La rubrica di Gloria Bardi AUGURI Per la terza volta (o forse sbaglio i conti?) è girata per me la ruota di Trucioli Savonesi, e siamo di nuovo agli auguri. Siamo di nuovo all’atmosfera natalizia col suo bello e col suo brutto, con la sua indubbia valenza affettiva e con la sua altrettanto indubbia banalità. Il correlativo oggettivo del bello è la statuina del presepe o la pallina di natale, quella che chissà da quanto tempo faceva parte dei riti familiari, quella che emergeva ogni anno dallo scatolone che tuo padre tirava giù dal solaio, quella che magari non c’è più ma che resta appesa al ramo della memoria infantile. Quella che cerchi tra le tante palline che ti volteggiano attorno dai negozi o dalle decorazioni a soffitto delle pizzerie, nella scatola che ora sei tu a tirare fuori dal sottotetto. Anzi: sono le tue figlie, più operative di te. Insomma il bello sta in qualcosa di assente. Che c’è stato e che non c’è più, se non nell’emozione di una ricordanza. Il bello è quello che ti trovi dentro. Il brutto? La scelta è ampia: basta guardarsi attorno, ma da diversi anni direi che tocca a loro: i terribili babbinatale che si arrampiacano sulle case. Se devo dirla tutta, non mi piace nemmeno il materializzarsi di quella che è una bella illusione infantile in un parente disposto alla mascherata, che bussa a mezzanotte e fa la passerella coi baffi posticci e il vestito della coca cola, parlando a monosillabi per non farsi riconoscere. Solo agli adulti può venire in mente che per dare consistenza a un sogno bisogna dargli realtà. La verità di Babbo Natale o La Befana o perfino il Topolino che paga i denti è ancora una volta la verità dell’assenza ed è l’assenza il dono che i nostri figli meritano, il vuoto colmo di significazione, uno spazio capace di essere legato e nello stesso momento discontinuo rispetto al resto della vita quotidiana. Lo zio che veste extra-large quest’anno lasciamolo brindare nel suo panciotto e magari, se proprio lo vogliamo, facciamo ciò che fanno in certi paesi contadini: lasciamo sul tavolo un po’ di vino e un biscotto, come realtà su cui l’assenza possa lasciare una traccia non ridondante. Ma, tornando agli arrampicatori, quest’anno pare che siano stati incriminati: non tanto perché ci si nascondevano in mezzo ladri veri che coglievano l’attimo ma perché alcuni sono risultati tossici, oltreché “made in China”. E comunque tossici lo erano già, però a danno dell’immaginazione. Se proprio devo stanarne la forza evocativa, i babbonatale cinesi e rampichini mi fanno venire in mente Prodi, che da Fabio Fazio rivendica il fatto di non aver ricevuto il Dalai Lama con le parole: “la Ragion di Stato esiste!”. Ecco: invece che “Tu scendi dalle stelle” e similari, immagino quei babbinatale che, al passaggio, si voltano di scatto e ripetono all’unisono “la Ragion di Stato esiste”. Un incubo. Ma ho parlato di un canto che da sempre si lega alle atmosfere di fine dicembre e che posso ammettere, senza troppe sottigliezze, nel bello…mentre relego nel pessimo quella invadente idiozia in cui i CIV , le ASCOM, gli ASSESSORATI al turismo e simili sono tanto orgogliosi di avvilupparci: gli altoparlanti che, specie a Natale e in estate, trasformano ogni cittadina in un brulicante carillon o in un film. Ma per carità!!! Cosa abbiamo fatto di male perché ci venga estorto il silenzio? Quello in cui ascoltiamo le parole di dentro o il bisbiglio di un amico, che si ripara sotto al nostro ombrello, magari dalla neve, oppure spiamo i saluti che sfuggono dai crocchi i persone accanto ai quali ci conduce il nostro passo capace di adagi e di allegri, come la nostra interiorità quando non viene violentata dalle ragnatele appiccicaticce della filodiffusione imposta. Cari commercianti, politici ecc.: non trattateci come pesci d’acquario, lasciateci almeno un po’ di dignità! Ecco quindi il mio dono di Natale ai lettori di Trucioli, ammesso che lo vogliano accogliere: il senso magico dell’assenza, la grazia di una sottile nostalgia e la raccolta illuminazione del silenzio. Auguri. Gloria ![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
FOGLI MOBILI 
