Da Savona può partire una politica nuova
IL SECOLOXIX
Marco Bertolotto
Il terremoto nella politica savonese - piccolo o grande che sia (ma io non credo vada sottovalutato) - può fornirci indicazioni per qualche considerazione generale. Innanzi tutto ci parla di una società in movimento, cui politiche al rallentatore non sono più in grado di stare dietro. In sostanza - è questo il problema che ho posto al Pd e alla maggioranza di centrosinistra nella Provincia di Savona - ricevendo come unica risposta il più sconsolante dei «non disturbare il manovratore». Ossia gli apparati che monopolizzano la discussione democratica, svilita ai riti "coperti" per pochi intimi. Un criterio che poteva andare bene (se mai è andato bene) nel passato, quanto suicida nel mondo di oggi. Un mondo dove tutte le strutture centralistiche sono diventate puri e semplici reperti giurassici: dalla grande fabbrica integrata alla burocrazia guardiana, al partito verticistico.
Capisco che una nomenklatura gramsciano-togliattiana, come quella ligure, sia terrorizzata dalla messa in discussione delle proprie consolidate credenze. Mi rendo conto che un partito come il Pd, nato per la sopravvivenza nazionale di tali nomenklature, preferisca mantenere la testa sotto la sabbia e cercare improbabili mediazioni collusive. Questo mi è chiaro. Non per questo sono pronto ad accettare di imprigionare una società al solo scopo di assecondare la sopravvivenza di un personale di partito a evidente rischio di estinzione.
Se la politica vuole davvero servire le donne e gli uomini concreti deve trasformarsi in qualcosa di profondamente diverso, che tenga conto dei bisogni e delle trasformazioni; sia a misura di una società lontana da quella semplice di prima.
Qualcuno parla di "società liquida", io preferisco dire "complessa". Una società in cui nessuno ha in tasca le ricette definitive. Mentre ognuno "sa qualcosa". Primo compito della politica è mettere insieme le tessere del mosaico. Per questo deve fare un bagno di umiltà imparando ad ascoltare, sapendo poi integrare le varie posizioni (idee, informazioni e sensibilità) in una proposta complessiva. Dunque una politica che nasce dal basso, dai luoghi della vita.
Prendiamo il caso del territorio savonese. Stiamo assistendo a una ripresa dello sviluppo che nasce dal porto e si estende all'entroterra. Lungo la costa, da ponente a levante, assistiamo a un creativo sforzo della imprenditorialità per lo sviluppo di un turismo moderno e di qualità. Una vecchia politica pretenderebbe di "mettere le braghe" a tale sviluppo, soffocandolo con le sue esigenze di "primato". La politica attuale se ne disinteressa, concentrata solo nei propri, sterili e autoreferenziali, giochi di potere. Una nuova politica, capace di ascoltare e indirizzare, dovrebbe svolgere una funzione di accompagnamento delle libere forze del lavoro e del mercato indirizzandole verso obiettivi di interesse generale.
Ma quello che sta avvenendo a Savona lo possiamo ritrovare esattamente anche nel quadro nazionale. C'è un estremo bisogno di innovazione politica, perché c'è bisogno di politica. C'è un estremo bisogno di sviluppo, purché al servizio di politiche della vita (dare a tutti le possibilità materiali di realizzare personali progetti di vita).
Il "caso Savona" deve trasformarsi in un vero e proprio "laboratorio Savona", per contribuire a individuare le logiche e i modi dell'agire pubblico a misura dei tempi in cui viviamo. Lasciando perdere le interessate invettive contro un mostro immaginario chiamato antipolitica: le donne e gli uomini sono inviperiti per i comportamenti di politici, non per un'idea astratta di politica.
Azzardo che queste potrebbero essere le considerazioni preliminari di un manifesto per la rifondazione della democrazia nel nostro Paese. Dal basso e, per quanto ci riguarda, dai luoghi del nostro Nord Ovest.
Marco Bertolotto è presidente della Provincia di Savona.


16/06/2008