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Marco Bertolotto
Il terremoto nella politica savonese - piccolo o grande che
sia (ma io non credo vada sottovalutato) - può fornirci
indicazioni per qualche considerazione generale. Innanzi
tutto ci parla di una società in movimento, cui politiche al
rallentatore non sono più in grado di stare dietro. In
sostanza - è questo il problema che ho posto al Pd e alla
maggioranza di centrosinistra nella Provincia di Savona -
ricevendo come unica risposta il più sconsolante dei «non
disturbare il manovratore». Ossia gli apparati che
monopolizzano la discussione democratica, svilita ai riti
"coperti" per pochi intimi. Un criterio che poteva andare
bene (se mai è andato bene) nel passato, quanto suicida nel
mondo di oggi. Un mondo dove tutte le strutture
centralistiche sono diventate puri e semplici reperti
giurassici: dalla grande fabbrica integrata alla burocrazia
guardiana, al partito verticistico.
Capisco che una nomenklatura gramsciano-togliattiana, come
quella ligure, sia terrorizzata dalla messa in discussione
delle proprie consolidate credenze. Mi rendo conto che un
partito come il Pd, nato per la sopravvivenza nazionale di
tali nomenklature, preferisca mantenere la testa sotto la
sabbia e cercare improbabili mediazioni collusive. Questo mi
è chiaro. Non per questo sono pronto ad accettare di
imprigionare una società al solo scopo di assecondare la
sopravvivenza di un personale di partito a evidente rischio
di estinzione.
Se la politica vuole davvero servire le donne e gli uomini
concreti deve trasformarsi in qualcosa di profondamente
diverso, che tenga conto dei bisogni e delle trasformazioni;
sia a misura di una società lontana da quella semplice di
prima.
Qualcuno parla di "società liquida", io preferisco dire
"complessa". Una società in cui nessuno ha in tasca le
ricette definitive. Mentre ognuno "sa qualcosa". Primo
compito della politica è mettere insieme le tessere del
mosaico. Per questo deve fare un bagno di umiltà imparando
ad ascoltare, sapendo poi integrare le varie posizioni
(idee, informazioni e sensibilità) in una proposta
complessiva. Dunque una politica che nasce dal basso, dai
luoghi della vita.
Prendiamo il caso del territorio savonese. Stiamo assistendo
a una ripresa dello sviluppo che nasce dal porto e si
estende all'entroterra. Lungo la costa, da ponente a
levante, assistiamo a un creativo sforzo della
imprenditorialità per lo sviluppo di un turismo moderno e di
qualità. Una vecchia politica pretenderebbe di "mettere le
braghe" a tale sviluppo, soffocandolo con le sue esigenze di
"primato". La politica attuale se ne disinteressa,
concentrata solo nei propri, sterili e autoreferenziali,
giochi di potere. Una nuova politica, capace di ascoltare e
indirizzare, dovrebbe svolgere una funzione di
accompagnamento delle libere forze del lavoro e del mercato
indirizzandole verso obiettivi di interesse generale.
Ma quello che sta avvenendo a Savona lo possiamo ritrovare
esattamente anche nel quadro nazionale. C'è un estremo
bisogno di innovazione politica, perché c'è bisogno di
politica. C'è un estremo bisogno di sviluppo, purché al
servizio di politiche della vita (dare a tutti le
possibilità materiali di realizzare personali progetti di
vita).
Il "caso Savona" deve trasformarsi in un vero e proprio
"laboratorio Savona", per contribuire a individuare le
logiche e i modi dell'agire pubblico a misura dei tempi in
cui viviamo. Lasciando perdere le interessate invettive
contro un mostro immaginario chiamato antipolitica: le donne
e gli uomini sono inviperiti per i comportamenti di
politici, non per un'idea astratta di politica.
Azzardo che queste potrebbero essere le considerazioni
preliminari di un manifesto per la rifondazione della
democrazia nel nostro Paese. Dal basso e, per quanto ci
riguarda, dai luoghi del nostro Nord Ovest.
Marco Bertolotto è presidente della Provincia di Savona.
16/06/2008
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