TRUCIOLI SAVONESI spazio di riflessione per Savona e dintorni Intervista della settimana/ Tiziana Saccone ex dirigentePds-Ds-UlivoL’imprenditrice “rossa”che “processa” la politica Le donne savonesi? Sono rare ai vertici, essere l’amante può giovareLa testimonianza. Sostiene Tiziana Saccone: <Manca il coraggio del cambiamento, di investire nei giovani, in volti nuovi, in progetti che non siano né di destra, né di sinistra, ma dalla parte degli interessi collettivi. Troppi annunci-spot e propaganda. C’è un diffuso malessere e forte rabbia contro privilegi, disuguaglianze sociali e l’incapacità di decidere. Il caso delle discariche e della raccolta differenziata. Un fallimento clamoroso>. Parla dei suoi ex compagni di partito. Da Lunardon a Granero, da Del Bene a De Cia, da Martino ad Alonzo, Renato Zunino, Busso, Giacobbe, al sindaco Berruti, a Becce, Cavallo, Magliotto, Pastore. Con otto giorni d’anticipo Tiziana Saccone aveva inviato una mail al cronista: <Bertolotto si mette con Cappelli…>. Come poteva prevedere quello che è realmente accaduto? Il suo “tocca e fuggi” in AltraSavona di Luciano Corrado Nel maggio scorso ultimo titolone in cronaca locale su La Stampa e Il Secolo XIX. Tiziana Saccone, l’imprenditrice di sinistra, entrava in AltraSavona. Tra trombe e trombette. In pochi mesi, come il portone girevole di un Grand Hotel, Tiziana, “la rossa”, è uscita sbattendo la porta. E il 12 settembre, alle 17,26, inviava al cronista questa “mail”: <Secondo me Bertolotto si schiera con Cappelli. Sono pronta a scommettere>. Otto giorni dopo, nel tardo pomeriggio di venerdì 19, l’annuncio ufficiale. Il presidente della Provincia di Savona, ex consigliere del Pci a Ceriale, poi sindaco di Toirano (coinquisito per una vicenda di aree artigianali, rese edificabili, comprate e vendute, tutta da provare sul piano penale), primario-dirigente al Santa Corona, confluito nella Margherita, “scaricato” per contrasti dal Pd, chiedeva l’iscrizione ad AltraSavona. Per ricandidarsi, sia chiaro, a palazzo Nervi. Un sicuro autogol, c’è chi assicura, dopo la scelta del superministro Claudio Scajola di non scendere a patti con le tribù degli “ex”, con fuoriusciti vari. Del resto la vittoria del Popolo della Libertà è appena dietro l’angolo. Dopo 15 anni di centro sinistra e fallimenti, ben venga l’alternanza direbbero i politologi. Si è pentita di aver lasciato il Pd, proprio adesso che si è trasferito sopra casa sua, perdoni la battuta, per aderire allo schieramento voluto e fondato dall’ex senatore leghista, poi Life, Sergio Cappelli? E, soprattutto, perchè è finito l’idillio con AltraSavona! Una figuraccia, vista dall’esterno! Ho lasciato il Pd in un momento particolare della mia vita. Non è il caso di entrare nei particolari. Alla politica nobile, non affaristica, mi dedicavo senza risparmiare energie. Avevo iniziato nel ’95, ho quasi smesso nel ‘2004, nel 2006 ho rinunciato a tutte le cariche locali e nazionali. A caldo, qual è la prima pecca del Pd savonese? Appoggiarsi, dare il comando, puntare, ai “soliti noti”. Io sono per la “meritocrazia totale”, senza distinguo. Sono per le scelte che scaturiscono dalla base, non dal vertice, dai “soliti noti”. Ripeto, sono per il vero cambiamento, non finto, truccato. Per investire in un progetto politico, progetto città, progetto provincia, progetto Regione. Promotore di un ricambio, di figure nuove, non compromesse. Direi come hanno saputo fare i Verdi in Germania che hanno iniziato dal ministro degli esteri, la figura più autorevole e rappresentativa del partito. Ed è cosi finita tra le braccia di AltraSavona. E sono pentita. Col rischio che quanti mi hanno conosciuto in questi anni pensino alla solita arrivista a caccia di poltrone, pronta a salire sul carro dato vincente. Non volevo iscrivermi, ma avere il tempo di osservare, analizzare, riflettere. Non volevo sfruttassero la mia faccia dall’oggi al domani. Ho sbagliato e chi sbaglia è giusto che paghi. Non ci sono scusanti. Non dica che Cappelli fosse uno sconosciuto e sia “il peggiore” della vecchia classe politica savonese. Posso dire che a Savona abito solo da quattro anni, che la fortuna e la salute non mi sono state amiche. Non ho nemici, non porto rancore. Non sapevo se Capelli fosse o meno il “domino assoluto” di questo schieramento, detto “civico”. Mi dicono ora che sia tra i soci della Banca Intermobiliare Filiale di Savona, in sinergia (si può dire?) con AltraSavona. Si racconta di vicende delicate risalenti ai rapporti con la Lega Nord che giustificherebbe i suoi 11 anni in quel di Cuba. Di suoi incontri recenti con “re Canavese” per una spartizione ipotetica di futuri interventi edilizi, di nuovi insediamenti. Con una linea di confine ben precisa, di accordi più o meno sottobanco. Io resto del parere che politici ed amministratori pubblici vadano giudicati per la competenza e preparazione con cui occupano cariche pubbliche. Alla prova dei fatti, posso dire che Cappelli mi ha deluso come politico. Se ha le capacità che accredita lo vedremo presto. Auguri. E’ già stato sottosegretario di Stato e può essere il futuro sindaco. Buona fortuna per Savona! Dica un nome, faccia un esempio a caso, di chi era stato scelto nel Pd senza meritocrazia ed ha “fallito”. Non vorrei personalizzare. Luca Del Bene, mi stava anche simpatico, ma non aveva alcuna preparazione. E’ diventato presidente della maggiore azienda pubblica, dopo l’Asl del Savonese, l’Acts. Cosa sia accaduto è noto. Non si tratta di azienda privata, dove rischia il titolare, i soci. Hanno pagato e pagano i contribuenti savonesi. Ricordo che mi espressi in termini preoccupati con Nino Miceli, ora grande riferente del partito nel ponente e lui secco, tranciante: <Del Bene sta facendo benissimo da presidente…>.Non c’è bisogno di ulteriori commenti. E un esempio di esponente “preparato”, chiamato alla carica di amministratore pubblico? Il geologo Alessandro Scarpati entrato a far parte della giunta provinciale, presieduta dall’avvocato Alessandro Garassini. Gli furono affidate le deleghe alla protezione civile, pianificazione di bacino, tutela della costa e degli arenili, risorse idriche, difesa del suolo. Fui la più convinta a battermi perché questo “compagno”, ottimo tecnico, fuori da tutti i giochi, fosse inserito nella squadra. Il partito non gradì e penalizzata per quello “sgarbo”. Eppure, da candidata alle Provinciali, nel collegio di Spotorno, raddoppiai i consensi, senza essere eletta. Ricorda chi, in quel periodo, contribuì maggiormente a danneggiare la “figura” del partito? Mi pare, salvo errori ed omissioni, che in segreteria c’erano De Cia, Del Bene, Ferraro, la Madini, Martino, Renato Zunino, Granero. Eravamo alle prese col “problema Viveri”, definiamolo così. Il “vulcano Viveri”, con tutto ciò che rappresentava, al di là degli esiti giudiziari (la verità reale e quella giudiziaria non sempre sono la vera fotografia dei fatti accaduti), finì per danneggiare il partito. Creare profonde lacerazioni, disorientare l’opinione pubblica, gli iscritti. E quello che lei ha considerato il migliore esponente del partito e pubblico amministratore? Sicuramente Graziano Mazzarello, sempre disponibile quando lo cercavi. Nel partito mi sono occupata, senza risparmio di energie, di tematiche ambientali. Rifiuti e discariche, soprattutto. Ebbene in questa veste trovavo in Mazzarello , lui che è stato anche vice presidente della giunta regionale, che è stato parlamentare, un attento e puntuale interlocutore. Nessuno possiede la verità in tasca, anche se bravi ed intelligenti. Qual è, in base alla sua esperienza politica, la prima lacuna di Savona? Posso sbagliarmi e spero di sbagliare. Occorre assolutamente separare la politica dagli affari. Solo chi vive in un certo contesto può rendersene conto. Gli altri sentiranno voci da bar, da corridoio, ma chi c’è dentro lo sa bene… Occorre, inoltre, dimostrare con atti e fatti che chi amministra sia una persona onesta, come si diceva della moglie di Cesare. Che non si scelga un posto, una carica, le definiscono poltrone, per arricchimento personale o per sbarcare il lunario. Terzo, non bastano l’onestà e la preparazione, la meritocrazia, bisogna sganciarsi dallo strapotere di certi funzionari che spesso si mettono di traverso, remano contro. Ha conosciuto un imprenditore savonese di cui può tessere le lodi? Personalmente ho trovato un’ottima persona, che si è comportato all’insegna della correttezza, pur nei reciproci ruoli, Maurizio Bagnasco. Ricordo che nel ’95, quando ebbi un primo incarico nel partito, decisi una ricognizione di tutte le discariche della provincia di Savona, per rendermi conto della situazione, in modo diretto. Ebbene, si arrivò a far visitare le discariche dalle scolaresche. L’educazione e l’informazione, inizia da scuola nelle società più civili, democratiche, evolute. Parla di una materia in cui c’è stato un fallimento quasi totale. La Provincia non è stata in grado di decidere. Nessuno vuole la discarica nella sua città, nel suo paese. La raccolta differenziata è ancora un’inezia. Chi non ci ha sicuramente rimesso, anzi, sono stati padroni e soci delle discariche. Pensi a Magliolo, a Vado, a Varazze. E’ vero, qui manca il decisionismo alla Canavese, per semplificare. Manca coraggio e volontà politica. Ognuno coltiva il suo orticello e non contribuisce alla coscienza, alla cultura ambientale. Il mio obiettivo era il termovalorizzatore e priorità assoluta alla differenziata. Con estremo rigore, a tappe obbligate, per tutti. Hanno prevalso quelli che definirei piccoli politicanti. Lo stesso Pd è in ritardo di dieci anni in molte scelte strategiche. Si continua a rincorrere ciò che divide, anziché ciò che può unire. Una sua testimonianza sul sindaco di Savona, Federico Berruti. Più tecnico che politico? Una caratura di spessore rispetto alla “corte” di palazzo Sisto IV. Ha chiesto una testimonianza, non un giudizio di merito. Me lo trovavo sempre, parlo del partito, con ruoli diversi. Spuntava come i funghi. Lo ricordo dai tempi della presidenza dell’Ips, insediamenti produttivi. Con vice presidente Dario Amoretti. Come sindaco, appare evidente che non ha avuto forza ed è stato condizionato pesantemente, nella scelta degli assessori. Inflazionati e molti palesemente impreparati. Faccio un nome. Luca Martino, nel partito non era neppure in grado di organizzarsi la sua giornata ed era stato scelto come “responsabile organizzativo”. Un unto dal signore, chiamato proprio da Berruti ad amministrare Savona. Scusi, ma non era la supersquadra di De Cia, colui che ha scelto di confluire nel Psi di Caviglia? E che forse si è già pentito? Parlo ancora da testimone diretto. De Cia è stato un buon segretario, onesto. Non mi risulta fosse nel giro degli affari, immobiliari soprattutto. Attribuisco la sua scelta, il cambio di casacca, ad una decisione disperata. Con un problemino che non è il caso di citare. Nel partito è stato soprattutto “tradito” proprio da Luca Martino, dopo che De Cia, sbagliando, l’aveva piazzato ovunque era possibile. Altro da dimenticare è Becce, compaiono quando ci sono nomine. Ricordo Massimo Fantoni. Si dirà che distribuisco pagelle senza avere autorità…. Rispondo che nel partito avevo prodotto 350 nuovi iscritti tra i cosiddetti “ecologisti”. Un patrimonio umano e culturale, sociale. Mi interessai delle problematiche dell’Acna, ora sta venendo fuori di tutto e di peggio. Finirà come sempre nel dimenticatoio. Ricevetti, all’epoca, anche minacce di morte. Posso testimoniare che mi trovai bene con Carlo Giacobbe, vice presidente della Provincia. Ha parlato di Viveri che non c’è più, ma tra i grandi “vecchi” del partito restano inossidabili, in auge, Alonzo, Busso… Alonzo? L’ho combattuto, me ne avevano parlato malissimo, nel partito ovviamente. Fui ingenua, non verificavo. Mi fidavo molto di Valeria Cavallo. La conclusione? Ad Alonzo, alla fine della storia, ho chiesto scusa. Con Armando Magliotto che scherzava prendendomi spesso in giro per le riunioni sull’ambiente, c’era stima reciproca. Molti giudizi, ma parla senza aver mai avuto un incarico amministrativo diretto. Verissimo, nel partito macinavo lavoro e restavo sempre un gradino sotto. Niente cariche pubbliche. E’ andata meglio alla squadra di cui facevo parte con Lunardon, Granero, Del Bene. Siamo cresciuti insieme, io però non avevo nessuno alle spalle. Sono stata anche fregata da un operatore finanziario che ora è rifugiato all’estero. Ho salvato solo la casa in cui abito. Ho sempre ammirato Aldo Pastore col quale ho avuto un buon rapporto ed era molto attivo nel gruppo “Ambiente Ulivo”. L’attuale assessore provinciale Filippi, allora nel gruppo Rete, mi attaccava spesso e volentieri. Quanto conta Giovanni Lunardon, considerato politico giovane e brillante. I risultati raggiunti, la devastante rottura con Bertolotto. Lunardon comanda davvero o subisce? Ricordo che ripeteva di essere un “doroteo”. Non so se posso giudicare, l’ho conosciuto come persona intelligente, colta, ma “ragazzo” della vecchia politica, molto meno riformista, innovatore di De Cia, con una differenza abissale nella preparazione culturale. De Cia, ricordo, ha avuto il coraggio di puntare su cinque giovani nello staff del partito. E qualcuno, come Granero, gli è stato molto vicino. Lunardon non è stato capace di “liberarsi” neppure dei Renato Zunino, di Giovanni Busso. Io mi facevo in quattro per fare le sottoscrizioni, ho smesso quando ho visto che qualcuno dal partito, invece, riceveva. Dispiace che il Pd non abbia saputo davvero rinnovarsi. Distinguere in modo netto i ruoli tra controllori e controllati. O carica pubblica, o carica di partito. Tutte e due non vanno bene, per evitare conflitti di interesse. Ultima domanda, non per importanza. Era condivisibile il ragionamento che AltraSavona esordiva senza annoverare ai suoi vertici, nel direttivo, nello staff, una donna, nonostante le molte iscritte. E possibilmente non fosse una scelta di “famiglia”. Ci parli della sua esperienza nel Pds-Ds-Ulivo. Si è sparlato tanto per le “veline” di Berlusconi, di amanti, regali e posti di governo, sottogoverno… Posso dire che a Savona, nel suo piccolo, qualche bella amante …ha fatto carriera? Occupa posti importanti. Ha potuto essere candidata con fortuna. Tuttavia non credo che questi “pettegolezzi” interessino più di tanto i cittadini. Le miserie umane, le passioni, il letto, l’alcova, risalgono alla notte dei tempi. Non sarà il massimo della politica e della pubblica amministrazione, conta assai di più insistere perché anche la donna abbia finalmente i ruoli che merita. Non mi pare che in provincia di Savona, tra i sindaci, presidenti di Provincia, presidenze di enti vari, ci siano molte rappresentati “rosa”. Nessuna donna sindaco è in carica nelle cittadine della Riviera. Si sbandiera “forza donne” a parole, negli annunci. Nei fatti restano rilegate a ruoli marginali. Ci sarà pure una ragione! Luciano Corrado
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