Afrodite o Galatea sulla valva di una conchiglia

Tra la fine del settecento e primi anni del secolo successivo le plastiche da tavola in biscuit venivano replicate dalle manifatture savonesi di ceramica (Giacomo Boselli, Giuseppe Robatto e successori) in un numero assai limitato di esemplari, per una ridotta committenza di prestigio e censo.
Si assiste invece alla produzione, con gli stessi stampi utilizzati per il biscuit o mediante l’impiego di calchi, di repliche in altri materiali, soprattutto terraglia lasciata allo stato di biscotto o coperta da una consistente vetrina trasparente (a imitazione della porcellana bianca), dai costi più accessibili, in grado di trovare collocazione anche sul mercato della borghesia locale. In alcuni casi gli stessi soggetti erano replicati anche in terracotta verniciata in bruno-nero di manganese, cioè in un materiale ancora meno pregiato, ma in grado di richiamare il gusto del “black basalt” di Wedgwood o dei bronzetti che le fonderie romane preparavano per i viaggiatori del “grand tour”.
Nell’ambito del catalogo della recente mostra “Tavole di re , dogi e borghesi” tenutasi nel 2008 tra Savona, Vado Ligure e le due Albissole, è stato posto in rilievo il ruolo preminente avuto nella realizzazione delle repliche in terraglia delle manifattura di Marcenaro e Palladino( quest’ultima forse attiva anche nella produzione di terracotta nera). Questa ripetizione seriale del medesimo modello per rispondere all’esigenza del mercato locale, se da un lato costituisce un inderogabile limite della nostra produzione, dall’altro ne configura una caratteristica tale da poter essere utilizzata per una conferma della origine savonese di alcuni gruppi plastici unitamente all’esame delle poche fonti scritte, agli aspetti stilistici e, ove possibile, all’analisi dei materiali.
Il gruppo che rappresenta Afrodite nell’atto di sorgere dalle acque tra la spuma del mare sulla valva di una conchiglia accompagnata da putti e delfini (ma il soggetto potrebbe anche essere identificato come Galatea che dirige con la mano destra il suo cocchio marino) è stato ampiamente studiato: si conoscono due differenti versioni biscuit, con limitate ma significative varianti, che per chiarezza dell’nomineremo tipo I e tipo II. Entrambe le versioni sono state presentate nell’ambito della recente mostra savonese. Del tipo II sono conosciuti due esemplari, uno praticamente completo, già altrove pubblicato, l’altro, presente in mostra, mancante dell’avambraccio adesso di Afrodite. Questo esemplare è stato sottoposto ad analisi archeometriche dal Dip. Te. Ris. dell’Università di Genova, mediante difrattometria di raggi X  per polveri e microscopia elettronica associate a micro analisi, i cui risultati hanno fornito interessanti elementi per la conoscenza dei materiali impiegati e delle temperature raggiunte in cottura.
Un gruppo con Afrodite (o Galatea) non è tuttavia ricordato dal alcuna fonte antica, anche se gli esemplari pervenuti sono da sempre concordemente attribuiti a manifattura savonese (forse quella di Giuseppe Robatto). Cosa mancava dunque per una sicura collocazione nel nostro ambito di produzione?  La ripetizione seriale del modello in altro materiale, secondo le consolidate procedure savonesi.
E con particolare soddisfazione, che prescinde quindi dalla semplice importanza artistica dell’oggetto, che sono in grado di rendere nota una replica in terraglia bianca verniciata di Afrodite (tipo II), ricomparsa recentemente sul mercato antiquario e fatta proprio da un accorto collezionista Savonese. Si tratta di una replica di bella qualità, anche se, come sempre accade, la delicatezza di modellato presenta dal prototipo in nudo biscuit perde un poco di definizione per lo spessore del rivestimento di vetrina sulla terraglia.
Renato Giusto

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