La parola d’ordine è incremento demografico. Il recupero di una popolazione
intorno agli 80 mila abitanti secondo il sindaco Berruti garantirebbe a Savona
la massa critica necessaria per tornare fra le città che contano. Lo
spopolamento subìto dal 1980 al 2001, ha indebolito Savona che solo negli ultimi
anni con il flusso migratorio ha dato segni di risveglio risalendo sopra i 62
mila abitanti. Per recuperare terreno secondo il sindaco bisogna avviare una
strategia per la costruzione di case popolari e alloggi di edilizia
convenzionata. Lo strumento naturale è quello del Piano regolatore che
l’amministrazione dovrà approvare entro il marzo 2009, dopo aver vagliato 500
osservazioni.
«Noi savonesi siamo troppo pochi - sostiene il sindaco - e i giovani ancora
meno. Una città che voglia porsi come capoluogo, come centro economico,
culturale, deve avere una dimensione che consenta di mobilitare una massa
critica minima di risorse finanziarie, umane, intellettuali. Se guardiamo alle
più avanzate realtà, ci accorgiamo che le città hanno un numero di residenti
significativamente maggiore di quello di Savona. Del resto, Savona nel 1981
aveva 75 mila abitanti, è arrivata nel 2001 ad un minimo di meno di 62 mila.
Nell’ultimo anno ha invertito la tendenza e oggi ne ha un po’ più di 62.000. Nei
prossimi 20 anni puntiamo a tornare a 75 mila abitanti». Aggiunge Berruti:
«Inoltre, siccome lo sviluppo di qualità si fonda su innovazione, è chiaro che
il motore dello sviluppo siano i giovani. L’inversione demografica significa
quindi attirare a Savona più giovani. Per invertire la tendenza demografica e
fare crescere e ringiovanire la città è centrale il tema della casa. La
difficoltà nell’accesso alla casa è il principale ostacolo per decidere di
vivere a Savona e per i giovani per creare un proprio nucleo familiare autonomo.
Il primo obiettivo del Puc è realizzare una politica abitativa inclusiva,
rilanciando i programmi di edilizia sociale e promuovendo accordi per abitazioni
a prezzo convenzionato».
Berruti entra nel dettaglio: «Proporremo al Consiglio comunale di accogliere
l’osservazione di Arte per realizzare un grande intervento di edilizia pubblica
di qualità, gradevole nell’impatto ambientale e con un mix di funzioni che eviti
i modelli dequalificanti dei quartieri dormitorio. La zona è la Papessa di
Mongrifone».
Aggiunge il sindaco: «Inoltre proporremo al Consiglio di prevedere quote
rilevanti di edilizia convenzionata nell’ambito delle operazioni di edilizia
privata, assicurando la destinazione di quote parti dell’edificato a condizioni
di accessibilità sociale per i ceti medi e i giovani». La prima zona individuata
è quella degli Orti Folconi.
Ieri intanto la Regione ha stanziato fondi per il recupero di 23 alloggi sfitti
da ristrutturare.