà la distruzione
dell'habitat per i conseguenti ed inevitabili
massicci inquinamenti tra fumi vario ed emissione
delle ceneri volanti, notoriamente tossiche, il via
vai di camion per il trasporto di lega e ceneri, fra
l'altro percorrendo stradine fuori norma per tale
traffico e che, anche se allargate, costituirebbero
comunque un pericolo per la viabilità. Inoltre il
conseguente e grave inquinamento acustico
ininterrotto in quanto l'impianto sarà a ciclo
continuo, in funzione giorno e notte».
L'impianto a biomasse andrebbe ad intaccare una area
naturalmente incontaminata in una zona limitrofa al
parco naturale del Beigua mentre, sempre secondo il
comitato, avrebbe potuto essere sfruttata un'area a
circa 10 chilometri dalla Ciapela già dotata di
segheria con fabbriche dismesse e la disponibilità
di oltre 20.000 metri quadrati oltre tutte le
infrastrutture per accedervi. «Il vicesindaco
Lorenzio Zunino ha detto che a protestare è solo un
gruppo di villeggianti che per un mese di soggiorno
estivo risiedono a Urbe - continua Campello - Siamo
invece numerose persone e famiglie che da oltre 40
hanno deciso di soggiornare a Urbe anche per oltre
sette mesi. In ogni modo, qualunque sia il periodo
paghiamo tributi locali ed abbiamo pagato l'Ici come
seconda casa. Non siamo strumentalizzati anzi siamo
favorevoli alla filiera legno energia , alla pulizia
e salvaguardia dei boschi con effetti positivi sul
territorio, ma in questo caso siamo contrari perché
per creare un'ipotetica risorsa se ne distrugge
un'altra preesistente, d'inestimabile bellezza, con
un habitat raro e irripetibile. Con grandi sacrifici
avevamo acquistato le ultime licenze edilizie e
piccoli terreni incolti, sede di rovi e vipere,
creando un agglomerato di casette sparse e
riqualificando l'area anche con beneficio del
comune».
elena romanato
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