Il 16 marzo 1978 di Sergio Giuliani
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Da una canzone di Ivan Della Mea |
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A Savona tirava un vento cane che sbatacchiava le finestre e pareva spogliare i passanti,ma il cielo era netto e chiaro. Il collega che entrava alla quarta ora durante l’intervallo aveva diffuso la notizia nel vasto corridoio del quarto piano: la scorta dell’onorevole Moro era stata annientata (un brigadiere, Zizi, era ancora vivo e si sperava che…,ma purtroppo non ci fu nulla da fare) e lui rapito. Restammo tutti turbati,come sospesi ed incapaci di credere. Raggiungemmo le nostre case alle tredici e trenta e fu conferma. l pomeriggio alle sedici si fu tutti in piazza Sisto,perché c’era bisogno di sentirsi,insieme,meno sbigottiti. Arrivarono prime le bandiere del Pci; solo dopo quelle biancoscudate della Dc. Malgrado il chiasso mediatico, presi coscienza dell’accaduto soltanto due sere dopo, quando apparve la foto di Moro, così fuor di posto scamiciato e sotto l’orribile, mostruosa e storta stella br. Capii allora che una certa Italia stava finendo e che era il secondo tragico “colpo al cuore” dopo Piazza Fontana, nove anni prima. Fui anch’io risucchiato da un transfert di pietà e di rabbia: io che ce l’avevo da sempre coi democristiani e coi tatticoni alla Moro mi ribellavo a una rete vischiosa che mi stava cadendo addosso, a me e a tutti. Ancora adesso continuo a “vedere” il volto di Moro in quella foto, tragico perché sereno e di una mitezza di cui non sono mai stato capace. Messaggi, lettere, comunicati veri e falsi erano dappertutto. Persino Prodi, che ho avuto occasione di rispettare e di ammirare come reggitore, in anni vicini a noi, della cosa pubblica, si lasciò andare ad un esoterico “piattino” che diede:”Gradoli” (???). Moro era dovunque, in tutte le azioni di quelle giornate stranite in cui si cominciò a discutere scioccamente tra “scambisti” e apocalittici. Moro “torturato”,”drogato”, costretto a rivelare segreti scandali (che avevano cominciato a tangere la Dc) e strategie statunitensi in Italia; Moro di cui non si sapeva cosa si sarebbe fatto una volta “liberato”. La linea del “resistere”, se ben ricordo, mosse dal Pci e vinse tentennamenti democristiani: gran parte del Psi, se ben ricordo, era più morbida e trattativista. Ci fu persino chi se la prese con Paolo VI perché aveva usato, nel suo appello, l’espressione “uomini delle brigate rosse”. | |
![]() | Discutemmo di “fermezza” e intanto non si arrivava a nulla sul piano delle indagini. C’era una strana aria, come di rimozione del “caso” prima che fosse concluso nel modo che sappiamo. Lo capiva benissimo il prigioniero che scriveva lettere chiarissime per chi voleva leggerle, tanto che di molte si vietò la diffusione e la giornaleria parve accordarsi per non pubblicare lettere e comunicati che riguardassero un uomo palesemente sminuito nelle sue facoltà |
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Discutemmo di quale abito indossare, senza curarci della salute del soggetto da vestire. E lo “stato” ci apparve stranamente duro e intransigente nei propositi quanto inefficace e maculato di infiltrazioni nella condotta pratica delle ricerche. Noi leggemmo le lettere di Moro con il rispetto e lo sgomento che meritavano; a nessuno sfuggì l’equivoco comunicato n° 7 con cui si mandò mezzo esercito a bucare il ghiaccio del lago della Duchessa…..Secondo noi, Moro combattè una sottile, lucida e disperata battaglia fino all’ultimo e seppe di morire due volte; una sotto gli spari e l’altra “mollato” dalla politica che, in pubblico, piangeva e in privato lo considerava un fastidio da curare (o da far curare) radicalmente. Bene ha fatto un ottimo giornalista come Augias a rioccuparsi recentemente del caso. E’ giusto non fare dietrologie, non vedere la Cia e il Kgb sempre sulla soglia di casa nostra, ma è pur vero che, come in tutti i drammatici eventi della recente storia italiana, c’è un pesante vuoto di verità, una mancanza di coraggio delle indagini che finiscono quasi subito contro i muri di gomma. Ma è chiaro che: a) le br non miravano ad estorcere “segreti” da un uomo che pure conosceva tutto o quasi della politica: altrimenti ne saremmo stati invasi: allora, come sostengono i limitatori alla Cossiga, cercavano solo clamore attraverso il bersaglio più esposto fra quelli che “contavano”? b) lettere di Moro dalla prigionia non ancora rese note oggi e il “diario” trovato per caso anni e anni dopo dietro un copricalorifero, dopo perquisizioni scientifiche: ancora casualità e veniale sciatteria? Pare, a noi che c’eravamo, e pieni di interesse politico, allora, quello che è stato volutamente spezzato, fino al leghismo o al berlusconimarket di oggi, che ci sia ancora verità vera da conoscere, al di là delle mitragliette di Braghetti , Moretti e Gallinari. I politici che piansero allora o si sono portati la loro rinuncia alla verità nella tomba o sono, oggi, crudelmente pervicaci e meritano allora che si dia loro decisa e piena battaglia. Niente cerimonie, fuor di verità! Sergio Giuliani | |